L'appello

Per i missionari rapiti in Camerum

22 Aprile Apr 2014 1929 22 aprile 2014

L’Arena di Pace di Verona invoca la liberazione di don Gianantonio Allegri, don Giampaolo Marta e la suora Gilberte Bussier

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L’Arena di Pace di Verona invoca la liberazione di don Gianantonio Allegri, don Giampaolo Marta e la suora Gilberte Bussier

Il prossimo 25 aprile a Verona, nel corso dell'Arena di Pace e Disarmo, la richiesta di pace per i 35 conflitti oggi presenti nel mondo è uno dei motivi affinchè il “popolo della Pace” chiama a raccolta, con le parole di Papa Francesco: “La guerra è il suicidio dell’umanità”.

Partendo dalla Liberazione dalla dittatura e dalla guerra, ma considerando che la liberazione dagli armamenti e dagli eserciti che rendono possibili le guerre attuali a future, c’è la necessità di proseguire la resistenza, che oggi si chiama nonviolenza.

L'Arena di Pace e Disarmo 2014 prosegue la tradizione delle “Arene di pace” convocate dal 1986 al 2003 dai “Beati i costruttori di pace”, è stato sempre presente anche Gianantonio Allegri, che insieme a Giampaolo Marta, sacerdoti di Vicenza, e la suora canadese Gilberte Bussier, sono stati rapiti da uomini armati nella notte di venerdì 4 aprile, nella diocesi di Maroua, nel nord del Camerun.

Don Giampaolo, 47 anni, una vita dedicata ai giovani, gli studenti del seminario vescovile di Vicenza prima e, dal 2004, i ragazzi della parrocchia di Tchère. Generazioni di giovanissimi da formare, secondo i principi della fede cristiana, a Vicenza come in Africa. Non c'è differenza per don Giampaolo, che proprio per i suoi ragazzi aveva scelto, quasi dieci anni fa, di abbandonare la tranquilla vita seminariale per trasferirsi nel continente africano per dedicarsi all’impegno pastorale ed educativo, negli atelier, i laboratori, come quelli di saldatura e falegnameria, il granaio comunitario e il mulino elettrico, una scuola frequentata da oltre settecento ragazzi provenienti anche da luoghi distanti chilometri...

Ho lavorato con don Gianantonio, 57 anni, detto amichevolmente Toni, nella commissione “Giustizia e Pace” della Parrocchia San Clemente di Valdagno (Vi), da lui fondata (1987-1991) che aveva aggregato tanti giovani sui temi della mondialita’. Ricordo con emozione tante iniziative di pace come il controllo del mandato elettorale “Democrazia e’ Partecipazione”, contro le armi nucleari della Base Nato a Vicenza, la campagna “Contro la fame, cambia la vita”, l’Oratorio tutto colorato con le bandiere della pace “L’Italia Ripudia la Guerra” della prima guerra nel Golfo del 1991.

Costruttori di pace nel dialogo con l’Islam
Alla vigilia della sua partenza per la diocesi africana di Maroua, don Gianantonio aveva avuto modo di spiegare le ragioni della sua missione: «La prima urgenza resta quella di dare solidità alla fede. L’evangelizzazione si sta ulteriormente spingendo verso le montagne, tra le popolazioni Mofu, dove il culto è animista: un bel traguardo in quei luoghi così legati alla tradizione. La Chiesa locale punta sul binomio “Vangelo e sviluppo” ed in tal senso noi ci stiamo muovendo, senza forzature e con rispetto, promuovendo il ruolo dei laici e del clero locale».

Don Gianantonio ama profondamente la collegialità, la Chiesa in comunione con un arcipelago di esperienze pastorali trasformate in un laboratorio permanente di pacifismo cattolico, con l’esperienza dei preti operai, del cooperativismo che continua ancor oggi con l’impegno di vari sacerdoti vicentini e delle famiglie nella campagna NO al Dal Molin.

