la sorpresa in una ricerca

Nidi privati: la qualità costa il 10% in meno

5 Giugno Giu 2014 1500 05 giugno 2014

Fondazione Aiutare i Bambini ha presentato questa mattina a Palazzo Montecitorio una ricerca che ha indagato la qualità dei nidi pubblici e privati sositenuti dalla fondazione. La qualità è analoga, ma i nidi privati hanno tre punti di forza: flessibilità, qualità delle relazioni, costi vantaggiosi. Il segreto? Il volontariato.

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Asilo Mil Cosimo Filippini
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Fondazione Aiutare i Bambini ha presentato questa mattina a Palazzo Montecitorio una ricerca che ha indagato la qualità dei nidi pubblici e privati sositenuti dalla fondazione. La qualità è analoga, ma i nidi privati hanno tre punti di forza: flessibilità, qualità delle relazioni, costi vantaggiosi. Il segreto? Il volontariato.

La qualità di un asilo nido è fatta di tante cose: la struttura, la pulizia, la capacità di un ascolto attivo del bambino, la relazione con i genitori. La ricerca “Buone volontà utili per costruire qualità e sviluppo sostenibile nei nidi” - un’indagine dell’Istituto degli Innocenti volta a comparare qualità e costi di nidi pubblici e privati, scelti fra gli 81 sostenuti da Fondazione Aiutare i Bambini e accomunati dal fatto di riservare almeno il 25% dei posti a famiglie fragili – è stata presentata oggi a Palazzo Montecitorio: ha messo in fila i vari indicatori e scoperto che la qualità del servizio nei nidi pubblici e in quelli privati è analoga, ma che il nido privato legato ad Aiutare i Bambini ha tre punti di forza. Eccoli: è più flessibile nel calendario e nell’orario, è più attento alle relazioni e - sorpresa - costa meno, 441 euro al mese contro i 488 del pubblico, una differenza di circa il 10%.

Perché questa ricerca
«Negli ultimi sette anni la Fondazione ha dato aiuto a 81 asili, frequentati da 3600 bambini. Pprevedendo di continuare ad impegnarci in questo settore abbiamo voluto verificare il lavoro fatto e raccogliere suggestioni utili a migliorare», spiega l’ingegnere Goffredo Modena, presidente di Aiutare i Bambini. La parola d’ordine uscita dalla ricerca è «contaminazione positiva».
Posto l’allineamento sostanziale sulla qualità, che comunque sfata alcuni pregiudizi negativi nei confronti dei nidi privati, i principali elementi di differenza emersi sono:
- numero medio di ore di frequenza giornaliera più alto nel privato che nel pubblico (7,13 ore vs 7)
- maggior numero di settimane di apertura durante l’anno per il privato (48 settimane per gli asili nido sostenuti da FAIB contro le 44 del pubblico)
- maggior numero di ore di apertura dell’asilo (10 ore per i privati, 9 per i pubblici)
- maggior flessibilità del privato nell’orario di frequenza del bambino, con conseguenti riduzioni di costi per la famiglia, con molte agevolazioni previste per le famiglie, che prevedono anche un corrispettivo versato non in denaro ma in attività utili per il nido, come ad esempio la pulizia del locali
- costo medio ora/bambino pari a 6,26 euro nel pubblico e a 4,00 euro nel privato
- costo medio ora/educatore pari a 20,64 euro nel pubblico e a 12,13 euro nel privato
- presenza attiva di volontariato nei nidi privati, pratica sostanzialmente assente nei nidi a titolarità pubblica (siamo solo al 3%), tra cui anche figure professionali (legali, pediatri, psicologi…) che offrono consulenze alle famiglie con maggiori difficoltà
- adozione di azioni di fundraising, sviluppata soprattutto all’interno dei servizi a titolarità privata.

Abbattere i costi
Con la crisi economica, dal 2011 il tema “asili nido” ha visto ribaltarsi le criticità: il tema che si è imposto non è più tanto la creazione di nuovi posti, quanto la sostenibilità delle rette. «Tenuta ferma la qualità e gli standard previsti dalla legge, ragionare sull’abbattimento dei costi è necessario», spiega Modena. «Nei nostri nidi si fanno almeno 20 ore settimanali di volontariato, una presenza inesistente del pubblico», spiega Modena. I volontari non sostituiscono le educatrici ma svolgono funzioni accessorie o complementari, dalle pulizie alla cucina, fino all’affiancamento delle educatrici: molte famiglie in questo modo “pagano” una parte della loro retta.

Il valore del volontariato
«Sarebbe bello se anche il pubblico si aprisse a queste esperienze, perché la presenza di volontari non serve solo ad abbattere i costi di gestione ma dà una passione che si qualifica le relazioni». Poi c’è il fundraising: «Stiamo iniziando a lavorarci, stimolando la creatività. È un modo per raccogliere soldi, ma anche per mettere il nido al centro della comunità», continua Modena.

Nell’idea di contaminazione, secondo la ricerca, i nidi privati sostenuti da Aiutare i Bambini dovrebbero invece fare più attenzione all’allestimento di immagini e disegni alle pareti, per stimolare la fantasia dei bambini e a creare un comitato genitori all’interno dell’asilo nido, per organizzare iniziative che vadano oltre il normale servizio ma importanti per i bambini e le famiglie, come le feste di Natale e fine anno.