Ciro Esposito

Mondonico: basta dare sempre la responsabilità al calcio

24 Giugno Giu 2014 1814 24 giugno 2014

È morto Ciro Esposito, il ragazzo napoletano coinvolto negli scontri tra ultras a Roma, in occasione della Coppa Italia. Vita.it ha contattato l'allenatore Emiliano Mondonico. «Bisogna smetterla di scaricare le responsabilità. Qui il calcio non c'entra. Il problema è la vita. Bisogna ascoltare Papa Francesco»

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È morto Ciro Esposito, il ragazzo napoletano coinvolto negli scontri tra ultras a Roma, in occasione della Coppa Italia. Vita.it ha contattato l'allenatore Emiliano Mondonico. «Bisogna smetterla di scaricare le responsabilità. Qui il calcio non c'entra. Il problema è la vita. Bisogna ascoltare Papa Francesco»

Ciro Esposito è morto. Il tifoso partenopeo ferito da colpi di arma da fuoco poco prima della finale di Coppa Italia disputata allo stadio Olimpico di Roma tra Napoli e Fiorentina il 3 maggio scorso non ce l'ha fatta. Di fronte a fatti così terribili si dice ogni volta che deve essere l'ultima, come ripetono gli addetti ai lavori in televisione. Ma ogni volta ci si dimentica in fretta finché non riaccade qualcosa di irreparabile. Per capire cosa abbiamo di fronte e come si debba affrontare un problema come questo Vita.it ha chiamato Emiliano Mondonico, allenatore di lungo corso (tra le sue “panchine” ci sono anche Cremonese, Atalanta, Torino, Napoli e Fiorentina) e attivissimo testimonial della campagna CSI per lo sport negli oratori.

Emiliano Mondonico

Mister, ha sentito che il ragazzo napoletano...
Si, Ciro Esposito, ho saputo...

Cosa si può dire?
Difronte a questi fatti è chiaro che i pensieri sono uguali per tutti. Non esiste che si possa morire per questioni che sono abbastanza assurde è incredibile. Ancora una volta c'è la necessità di riflettere tutti quanti su quello che è successo e che non deve più succedere perché è troppo. Troppo assurdo. Mi auguro che tutti si rifletta in maniera forte e ci si renda conto

È quello che ci troviamo a dire tutte le volte. Poi però non cambia nulla...
Perché non si è mai riflettuto veramente. E perché c'è chi non si rende conto di tutto questo. Non si tratta di una notizia, questa è una situazione di vita e di morte con la quale non si può non avere il giusto sguardo. Certamente di fronte alle notizie c'è chi ha un'opinione e chi ne ha un'altra. Ma questa non è una notizia, e non valgono le opinioni

In tv spesso si sente dire che queste cose non c'entrano col calcio. Lei è d'accordo?
Queste cose c'entrano con la vita. Fanno parte della vita. Anche il calcio fa parte della vita. Quello che bisogna fare è chiedersi perché queste cose succedono. Basta dare la colpa agli altri. Una volta al calcio un'altra volta a qualcosa d'altro. C'è bisogno da parte di tutti di una assunzione di responsabilità

Forse anche da parte di noi giornalisti. Come sul caso della frana nella favela in Brasile. Notizia che è stata data esclusivamente perché c'è il Mondiale e per i giornalisti il "dramma” era la possibilità del rinvio della partita della nazionale italiana...
Anche qui. Non si può pensare che grazie al calcio o perché il calcio si fermasse, chi di dovere mostri interesse per queste situazioni. Questo dovrebbe far parte della logica di tutti i giorni. Che il proprio territorio sia sicuro e controllato dovrebbe essere normale. E che ci si renda conto che non è così esclusivamente perché c'è un evento particolare non è normale.

Insomma allora da cosa dobbiamo partire?
Bisogna intervenire perché le nuove generazioni non abbiamo più di queste idolatrie. Il discorso parte da lontano. Non si può pensare che la droga sia un dramma solo se tuo figlio ci casca. Ma deve essere un problema di tutti. Questo vale anche per la violenza. Basta con la responsabilità degli altri. Quello che mi fa specie è che ormai si da sempre la colpa a qualcun altro. Finché il problema non è mio non esiste. Come facciamo a pensare che il nostro futuro e le nuove generazioni possano crescere con questo egoismo imperante. Tutto è collegato. Il cambiamento deve nascere dall'inizio, in famiglia e a scuola. Dobbiamo ricostruire

È per questo che lei si impegna con il Csi?
Fino ad un certo punto pensavo che la felicità fosse un castello di sabbia. Che aiutare gli altri fosse mettere in una busta 100 euro a Natale. Poi mi sono accorto che il tuo vicino di casa ha bisogno di una pacca sulla spalla. Mi sono accorto che non bisogna andare lontano per aiutare gli altri, basta guardarsi intorno. Ma soprattutto mi sono accorto che alla sera, quando ti guardi allo specchio, se hai aiutato qualcuno ti senti bene. Molto meglio di quando penavi solo ai tuoi bisogni. Mi auguro che tutto torni più naturale, normale e logico.

Il Papa su questo ha detto di non avere paura di avere bisogni degli altri. Sia nel ricevere che nel dare aiuto...
Papa Francesco sta dicendo delle cose incredibili. Tremendamente vere. Vere nella loro semplicità. Quando dice che ci sono tre strade che devono fare da guida ai nostri ragazzi, cioè la scuola, lo sport e il lavoro, dice una cosa normale, naturale. Che però, chissà perché, nessuno tiene più in considerazione

Forse perché ci vuole fatica?
Sì è così. Faticare è la cosa più bella della vita. Senza fatica nella vita non si va da nessuna parte. Quello che vuoi ottenere devi faticarlo. Invece oggi si comincia già coi bambini a concedere tutto, anche prima che arrivi una richiesta. E il bambino come cresce? Lo sa perché i genitori non sanno più dire di “no” ai figli?

No me lo dica lei...
Perché bisogna spiegare il perché. Se neghi a tuo figlio qualcosa ti chiederà conto e gli dovrai dare una spiegazione. Dovrai assumerti la responsabilità. Invece dire sì è molto più facile.

Siamo partiti dagli scontri tra ultras e siamo finiti a parlare di educazione dei figli...
Solo così possiamo sperare che non capitino più tragedia come quella. Se ognuno di noi si impegna, nella propria vita e nella propria quotidianità