il nodo dell'efficacia

Caro non profit, se vuoi i miei soldi dimmi se servi o no

29 Aprile Apr 2014 1105 29 aprile 2014

Basta con gli appelli generici o la vetrina del "quanto siamo bravi". Se le associazioni del terzo settore vogliono veramente ricevere aiuti e fondi devono poter misurare e dimostrare i loro risultati concreti nel tempo. Lo dice a Ted Talk il capo della struttura voluta da Obama per finanziare il non profit. Ma solo quello che cambia veramente la vita delle persone

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Schermata 2014 04 29 Alle 10
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Basta con gli appelli generici o la vetrina del "quanto siamo bravi". Se le associazioni del terzo settore vogliono veramente ricevere aiuti e fondi devono poter misurare e dimostrare i loro risultati concreti nel tempo. Lo dice a Ted Talk il capo della struttura voluta da Obama per finanziare il non profit. Ma solo quello che cambia veramente la vita delle persone

“Non donate più neanche un centesimo a nessuna associazione se non ne conoscete esattamente i risultati”. E' questo in sintesi l'invito che arriva da un interessante speech realizzato sulla celebre piattaforma Ted Talk da Michael Smith, direttore del Social Innovation Fund istituito da Obama per finanziare le non profit più innovative d'America. Un invito che centra uno snodo globale del non profit di oggi, ovvero la misurazione dell'impatto, dell'efficacia dell'azione e della durata di questa nel tempo, da parte delle organizzazioni del terzo settore.
Come decidiamo tutti, invece, normalmente, di sostenere questa o quella associazione? Secondo Michael Smith in tre modi: in base alla notorietà e alla reputazione, grazie al passaparola di qualcuno che conosciamo o anche se rimaniamo impressionati dai numeri, ovvero da quante persone una organizzazione riesce ad aiutare. Sbagliato, sostiene Michael: dovremmo invece investire il nostro denaro in realà che possono dimostrare che il loro lavoro salva veramente vite, aiuta le persone a uscire e a rimanere fuori dalla povertà, sostiene nel tempo l'educazione e il benessere dei bambini fragili, costruisce insomma un mondo migliore per davvero.
Lo stesso oratore non parla per sentito dire, e commuove la platea quando racconta il proprio passato di ragazzino nero, figlio di una madre single teenager, cresciuto in un quartiere disagiato di una cittadina del New England che lui non nomina mai, ma che si trova al dodicesimo posto negli USA tra le città più pericolose e dove la percentuale di disoccupazione e di gravidanze tra minorenni è molto più alta della media nazionale. “Sarei stato solo un numero, un'altra statistica tra i morti ammazzati, o i disoccupati, o i drogati”, dice ancora Michael, il cui fratellastro è morto ammazzato a 27 anni da una gang, lasciando tre figli piccoli, “e invece sono qui. E sapete perché? Perché ho incontrato nella mia vita persone che hanno creduto in me, mi hanno accompagnato negli studi, mi hanno insegnato a fare il mio dovere e a tirare fuori le mie qualità. Facevano parte di un'associazione del quartiere in cui vivevo. Ce n'erano molte altre, ma quella che ho incontrato io mi ha cambiato la vita, ha ottenuto il risultato per cui è stata fondata. Ecco, io vi chiedo di sostenere associazioni così”.
In effetti, il Social Innovation Fund ha proprio questo scopo. Ma la raccomandazione vale per tutti, donatori e soprattutto associazioni: “Molte pensano che investire in un seria misurazione dell'impatto costi troppo”, è un altro consiglio di Smith. “Ma non è così. E io non riesco proprio a capire come si possa fare a ripetere per anni e anni la stessa attività, sicuramente meritoria, ma senza preoccuparsi minimamente di andare a vedere se serve o no a coloro che aiutiamo”. Già: come si fa?