Fundraising

Donazioni: in Europa non c’è ancora unità

9 Luglio Lug 2014 1742 09 luglio 2014

Una ricerca pubblicata da European Foundation Centre e Transnational Giving Europe Network denuncia le difficoltà delle donazioni transfrontaliere e offre nuove soluzioni per migliorare la situazione

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Una ricerca pubblicata da European Foundation Centre e Transnational Giving Europe Network denuncia le difficoltà delle donazioni transfrontaliere e offre nuove soluzioni per migliorare la situazione

Una ricerca pubblicata da European Foundation Centre e Transnational Giving Europe Network denuncia le difficoltà delle donazioni transfrontaliere e offre nuove soluzioni per migliorare la situazione

Mercato unico ma non quando si parla di non profit. Continua ad avere vita difficile, anche nell’Europa unita chi vuole fare fundraising oltre i confini del proprio Paese. A denunciare le impervie fiscali e burocratiche con cui si devono scontrare quotidianamente organizzazioni e donatori, uno studio pubblicato oggi dallo European Foundation Centre (EFC) e dal Transnational Giving Europe Network. Una situazione paradossale, dal momento che quasi tutti gli Stati membri, riconoscono l’impegno filantropico di privati e aziende a favore di organizzazioni non-profit, prevedendo un trattamento fiscale favorevole, a cui hanno diritto anche gli stessi enti non profit che ricevono donazioni. Le cose si fanno complicate però quando il donatore, o l’organizzazione in questione non appartiene allo stesso Paese.

“La filantropia transfrontaliera dovrebbe essere una cosa diretta ma nella pratica può essere costosa e complicata,” afferma Gerry Salole, CEO dello European Foundation Centre. “Con questo studio vorremmo porre l’attenzione sulle difficoltà che i donatori e le fondazioni affrontano quando devono portare avanti il loro inestimabile lavoro al di fuori dei propri paesi e fare pressione per ottenere soluzioni efficaci per facilitare la filantropia trasfrontaliera.”

La Corte di Giustizia Europea ha emanato un “Principio di non discriminazione”, secondo cui gli Stati membri dovrebbero garantire le stesse agevolazioni fiscali alle organizzazioni registrate in altri Paesi dell’Unione che possono essere equiparati allo stato dei soggetti non profit nazionali. Ad esempio se un soggetto tedesco fa una donazione ad un’organizzazione portoghese la può dedurre ma solo se riesce a dimostrare che l’ente in questione rispecchia tutti i requisiti di un’organizzazione non profit tedesca. Tutto chiaro in teoria, quando si arriva alla pratica però le cose si complicano, come sottolinea lo studio di EFC. Il processo di equiparazione dei donatori e dei soggetti riceventi una donazione infatti, comporta spese amministrative e legali piuttosto costose oltre a rivelarsi lungo e dall’esito incerto.

Lo studio di EFC propone delle soluzioni per implementare al meglio il Principio di non discriminazione, prevedendo l’adozione di statuti in grado di servire da modello, la promozione di accordi fiscali bilaterali o multilaterali e di principi comuni e condivisi con cui stabilire la comparabilità.

“La filantropia è una forza crescente in Europa.” Afferma Ludwig Forrest, coordinatore di Transnational Giving Europe e presidente della Commissione Legale di EFC. “I donatori internazionali e le organizzazioni che cercano di affrontare i problemi che non si fermano ai confini nazionali hanno bisogno di un quadro fiscale e amministrativo che riconosca il loro contributo all’interno della società europea. Questo documento sarà una sorta di mappa per continuare il nostro lavoro con le istituzioni europee e le istituzioni nazionali a favore di una politica fiscale efficace per chi fa filantropia in Europa”.