Medio Oriente

Porterà la tregua la fine del Ramadan?

25 Luglio Lug 2014 1356 25 luglio 2014

Il segretario di Stato USA John Kerry, da giorni al Cairo, ha presentato alle parti belligeranti una bozza di cessate il fuoco. Nella proposta di Kerry, al primo posto, vi sarebbe una tregua temporanea di una settimana a partire da domenica

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Il segretario di Stato USA John Kerry, da giorni al Cairo, ha presentato alle parti belligeranti una bozza di cessate il fuoco. Nella proposta di Kerry, al primo posto, vi sarebbe una tregua temporanea di una settimana a partire da domenica

In questo weekend terminerà il Ramadan e nella Striscia di Gaza si spera di poter celebrare Id al Fitr, la festa di chiusura del mese sacro, senza bombardamenti.

Il desiderio di una pace imminente riecheggia in ogni angolo del mondo e nelle ultime ore sembra trovare un fondamento ed una consistenza maggiore che lascia ben sperare.

Infatti, secondo quanto riportato da varie fonti, il segretario di Stato USA John Kerry, da giorni al Cairo, ha presentato alle parti belligeranti una bozza di cessate il fuoco. Nella proposta di Kerry, al primo posto, vi sarebbe una tregua temporanea di una settimana a partire da domenica. Durante la tregua Israele e Hamas comincerebbero a negoziare, mediati dalla diplomazia internazionale, sui temi di sicurezza, economici e politici per arrivare a trovare un accordo duraturo.

Una proposta articolata in due fasi, tregua e negoziati, per la quale ancora siamo in alto mare, ma oggi qualcosa di positivo potrebbe accadere, non per niente è prevista la riunione in Israele del Gabinetto di sicurezza per valutare la questione.

Secondo il New York Times il principale punto di controversia tra le parti è costituito dal fatto che Israele sarebbe intenzionata a lasciare i soldati a Gaza durante il cessate il fuoco. Tuttavia oggi il quotidiano Al-Hayat, citando fonti palestinesi, riporta che Hamas avrebbe gradito la proposta del segretario di Stato USA.

Intanto il bilancio delle vittime dall’inizio della guerra è salito a 804 morti palestinesi, per il 70% civili, e di 35 israeliani, tra i quali tre civili. Il numero dei feriti da parte palestinese oramai non si conta più (oltre 5.000).

Ieri durante il bombardamento alla scuola gestita dall’Unrwa (l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi) dove trovavano accoglienza molti sfollati sono rimasti feriti anche membri dello staff delle Nazioni Unite. Forte e chiaro è stato il commento a questo episodio da parte del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon che ha detto: “Sono sconvolto dalla notizia dell'attacco alla scuola Unrwa nel nord della Striscia di Gaza”. Complessivamente nel bombardamento alla scuola sono morte diciassette persone, tra cui sette bambini, secondo quanto fa sapere il portavoce del ministero della Salute di Gaza.

Sul fronte diplomatico il Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele ribadendo che “il governo brasiliano – recita una nota ripresa dai media israeliani – considera inaccettabile l’escalation di violenza. Condanniamo fermamente l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele nella Striscia“. Nei giorni scorsi era stato l’Ecuador a richiamare in patria il proprio ambasciatore ed a condannare “energicamente l’incursione militare nel territorio”.

Intanto ieri in Israele c’è stato il passaggio di consegne presidenziale da Shimon Peres a Reuven Rivlin che diventa il decimo presidente di Israele. La cerimonia del giuramento, boicottata dai parlamentari arabi, si è svolta in tono minore. Speriamo che il 74enne Rivlin, ex membro del Likud ed ex speaker della Knesset, porti bene per la pace. Il neo presidente ha già annunciato di voler incontrare il presidente palestinese Mahmoud Abbas aggiungendo che “la profondità del conflitto ci chiede di trovare vie per comunicare”. Come si suol dire in questi casi, la speranza è l’ultima a morire.