adozioni internazionali

Per uscire dalla crisi gli Enti parlano con una voce (quasi) sola

17 Luglio Lug 2014 1216 17 luglio 2014

Alla plenaria del 14 luglio, i 45 enti autorizzati che aderiscono a "Uniti per l'adozione" hanno presentato un documento comune, con proposte e richieste articolate in cinque temi. Mentre il 15 luglio la Camera ha approvato una mozione unificata che impegna il Governo a dare più risorse alla Cai, a implementare il post adozione e a impegnarsi per la soluzione di tutti i casi in situazione di "crisi"

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Alla plenaria del 14 luglio, i 45 enti autorizzati che aderiscono a "Uniti per l'adozione" hanno presentato un documento comune, con proposte e richieste articolate in cinque temi. Mentre il 15 luglio la Camera ha approvato una mozione unificata che impegna il Governo a dare più risorse alla Cai, a implementare il post adozione e a impegnarsi per la soluzione di tutti i casi in situazione di "crisi"

La riunione plenaria dei 62 enti autorizzati alle adozioni internazionali con la CAI-Commissione adozioni internazionali, è stata l’occasione per il debutto di una nuova rappresentanza, “Uniti per l’adozione”. Si tratta di una realtà che esprime 45 enti autorizzati (il 72% del totale), maturata nei due anni di “autoconvocazioni” degli EEAA, in assenza di convocazioni da parte della Cai: un fatto decisamente nuovo nel panorama delle adozioni italiane, dove storicamente la rappresentanza è stata sempre alquanta frammentata. «Riteniamo che la rappresentanza sia un valido strumento di lavoro specialmente per una proficua collaborazione con la Commissione per le Adozioni Internazionali», ha detto Pietro Ardizzi, portavoce di “Uniti per l’adozione”, nell’intervento fatto a nome dei 45 enti davanti alla presidente Della Monica (in allegato il testo integrale).

Cinque i capitoli affrontati, i temi «importanti e urgenti» su cui “Uniti per l’adozione” ha fatto le proprie proposte e richieste. Eccoli.

1. Rapporti e collaborazione fra Cai e EEAA. “Uniti per l’adozione” ha ribadito la necessità del rispetto reciproco dei ruoli e delle funzioni attribuite dalla legge a questi soggetti, chiedendo di riattivare gli incontri periodici previsti dalla legge, volti a esaminare le problematiche emergenti e coordinare la programmazione degli interventi attuativi della Convenzione.

2. Rapporti e collaborazione con le Regioni e i Servizi socio sanitari. Gli EEAA ritengono fondamentale la promozione ulteriore di protocolli con Regioni e Servizi Socio sanitari, ed eventualmente un accordo Stato- Regioni, per prevedere su tutto il territorio nazionale dei livelli minimi di assistenza per gli interventi a sostegno dell’adozione, oggi molto diversi da una regione all’altra. Questo sarebbe straordinariamente utile in particolare nei servizi di post adozione.

3. Situazione nei paesi esteri. Gli EEAA vedono la necessità di un maggior raccordo della CAI con il Ministero Affari Esteri e con le Rappresentanze Diplomatiche nei Paesi stranieri, affinché sia gli Enti che le famiglie adottive possano ricevere il miglior sostegno sia nelle procedure adottive ordinarie che in quelle straordinarie. «Perciò chiediamo – ha detto Ardizzi - siano attivati al più presto i Tavoli Paese, secondo un calendario condiviso fra CAI ed EEAA di priorità ed emergenze, con spirito di collaborazione e confronto per favorire una programmazione strategica nell’interesse dei bambini e delle famiglie».

4. Linee guida. Le Linee Guida attualmente in vigore sono state pubblicate nel 2005 e da oltre due anni si è interrotto il lavoro dello specifico Tavolo fra CAI ed EEAA, che pertanto dovrebbe riprendere al più presto. «All’interno delle Linee Guida le "Nuove Autorizzazioni Paese" sono da affrontare prioritariamente. Nel contesto attuale di "crisi" delle adozioni internazionali, la richiesta da parte degli EEAA di nuove autorizzazioni Paese assume rilevanza strategica per il sistema adozioni Italia e proprio per questo motivo risulta necessario rivedere sia le modalità, sia i tempi attualmente previsti». In sostanza oggi quando un ente chiede un’autorizzazione per operare in un nuovo Paese, deve dimostrare anche di avere già in atto in quel Paese un’attività di promozione dei diritti dell’infanzia: cosa che ovviamente richiede un investimento importante, prima ancora di sapere l’esito della richiesta, che potrebbe anche essere negativa. Per di più i tempi di risposta della Cai non sempre rispettano i tempi previsti: alle istanze presentate per il 2013, che avrebbero dovuto avere risposta al massimo entro la fine di febbraio, la Cai ad oggi non ha ancora risposto.

