Medio Oriente

Gaza: nessuna tregua all'orizzonte

16 Luglio Lug 2014 1748 16 luglio 2014

Una guerra infinita nella quale giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto s’innesta violenza su violenza, odio su odio, rancore su rancore. Così siamo arrivati al nono giorno di combattimenti che per ora hanno causato tra i palestinesi 205 morti

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Una guerra infinita nella quale giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto s’innesta violenza su violenza, odio su odio, rancore su rancore. Così siamo arrivati al nono giorno di combattimenti che per ora hanno causato tra i palestinesi 205 morti

Aristotele, intorno al 350 avanti Cristo, diceva «facciamo la guerra per poter vivere in pace». Ma sarà proprio vero questo concetto? Certamente no! La frase di Aristotele può essere facilmente confutata prendendo in esame la storia passata, recente e attuale della Striscia di Gaza, teatro da sempre di guerre che mai hanno portato alla convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi.

Una guerra infinita nella quale giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto s’innesta violenza su violenza, odio su odio, rancore su rancore. Così siamo arrivati al nono giorno di combattimenti che per ora hanno causato tra i palestinesi 205 morti, in gran parte civili, donne e bambini inclusi, e oltre 1.400 feriti.

Dopo la tregua di ieri durata solamente poche ore, peraltro accettata solo da Israele e non da Hamas, sono ripresi i bombardamenti israeliani sulla Striscia, i razzi da Gaza verso Israele praticamente non hanno mai smesso di essere lanciati. Gli ultimi raid hanno colpito in particolare Rafah, città di circa 100 mila abitanti al confine con l’Egitto, e anche Johr al Deq. Bilancio complessivo di queste incursioni tre morti.

La triste cronaca della guerra registra nelle ultime ore la prima vittima israeliana del conflitto, un civile colpito a morte al valico si Erez da un colpo di mortaio sparato dalla Striscia. Immediata la reazione del premier israeliano Netanyahu che ha precisato semmai ce ne fosse stato bisogno che “Hamas pagherà il prezzo per la decisione di continuare l'escalation" e ha poi ribadito che "chiunque cerchi di danneggiare Israele sarà a sua volta colpito”.

La tensione sale anche all’interno del governo israeliano. È di ieri sera la notizia del licenziamento in tronco da parte del premier Netanyahu del viceministro della difesa Dany Danon, reo di aver criticato l’appoggio del governo all’iniziativa di pace promossa dall’Egitto e miseramente fallita.

Intanto la diplomazia internazionale si sta muovendo massicciamente senza tuttavia cogliere, al momento, risultati rassicuranti. Anche la ministra degli esteri italiana Federica Mogherini si trova in Medio Oriente e ieri ha visitato la città di Ashdod, una fra le più colpite dai missili lanciati dalla Striscia. La sua agenda è fitta d’incontri con le massime autorità israeliane, tra le quali Netanyahu e Simon Peres.

La giornata odierna è stata aperta con l’invito dell’esercito israeliano, rivolto a circa 100 mila residenti del nord e dell'est di Gaza, vicino al confine con Israele, di evacuare le loro abitazioni dalle 8 di stamani (le 7 in Italia). Secondo fonti militari, messaggi vocali sono stati diffusi in particolare per il quartiere orientale di Shuja'iyya: i residenti sono stati chiamati ad “evacuare nell'interesse della loro sicurezza”. Anche oggi quindi sarà una giornata calda.

Sempre l’esercito israeliano ha dato notizia di aver compiuto un attacco contro l'abitazione di Fathi Hamad, ex ministro dell'Interno di Hamas a Gaza mentre altre fonti parlano del bombardamento dell’abitazione di Mahmoud al-Zahar, alto responsabile di Hamas.

Unica nota timidamente positiva della giornata odierna è la notizia diffusa dalla stampa israeliana secondo cui Hamas vorrebbe una tregua di dieci anni, ma la cosa non ha trovato conferma dagli stessi leader di Gaza. Speriamo che la conferma e soprattutto la tregua arrivi presto.