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Renzi: il Terzo Settore non cadrà nella trappola della tassa di scopo sull'azzardo

29 Maggio Mag 2014 1407 29 maggio 2014

No alla tassazione di scopo sull'azzardo, qui ne va del futuro di tutti, non del bilancio dei comuni. La richiesta è arrivata forte e chiara, per voce di Riccardo Bonacina, al Premier Renzi, in visita nella redazione di Vita il 20 maggio scorso, per illustrare l’imminente riforma del Terzo Settore.

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No alla tassazione di scopo sull'azzardo, qui ne va del futuro di tutti, non del bilancio dei comuni. La richiesta è arrivata forte e chiara, per voce di Riccardo Bonacina, al Premier Renzi, in visita nella redazione di Vita il 20 maggio scorso, per illustrare l’imminente riforma del Terzo Settore.

No alla tassazione di scopo sull'azzardo, qui ne va del futuro di tutti, non del bilancio dei comuni. La richiesta è arrivata forte e chiara, per voce di Riccardo Bonacina e Franco Bomprezzi, al Premier Renzi, in visita nella redazione di Vita il 20 maggio scorso, per illustrare l’imminente riforma del Terzo Settore.

La trappola potrebbe infatti nascondersi proprio tra le pieghe di una riforma, a lungo attesa e sempre disattesa, che oggi sembra trovare una insperata accelerazione finale. Il terzo settore, ha ribadito Renzi solo pochi giorni fa, è centrale nel suo progetto. Un progetto che - il Premier ne è consapevole - non inciamperà come molti sperano su una questione tanto delicata.

Da anni, i concessionari dell’azzardo legale vanno dicendo che il modello da seguire per finanziare il terzo settore e il welfare che verrà è quello spagnolo o finlandese. Che cosa significa? Significa che, anziché finire nelle fiscalità generale, la tassazione dell’azzardo dovrebbe essere vincolata a uno scopo. Da parte loro, i rappresentanti di alcune amministrazioni comunali stanno facendo passare l'idea che una tassa di scopo sull'azzardo non li vedrebbe affatto contrari. Di recente, un ex sottosegretario all’economia, molto vicino a un mondo che movimenta, si era spinto a ipotizzare l’istituzione delle municipalizzate dell’azzardo. Una provocazione? Non troppo, vista l’insistenza con cui, da più parti, si invoca il provvedimento.

L’imposta di scopo è segnata in bilancio con contabilità separata. Si definisce “di scopo” perché è – o dovrebbe essere – finalizzata a una particolare destinazione. Con due conseguenze evidenti a tutti: poiché le risorse per scuole, ospedali, associazioni e via discorrendo si prendono dalla tassazione sull’azzardo, da un lato l’azzardo si ritroverebbe eticamente “ripulito” e, dall’altro, sarebbe in futuro impossibile intervenire su di esso e sulle sue distorsioni senza produrre effetti negativi sul settore che da lì trae le proprie risorse. Un esempio: io rovino la gente con le "macchinette" o i gratta & qualcosa, ma poi i soldi li do al comune che, tramite i suoi servizi sociali, si occuperà di "sostenere" le persone che io ho rovinato. Un circolo vizioso, anzi: una vera e propria trappola.

Le risorse vanno trovate altrove e l'azzardo deve tornare a essere considerato per quello che è: una distorsione della vita comunitaria, non un mezzo per indurla a batter cassa.

Detto questo, una tassazione che vada invece nel senso della fiscalità generale – con l'aumento dei prelievi, spesso risibili, sulla filiera dell'azzardo legale – senza vincolarli a uno scopo resta invece un'opzione non solo possibile, ma necessaria in termini di equità.

@oilforbook