5. Bandi per progetti di cooperazione e sussidiarietà. Problemi di “tempi certi” anche per i bandi relativi ai progetti di sussidiarietà degli EEAA: l’ultimo bando risale a quattro anni fa, ottobre 2010: «È auspicabile che in futuro la CAI torni ad approvare nuovi bandi per il finanziamento di progetti di sussidiarietà almeno una volta ogni due anni, al pari di quanto fatto in passato», ha detto Uniti per l’adozione. «È altresì auspicabile che i tempi di istruttoria e valutazione dei progetti rispettino le tempistiche previste all’interno del bando e che in ogni caso non superino i 120 giorni dalla scadenza del termine di presentazione al fine di non compromettere l’efficacia degli interventi proposti e la collaborazione con i partner di progetto».

Resta ovviamente aperto, per questo capitolo come per tutti i precedenti, il tema delle risorse: ad oggi infatti non esiste alcun finanziamento per le attività della Cai per l’anno 2014, come la presidente Della Monica ha ribadito ancora nel corso della plenaria del 14 luglio. Proprio dalle risorse parte la mozione unificata sulle adozioni internazionali che nel frattempo, il 15 luglio, la Camera ha approvato. La mozione unificata (il testo è la versione riformulata della mozione che ha come prima firmataria Lia Quartapelle, in cui sono confluite le mozioni Palmieri, Binetti, Santerini), con il parere favorevole del Governo, impegna il Governo stesso innanzitutto a dotare la Commissione adozioni internazionali di risorse economiche adeguate per i suoi compiti istituzionali, tanto per quanto riguarda le attività ordinarie, le attività di vigilanza nazionale e internazionale, le relazioni internazionali e i negoziati con i Paesi di origine dei minori, per i casi critici in cui è prevista la presa in carico delle coppie, nonché per sostenere i progetti di cooperazione internazionale atti a realizzare il principio di sussidiarietà. Il Governo si impegna anche ad adottare ogni iniziativa utile a reperire le risorse necessarie per erogare i rimborsi relativi alle procedure di adozione ancora in sospeso (anni 2011, 2012, 2013), nonché a stabilizzarli per il futuro, attraverso un aumento delle risorse disponibili per il Fondo per le politiche della famiglia.

La mozione approvata tocca anche altri aspetti, a cominciare dall’assicurare tempi certi per l’idoneità, dal sostegno delle famiglie nel post adozione, in particolare in presenza di bambini con special needs. Il Governo infatti si impegna:

  • ad adoperarsi per assicurare velocizzare l’iter burocratico, in particolare al concludere nei tempi previsti dalla legge il percorso di idoneità per gli aspiranti genitori adottivi; 

  • a rafforzare l'iniziativa politica per la definizione di accordi bilaterali con quelle nazioni con le quali negli ultimi anni si è assistito a problematiche nel percorso di adozioni, così da ottenere maggiori garanzie da questi Paesi; 

  • a continuare a sostenere con convinzione ogni iniziativa volta a sbloccare le pratiche adottive di famiglie italiane in quei Paesi nei quali per ragioni sociali e politiche queste hanno subito un rallentamento (basti pensare alle famiglie che hanno ancora pratiche ferme in Congo o a quelle che hanno avviato il percorso adottivo in Mali, fermi da 22 mesi);
  • a valutare la possibilità di superare il sistema dei rimborsi sostituendolo con misure fiscali idonee a sostenere le famiglie che concludono il percorso adottivo, sia per le spese sostenute durante il percorso adottivo che nel percorso di post-adozione; 

  • ad assumere iniziative per aumentare la percentuale degli oneri deducibili dal reddito relativa alle spese sostenute dai genitori per l'espletamento dell'adozione e per il percorso di post-adozione dei bambini con special needs; 

  • a riconsiderare l'obbligatorietà della certificazione delle spese, oggi in capo agli enti autorizzati, permettendo l'autocertificazione in merito da parte delle coppie purché idoneamente documentata;
  • a valutare di prevedere che – per quanto riguarda i Paesi che hanno ratificato la Convenzione dell'Aja – la trascrizione della sentenza nei registri dello stato civile venga effettuata esclusivamente dalla Commissione Adozioni Internazionali;
  • a prevedere la possibilità di agevolazioni relative ai congedi parentali, anche spostando il limite temporale in cui godere dei permessi non retribuiti, ampliando la normativa vigente; 

  • ad incentivare l'attenzione della Commissione alla consultazione, all'ascolto delle proposte degli enti e all'accompagnamento delle loro attività in campo nazionale e internazionale.