Fondazione Ant

Pannuti: «Sanità integrata pubblico e privato non profit, che sia per tutti»

8 Aprile Apr 2014 2019 08 aprile 2014

La presidente della Fondazione Ant, Raffaella Pannuti, è intervenuta oggi agli Stati generali della Salute a Roma. Presentando l'esperienza di Ant ha invitato all'integrazione tra pubblico e privato non profit. L'intervento

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La presidente della Fondazione Ant, Raffaella Pannuti, è intervenuta oggi agli Stati generali della Salute a Roma. Presentando l'esperienza di Ant ha invitato all'integrazione tra pubblico e privato non profit. L'intervento

“I servizi territoriali in rete vicini al cittadino” questo il titolo della sessione degli Stati generali della Salute, indetti dal ministro Lorenzin, che ha visto l’intervento della presidente di Fondazione Ant Italia onlus. Raffaella Pannuti, nell’intervenire oggi a Roma ha presentato l’esperienza di Ant ed evidenziato la necessità di superare la contrapposizione tra privato non profit e pubblico per una sanità sostenibile.

Raffaella Pannuti ha aperto il suo intervento con una provocazione: «sono contraria ad una sanità pubblica per pochi - ed è purtroppo questo l'effetto delle azioni messe in atto negli ultimi anni - e sono per una sanità integrata pubblico e privato non profit, che riesca però a raggiungere tutti i cittadini».

Questo il seguito dell’intervento della presidente di Ant

«Capisco di essere provocatoria, ma dobbiamo smettere di enunciare dal centro del paese il principio di sussidiarietà, per poi trovare a livello regionale questo stesso principio declinato in modi diversi, molto spesso in maniera restrittiva.

Quello che io posso testimoniare oggi dal mio osservatorio - guido la più ampia realtà non profit nell'assistenza medica specialistica domiciliare ai malati di tumore, con 4.000 pazienti assistiti ogni giorno in 9 regioni italiane da 400 professionisti che lavorano per la nostra Fondazione - è che troppo spesso i politici regionali, e ancora di più i dirigenti delle Asl, nonostante non riescano a garantire un servizio sanitario in linea con i Lea, non accettano di mettere in rete le organizzazioni non profit, soprattutto adesso che molte di queste sono riuscite ad intercettare meglio e più rapidamente i bisogni dei Malati (siano essi anziani, disabili, persone con problemi psichici oppure vittime di violenze). Tutto ciò continuando a perseverare in bilanci negativi, sicuri di un ripianamento dal centro senza pretesa di contropartita.

Perché accade questo? Perché non vedere nella collaborazione con il non profit la possibilità di liberare risorse per altri settori della sanità pubblica - come ha ribadito anche molto di recente il ministro Lorenzin ("Sulla sanità risparmi sono ancora possibili. Fino a 10mld, ma quei soldi devono essere reinvestiti nel settore") - o come esempi di innovazione di sistema e di modelli, ma piuttosto, in modo molto miope, identificare nella collaborazione con il non profit una loro sconfitta, interpretando il sistema pubblico come se solo il pubblico potesse erogare servizi? Alla base c'è un'idea distorta della sussidiarietà. Un'idea che vede il privato non profit o l'impresa sociale un soggetto di cui lo stato, nelle sue articolazioni, non può farne a meno, ma solo nelle situazioni di emergenza o di scarsità di risorse. Una realtà che non viene, dunque valutata se sa fare bene, ma in modo più efficiente, le cose di sua competenza nella normalità. Perché si presume che il servizio veramente pubblico sia solo quello fornito dallo stato. La sfida, innanzi tutto culturale, sta dunque nel superare la contrapposizione/concorrenza tra privato non profit e pubblico, inteso come stato, quindi rendere concreti e qualitativamente omogenei in tutte le diverse realtà del Paese gli standard delle prestazioni sanitarie e assistenziali. E solo sulla base di questi requisiti decidere chi fa e che cosa.

Nei prossimi anni, come del resto sta già succedendo, aumenteranno in maniera esponenziale gli anziani e ancora di più aumenteranno gli anziani con invalidità, ma è un chiaro segnale che aumenterà anche la povertà implicita in quanto le pensioni e le pensioni di invalidità non saranno in grado di coprire i costi della non autosufficienza.

E allora? Quali risposte dare? Sicuramente il non profit e la domiciliarità dei servizi sono le due grandi sfide che caratterizzeranno la sanità del domani.

Io sono contro i tagli lineari della sanità (Sappiamo quanti posti letto sono stati tagliati? Sappiamo quanto personale negli ospedali è andato in pensione e non è stato sostituito? Sappiamo quanto sono intasati i pronto soccorsi?).

La Fondazione Ant - con 100.000 sofferenti di tumore assistiti in 35 anni, grazie a risorse che provengono per oltre l'80% dalle donazioni di privati cittadini, e non dal pubblico - rappresenta una storia importante anche per il futuro dell'assistenza domiciliare. Troppo spesso, anche nelle situazioni per noi migliori in termini di rapporti, mi sento dire che il nostro personale sanitario ha fatto un buon lavoro, continuando però a tenerci in una sorta di campana di vetro: noi invece, forti della nostra esperienza e dei nostri risultati, non abbiamo timore di confrontarci con le altre realtà pubbliche e non profit, perché solo attraverso un confronto costruttivo e scevro da ideologismi possiamo veramente costruire la sanità del futuro».