Intervista a Federico Gelli

Riforma Terzo settore, un nuovo ruolo per i Csv

19 Maggio Mag 2014 1837 19 maggio 2014

Il presidente del Cesvot e responsabile Sanità del Partito Democratico: «Questa norma è una rivoluzione compernicana, i centro di servizio devono diventare l'anello di congiunzione fra i vari soggetti dell'interna società civile: profit e non profit

  • ...
Gelli
  • ...

Il presidente del Cesvot e responsabile Sanità del Partito Democratico: «Questa norma è una rivoluzione compernicana, i centro di servizio devono diventare l'anello di congiunzione fra i vari soggetti dell'interna società civile: profit e non profit

Federico Gelli, deputato Pd, membro della commissione Sanità e affari sociali a Montecitorio, responsabile sanità dei democrat, medico lui stesso e direttore sanitario all’ospedale Santa Maria Nuova a Firenze, nonché presidente del Cesvot (il Centro servizio volontariato della Toscana) è stato uno dei membri della cabina di regia ha ispirato la riforma Renzi sul Terzo settore. «Ma forse è limitante definirla in questo modo».

In che senso?
Questa è una rivoluzione copernicana che da una parte mette ordine e razionalizza la normativa di settore (a partire dalla riforma del codice civile), ma dall’altro riflette una concezione innovativa del welfare in cui l’integrazione fra sociale e sanitario va recepita in modo pieno.

Lei è anche uno dei dirigenti di uno dei Csv più importanti d’Italia. Cosa ci dobbiamo aspettare su questo fronte?
I centri di servizio possono essere un’infrastruttura cruciale in questo nuovo disegno. Si potrebbe pensare a una sorta di patto: il Legislatore si impegna a valorizzare queste strutture dopo che la coincidenza fra l’interpretazione della circolare Visco e la congiuntura economica hanno sottratto ai fondi molte risorse nel gli ultimi anni.

In cambio di cosa?
Di una razionalizzazione del numero dei centri di servizio, attualmente sul territorio italiano ce ne sono troppi e questo ci espone a critiche di eccessiva burocratizzazione che vanno senz’altro evitate e dell’affidamento di una nuova funzione: non più servizi alle sole organizzazioni di volontariato, ma a tutti i soggetti non profit. Detto questo occorrerà anche allargare il ventaglio dell’offerta.

In che senso?
Che noi centri di servizio dovremo essere in grado di concepirci anche come anello di congiunzione fra mondo profit e privato sociale e punto di raccordo e censimento di tutte le competenze che un determinato territorio è in grado di mettere sul tavolo. In latre parole i Csv dovranno mettersi al servizio dell’impresa sociale.