Medio Oriente

A Gaza i cristiani pregano intorno alla loro “montagna coraggiosa”

31 Luglio Lug 2014 1750 31 luglio 2014

Così è soprannominato Padre Hernandez, il parroco di Gaza City, dai suoi parrocchiani per via della sua stazza e del fatto che non si tira mai indietro per proteggerli. «I carri armati sono arrivati dentro il nostro quartiere», spiega il prete, «io spesso devo correre il rischio di passargli davanti per andare a parlare con le famiglie in difficoltà»

  • ...
Tumblr Mwtcjhkbhs1t2dmyho1 1280
  • ...

Così è soprannominato Padre Hernandez, il parroco di Gaza City, dai suoi parrocchiani per via della sua stazza e del fatto che non si tira mai indietro per proteggerli. «I carri armati sono arrivati dentro il nostro quartiere», spiega il prete, «io spesso devo correre il rischio di passargli davanti per andare a parlare con le famiglie in difficoltà»

«I carri armati sono arrivati dentro il nostro quartiere, io spesso devo correre il rischio di passargli davanti per andare a parlare con le famiglie in difficoltà». Padre Hernandez racconta al telefono cosa sta accadendo ai suoi parrocchiani. Sempre più con difficoltà, da quando i bombardamenti hanno distrutto l’unica centrale elettrica di Gaza. «La giornata di oggi ha avuto una piccola tregua dalle due alle quattro di pomeriggio, poi sono ripresi i bombardamenti anche sopra la chiesa».

Sono le dieci di sera e nel sottofondo del rumore dei droni, il parroco della Striscia racconta a padre Mario Cornioli l’ennesima giornata difficile, in un quartiere che Israele ha cominciato a colpire. «Oggi dopo altri bombardamenti un gruppo di circa 50 persone ha tentato di sfondare il cancello per entrare in chiesa, gli ho mostrato le macerie dell’ultimo bombardamento e sono andati via». I ragazzi del quartiere lo chiamano “montagna coraggiosa”, perché con la sua stazza non si tira mai indietro e cerca di proteggere i sui parrocchiani.

Anche se per padre Jorge «fino a oggi è stata la Madonna a proteggerci, e continuerà a farlo servendosi anche della collaborazione di tanti amici che pregano per noi». Bisogna far presto però, perché «questa attesa e questa paura stanno devastando la mente di tutti: i piccoli hanno problemi e piangono di continuo ma anche i grandi non sono da meno…la paura è tanta ma anche la fiducia che questo incubo finisca presto!».

Si avverte tutta la frustrazione e l’impotenza di assistere inermi a una guerra tragica e assurda. «I militanti di Hamas continuano a lanciare missili e poi si nascondono nei vicoli. E noi non possiamo fare assolutamente niente. Non possiamo evacuare, perché con i bambini disabili è impossibile».

La situazione è al limite di ogni sopportazione: «anche nelle scuole dove si sono raccolti i profughi iniziano le prime risse e anche qualche accoltellamento perché iniziano a scarseggiare gli aiuti e non bastano per tutti».

L’Argentina con una nota ufficiale ha messo in guardia il governo d’Israele, ritenuto responsabile qualora la vita di Hernandez fosse messa in pericolo: «un ulteriore aggravarsi della situazione – si legge nel comunicato – provocherà alcune conseguenze nei rapporti bilaterali tra i due governi».

A Gaza intanto si prega ancora per la pace. I cristiani si raggruppano intorno alla loro “montagna coraggiosa”. «In questo momento – è già sera mentre padre Jorge confida gli ultimi pensieri – sentiamo gli aerei e i droni che ripartono per bombardare. Sarà un altra lunga notte…»

@AndreaAvveduto