Don Maurizio Mazzetto, compagno di seminario di Don Toni e animatore Pax Christi in diocesi, spiega che: “Nonostante le paure e le prudenze non evangeliche che talora sono emerse nella Chiesa locale, le questioni legate, soprattutto, al tradimento della democrazia, alla militarizzazione dei territori, agli armamenti e alle guerre, alle spese militari a danno dei poveri della terra, e, dall'altra parte, alle ricerche inerenti le vie alternative per un mondo democratico, giusto e pacifico, siano accresciuti nella coscienza ecclesiale della Diocesi, proprio come impegno imprescindibile di tutti i cristiani di fronte al compimento del sogno di Isaia, che è lostesso sogno di Dio e del suo popolo sparso sulla terra”. Don Maurizio Mazzetto mi racconta che “delle vecchie arene io fui promotore e organizzatore, essendo tra i fondatori – con don Albino Bizzotto, Alex Zanotelli, ecc - di Beati i costruttori di pace, in cui coinvolsi anche don Gianantonio, poichè lo vedevo sensibile, come anche lo coinvolsi nell'obiezione di coscienza alle spese miitari, ossia l'«obiezione fiscale»...

Preoccupazione per il rapimento
Secondo fonti della diocesi di Vicenza, di cui Allegri e Marta fanno parte, due gruppi di uomini armati a bordo di auto hanno fatto irruzione intorno alle due di notte nelle case dei sacerdoti e delle suore, hanno messo a soqquadro tutto e portato via i tre religiosi.

Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che stanno diffondendo morte e terrore (secondo Amnesty International nei primi tre mesi dell'anno ha già ucciso 1.500 persone) nel loro paese di origine ma che nel confinante Camerun dove possono contare su simpatizzanti, basi logistiche e campi di adestramento, utilizando anche bambini soldato. I confini tra i due paesi sono porosi e le infiltrazioni terroristiche (accompagnate dalla corruzione) attraversano facilmente i territori.
Un triangolo di terra camerunense incuneato tra l’Est della Nigeria (dove Boko Haram ha le sue basi spesso attaccate dall’esercito di Abuja) e il Sudovest del Ciad, dove operano altre formazioni qaediste. Una regione di “confluenza” tra movimenti che si ispirano al jihad e che da tempo hanno stretto forti legami: è ormai, infatti, provato il punto di congiunzione tra Boko haram, al-Qaeda per il Maghreb islamico (che opera più a nord) e i fondamentalisti somali di al-Shabaab.

Nel 2013, la stessa organizzazione islamista aveva rivendicato il rapimento di un prete e di una famiglia francese nella stessa area, padre Georges Vandenbeusch e la famiglia Moulin-Fournier, poi tutti rilasciati 3 mesi dopo.

Mons. Philippe Stevens, vescovo francese uscente di Maroua, noto per le sue posizioni di apertura al dialogo interreligioso, da sempre indefesso propugnatore della pace tra le religioni, del dialogo, della convivenza fraterna, ha sempre appoggiato i missionari vicentini e una opzione preferenziale per i poveri ispirata nella spiritualita’ di Charles de Foucoult, e´ fiducioso: “Da quando sono qui i rapporti tra cristiani, musulmani e appartenenti alle religioni tradizionali sono sempre stati ottimi, non solo di rispetto reciproco, ma anche di amicizia e collaborazione”.

Il Vescovo di Vicenza Monsignor Pizziol è “particolarmente turbato e affranto per il rapimento dei due sacerdoti e invita tutta i preti, le religiose e i fedeli alla preghiera”. Proprio nel gennaio scorso aveva realizzato uma visita in Cameroun, “sentendosi fiero per la presenza e l’opera di questi sacerdote e di queste consacrate missionarie della Divina Volonta, che dilatano la vocazione missionaria della Chiesa di Vicenza attraverso la cooperazione con la Diocesi di Maroua – Mokolo, più povera di presbiteri e di religiose, di mezzi economici, di strutture, ma tanto disponibile e desiderosa di accogliere il Vangelo di Gesù Cristo”.

Il prelato ha inoltre aggiunto che “si comprende benissimo il favore e l’accoglienza di cui godono i nostri sacerdoti e le nostre suore, che riescono a portare sollievo e speranza a questi fratelli e sorelle, nell’annuncio di una Parola capace di cambiare il cuore delle persone e di dare forza per reagire ad ogni ingiustizia e fatalismo, nella prospettiva della costruzione di un mondo nuovo, più solidale e più giusto”.

Sono molte le ragioni affinche’ l’Arena di Pace di Verona invochi la liberazione di don Gianantonio Allegri, don Giampaolo Marta e la suora Gilberte Bussier.