storie di pasqua

Il giornalista finto povero e lo scoop che diventa boomerang

21 Aprile Apr 2014 1153 21 aprile 2014

In Gran Bretagna un cronista del Mail On Sunday si finge disoccupato e ottiene un pacco di aiuti alimentari dalla più grande Food Bank del paese. Subito il giornale sbraita contro i controlli inesistenti per smascherare gli impostori, ma la gente la pensa in un altro modo, e le donazioni alla charity fanno boom

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In Gran Bretagna un cronista del Mail On Sunday si finge disoccupato e ottiene un pacco di aiuti alimentari dalla più grande Food Bank del paese. Subito il giornale sbraita contro i controlli inesistenti per smascherare gli impostori, ma la gente la pensa in un altro modo, e le donazioni alla charity fanno boom

In questi giorni in Inghilterra non si parla d'altro: è vero che la maggior parte dei “poveri” che si rivolgono alle Food banks (i banchi alimentari) sono impostori che si fingono in miseria per avere cibo gratis? Il sospetto è venuto ai tantissimi che hanno letto l'inchiesta, uscita proprio il giorno di Pasqua, condotta in incognito da un giornalista del Mail On Sunday, Ross Slater (nella foto).
Il cronista si è recato in uno dei 3500 sportelli sociali pubblici che offrono consulenza per qualunque bisogno, e ha sostenuto un colloquio con una funzionaria che gli ha chiesto di riempire un modulo in cui autocertificava la propria situazione: senza lavoro, con due figli da mantenere, e un disperato bisogno di aiuti alimentari. Detto, fatto: senza bisogno di documenti ufficiali, sottolinea il Mail On Sunday, come codice fiscale, dichiarazione dei redditi, lettera di licenziamento o altro, al giornalista vengono consegnati dei voucher validi per ritirare cibo presso diverse organizzazioni caritatevoli.
Il prode Slater quindi procede, e riesce a ottenere in tre giorni dal Trussell Trust (la più grande organizzazione che distribuisce cibo ai poveri in Gran Bretagna) una spesa del valore di quasi 40 sterline. Conclusione del servizio: le Food Bank non fanno controlli, aiutano chiunque, anche chi non ne ha alcun bisogno, e quindi indirettamente alimentano altri mercati, come quelli dell'alcol e del gioco d'azzardo. Non solo: il quotidiano mette in dubbio anche la veridicità dei dati diffusi dalla charity, che ha segnalato come nell'ultimo anno le richieste di aiuto siano aumentate del 163%, sostenendo che a questo numero occorre “fare la tara” al netto degli impostori.
Opposte e accesissime, come era facile prevedere, le reazioni dei lettori; e se i due commenti più votati sul sito del giornale sono in linea con la tesi del giornalista, migliaia di voti sono andati a commenti che sottolineavano come gli approfittatori siano da mettere in conto in qualunque sistema gratuito, e che comunque “meglio un bugiardo aiutato in più che dieci affamati lasciati a se stessi”.
La prova che l'inchiesta si sia rivelata un boomerang si è avuta però su un altro fronte, quello del fund raising: il Trussell Trust ha infatti visto, nelle ore successive alla pubblicazione dell'articolo, un autentico boom di donazioni sul proprio sito: alle nove di sera del giorno di Pasqua il totalizzatore aveva raggiunto le 30mila sterline per 2700 donatori, contro le 250 donazioni raccolte da gennaio al 19 aprile; a oggi la quota sfiora le 40mila sterline per oltre 3500 donatori. Insomma, un successone. Alla faccia del Mail On Sunday.