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Una ricerca ha raccolto le buone prassi per l'inclusione dei minori autori di reato

13 Maggio Mag 2014 1436 13 maggio 2014

Lo studio sarà presentato domani a Roma durante il convegno “Tolleranza mille. Buone prassi di inclusione sociale per i minorenni autori di reato”. Vita anticipa alcuni dati.

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Lo studio sarà presentato domani a Roma durante il convegno “Tolleranza mille. Buone prassi di inclusione sociale per i minorenni autori di reato”. Vita anticipa alcuni dati.

L'iniziativa è organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti sociali e il Dipartimento per la Giustizia Minorile, insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, al Dipartimento per le Politiche della Famiglia presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, all’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF) e alla Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni (CamMiNo).

La ricerca si intitola “La recidiva nei percorsi penali dei minori autori di reato” ed è stata effettuata dagli Uffici I e IV del Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile ed è la prima innovativa ricerca nazionale a carattere longitudinale, impostata su dati individuali, cioè riferita ai singoli ragazzi ed alle loro storie di vita, condotta dall’Ufficio Studi, ricerche e attività internazionali e dal Servizio Statistica del Dipartimento per la Giustizia Minorile e dall’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica).

I dati emersi dimostrano che:
- le percentuali di recidiva, in termini di rientri nel circuito penale, vedono il 69% dei minori non recidivo; il 31% dei ragazzi del campione in esame, invece, ha commesso altri reati dopo il primo e precisamente: il 12% solo da minorenne, il 9% sia da minorenne sia da adulto, il 10 % solo da adulto. Queste percentuali confermano dati già noti sotto forma di informazioni disponibili sulla base dell’esperienza ma con una aggiunta significatività data dalla scientificità dell’impianto della ricerca.
- gli stranieri (in particolare non accompagnati, minori stranieri di prima e di seconda generazione) recidivano più degli italiani (46%), le ragazze straniere più delle italiane e dei ragazzi stranieri (55%). La ricerca ha fatto scaturire elementi conoscitivi, scientificamente solidi, in merito al rischio di carriere devianti, cui sono esposti i minori stranieri (il 46% contro il 28% degli italiani). Le variabili che pesano significativamente sui fattori di rischio sono risultate: il tipo di progetto migratorio, la cittadinanza o l’appartenenza etnica, la condizione sociale, la struttura della famiglia, la numerosità della fratria, le esperienze di marginalità, il non avere fissa dimora. Alcune variabili relative alla biografia sociale e penale del minore straniero rappresentano degli evidenti fattori di rischio proprio perché si connettono, inevitabilmente, ad una condizione più ampia di irregolarità, di clandestinità e dunque di svantaggio.
- le tipologie di reato più frequenti: la recidiva più alta si trova in corrispondenza con i reati contro il patrimonio, mentre diminuisce con i reati contro la persona.
- le risposte istituzionali : più tempestiva è la presa in carico da parte dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni, tanto più si abbassa il rischio di recidiva. Più sono lunghi i tempi tra il reato e la segnalazione al Servizio Sociale da parte dalla Magistratura tanto più perde di significato la presa in carico quale risposta al reato.
Un minore condannato recidiva di più (63%) di un minore con la misura della sospensione del processo e messa alla prova (22%). Ciò avvalora quanto questa innovativa, misura del DPR 448/88 (art. 28), sia quella che risponde meglio alle esigenze educative del ragazzo, al ripristino di una progettualità di vita fuori dal circuito penale.

Sul confronto tra i diversi possibili percorsi penali dei minori, si è innestato un ulteriore elemento di riflessione, che si affianca alla misura dell’efficacia in termini di recidiva e alla misurazione dei costi. Il contributo fornito dall’Università degli Studi di Perugia a tal proposito, riportato nel volume, costituisce un esempio di valutazione delle politiche pubbliche e offre spunti di analisi sull’efficacia di questa particolare misura rispetto ad altri percorsi cosiddetti “tradizionali”. L’interazione tra i dati gestionali, dati statistici dei minorenni e i dati finanziari ed economici dei Servizi Minorili hanno contribuito a fornire un metodo di stima dei costi dei diversi interventi che possono essere attuati nei confronti dei minorenni autori di reato. Tutto ciò con l’obiettivo di poter formulare una valutazione sull’economicità e l’efficacia delle azioni rieducative intraprese. Pertanto, dall’esigenza di stimare il costo di percorsi penali “tipo” dei minori, dalla ricerca è emerso che a fronte di una maggiore economicità evidenziata in un percorso penale esterno (costo medio giornaliero per ogni singolo operatore di Servizio Sociale in media in un Ufficio di servizio sociale per i minorenni, euro 222,39), per la permanenza in un Istituto penale per i minorenni, il costo medio giornaliero è più elevato, (euro 284,00); così come per un collocamento in una Comunità gestita dal nostro Dipartimento, il costo medio giornaliero ammonta a euro 310,62..
Da questo profilo la ricerca indica in maniera evidente che l’investimento sia in termini di costi economici che di risultati educativi va nella direzione di interventi di servizio sociale ed educativi nell’area penale esterna.
In un momento in cui la riduzione delle risorse impone una riflessione generale sull’efficacia e sui risultati del sistema giustizia questa ricerca offre indicazione e strategie ben precise.

Si pone in evidenza la centralità del lavoro socio-educativo, del progetto personalizzato, costruito ragazzo per ragazzo nel territorio. Frequentare la scuola, usufruire di sane opportunità di tempo libero, svolgere attività di solidarietà, avere un lavoro abbassa la percentuale di recidiva. Avere una famiglia in cui sono presenti entrambi i genitori con un rapporto funzionale riduce il rischio di recidiva che aumenta, tuttavia, se in famiglia ci sono componenti con precedenti penali e, quindi sono altrettanto importanti interventi di supporto e di affiancamento alle famiglie per rispondere al disagio di un ragazzo che sfocia nel compimento di atti illegali.
Questo implica azioni di rafforzamento e di ampliamento del personale socio-educativo, da tempo in sofferenza per il mancato ingresso di nuove unità.

Ma la ricerca invita soprattutto a riflettere sulla necessità di una forte strategia educativa in area penale minorile, con adeguati investimenti sulle risorse professionali di servizio sociale, che come evidenziato dalla ricerca, sarebbero comunque meno onerosi e sicuramente più redditizi in termini di risultati raggiunti.

L’iniziativa avrà luogo a Roma il 14 maggio p.v., dalle ore 9,00 alle ore 17,30, presso la sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Roma, Largo Chigi 19).