Giornata mondiale

Fict: «Affrontare le dipendenze significa guerra alle mafie»

25 Giugno Giu 2014 1851 25 giugno 2014

Si celebra domani, giovedì 26 giugno, la XVIII Giornata Mondiale di Lotta alla Droga. Il mesasggio di don Mimmo Battaglia, presidente della Fict. «Il 26 giugno noi celebriamo la battaglia per un mondo più giusto, onesto, aperto, solidale»

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Si celebra domani, giovedì 26 giugno, la XVIII Giornata Mondiale di Lotta alla Droga. Il mesasggio di don Mimmo Battaglia, presidente della Fict. «Il 26 giugno noi celebriamo la battaglia per un mondo più giusto, onesto, aperto, solidale»

Giovedì 26 giugno è la XVIII Giornata mondiale di Lotta alla Droga e per l’occasione don Mimmo Battaglia, presidente della Fict (Federazione italiana delle comunità terapeutiche) nel suo messaggio per la giornata sottolinea come in questo tempo di crisi in cui «le emergenze si susseguono, si inseguono e si sovrappongono», tra disoccupazione, corruzione politico amministrative, debito pubblico, aumento degli sbarchi «sembra che sia scomparso dalle agende politiche, e quindi dalle emergenze sociali, il problema delle dipendenze patologiche, nonostante si assista ad un aumento dell’alcolismo, dell’uso delle sostanze psicotrope, alla presenza dilagante del gioco d’azzardo, e a sempre nuove dipendenze comportamentali che sono la faccia perversa di una società supertecnologica».

« Si ha l’impressione che fra gli ultimi esistono quelli che sono ancora più ultimi, ed è come se non ci fosse un limite all’ “esclusione” da questa società» constata don Battaglia.
Per il presidente della Fict comunque occorre tenere presente che «la dipendenza patologica è terra di contatto e di confine tra le mafie che, sulle fragilità di una società sempre più additiva, fanno affari, e le famiglie che si presentano in uno stato sempre maggiore di affanno nella sfida educativa che i giovani di questa società ci propongono». Per cui «affrontare le dipendenze significa, da una parte, guerra alle mafie (e su questo notiamo un impegno notevole della magistratura e della Chiesa); dall’atra parte significa aiutare e sostenere le famiglie nelle attuali difficoltà a sopravvivere e, soprattutto, educare. Ma significa anche dare la possibilità della cura alle persone che, nelle dipendenze, sono scivolate».

E qui don Mimmo Battaglia sottolinea come sia «sotto gli occhi di tutti la sofferenza delle comunità terapeutiche, perché i tagli alla sanità sono stati tagli lineari in cui rami secchi e virgulti sono stati tagliati ugualmente. La spesa sanitaria deve ridursi anche a scapito dell’aiuto dato e da dare a questi “ultimi”».

Amara la constatazione «La prevenzione delle dipendenze, in una crisi economica di tale portata, è diventata perciò, un optional e, siccome sappiamo bene che non può essere educazione frontale ma impegno educativo verso i ragazzi , questa non viene sostenuta a nessun livello, ma è lasciata in mano a volontari di “ buona volontà”». Da qui una serie di punti interrogativi che sono tutt’altro che retorici: «E allora, cos’è che dovremmo celebrare in questo 26 giugno!?! L’orribile silenzio in cui tale problema è caduto? La negazione di un problema con il nostro volgere lo sguardo altrove facendo finta che non ci sia? La mancata attenzione agli uomini e alle donne in difficoltà? La chiusura delle comunità? … »

«Eppure, in questa giornata, noi celebriamo le battaglie e le vittorie e le sconfitte dei ragazzi, degli uomini e delle donne che bussano alle porte di queste maltrattate comunità. Non una moltitudine informe, senza nome e senza volto, ma volti e nomi da noi accolti, conosciuti, e aiutati, con i quali costruiamo, continuamente, percorsi di amicizia, liberazione, giustizia, solidarietà e reciprocità» ricorda il presidente della Fict.
«Il 26 giugno noi celebriamo la battaglia per un mondo più giusto, onesto, aperto, solidale, che sappia costruire percorsi di reciprocità all’interno di profonde differenze individuali, con l’obiettivo di abitare questa terra con pari dignità, spinti dal potente motore che dà il desiderio della giustizia. Auguriamo a tutti noi che operiamo in questo settore di resistere e a tutti i cittadini della nostra società la possibilità di dire : I care!» è la conclusione di Mimmo Battaglia