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Guerre in Medio Oriente, le armi sono italiane

18 Agosto Ago 2014 1115 18 agosto 2014

Secondo i (lacunosi) dati della Relazione sulle esportazioni di armi italiane, nel 2013 vi è stato un record di autorizzazioni e di esportazioni di sistemi militari ai paesi del Medio Oriente, la zona di maggior tensione del globo. Il primo paese destinatario è l'Arabia Saudita, ma anche in Egitto, a Israele e e Gaza si spara con ordigni made in Italy

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Secondo i (lacunosi) dati della Relazione sulle esportazioni di armi italiane, nel 2013 vi è stato un record di autorizzazioni e di esportazioni di sistemi militari ai paesi del Medio Oriente, la zona di maggior tensione del globo. Il primo paese destinatario è l'Arabia Saudita, ma anche in Egitto, a Israele e e Gaza si spara con ordigni made in Italy

L'Italia non è estranea ai massacri dell'Isis e dei guerriglieri siriani. Mentre il mondo guarda attonito alle crisi belliche e umanitarie di Iraq e Siria, vengono analizzati i dati della Relazione governativa sulle esportazioni di sistemi militari del 2013 (scaricabile dal sito del Senato), inviata alle Camere in forte ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge e quindi resa nota ad oltre un mese di distanza dalla sua consegna alla presidenza delle Camere. L'analisi si deve a Giorgio Beretta di Unimondo, e svela che nel 2013 vi è stato un “record di autorizzazioni e di esportazioni di sistemi militari ai paesi del Medio Oriente, la zona di maggior tensione del mondo”.

I paesi destinatari

Scorrendo i dati della relazione – che pure si presentano lacunosi, come sottolinea Beretta – si scopre infatti che verso i paesi del Medio Oriente sono state autorizzate esportazioni per oltre 709 milioni di euro ed effettuate consegne per oltre 888 milioni di euro; il principale paese acquirente è l’Arabia Saudita (€ 296.399.644) che oltre ai caccia Eurofighter acquista i relativi missili IRIS-T, ma anche un ampio arsenale di bombe, munizionamento, apparecchi per la direzione del tiro, veicoli e velivoli militari per oltre 126 milioni di euro. Restando nella regione mediorientale, continuano le forniture di sistemi militari all’Algeria (€ 234.580.121): il leitmotiv è, evidentemente, armi e sistemi militari in cambio di gas e petrolio.

Lo stesso motivo – continua Beretta - è alla base delle esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti che nel 2013 si sono visti autorizzare importazioni di armamenti italiani per quasi 95 milioni di euro, e sempre il petrolio fa da leitmotiv alle commesse autorizzate all’Oman: si tratta di oltre 44 milioni di euro che riguardano “armi automatiche”, munizioni e veicoli terrestri e non comprendono ancora – visto che la tabella degli Esteri non li segnala – i 12 Eurofighter ordinati dal Sultanato già nel dicembre del 2012 insieme ad altri velivoli per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di dollari.

E nonostante le sommosse che hanno scosso l’Egitto per tutto il 2013, il ministero degli Esteri ha autorizzato esportazioni di materiali d’armamento per oltre 17 milioni di euro tra cui figurano armi automatiche, munizioni, bombe e sistemi per la direzione del tiro.

Quanto a un'altra zona ad altissima tensione, quella tra Israele e Gaza, Beretta informa che proprio primi giorni dei raid aerei su Gaza, Alenia Aermacchi ha consegnato i primi due velivoli addestratori M-346 che sono parte di una commessa del valore di oltre 800 milioni di euro. Nel 2013 sono state autorizzate esportazioni di armi a Israele per poco più di 2,4 milioni di euro e consegnate per oltre 3,7 milioni. Ma a parte qualche generico riferimento non è possibile sapere dalla Relazione governativa gli specifici sistemi d’arma esportati. Da non dimenticare, infine, i quasi 250 milioni di euro di autorizzazioni rilasciati dalMinistero della Difesa per “prestazioni di servizi, la manutenzione e l’addestramento” di cui numerosi per i paesi mediorientali: ne spicca uno rilasciato dall’ex ministro della Difesa, Mario Mauro, all’India... “a titolo gratuito” (pp. 533-536).

Troppe omissioni

A preoccupare soprattutto, tuttavia, è l’ampia sottrazione dalla Relazione di importanti informazioni necessarie a controllare il nostro export di armamenti: nella Relazione infatti mancano l’elenco dei paesi sotto embargo o sottoposti a restrizioni da parte dell’Onu e dell’UE per gravi violazioni dei diritti umani (presenti fino al 2010) e l’elenco di dettaglio delle operazioni autorizzate agli istituti di credito per le attività connesse all’esportazione di armamenti: elenco sottratto dall’ultimo governo Berlusconi e mai più ripristinato dai successivi governi. In una parola – conclude Beretta - risultano mancanti tutte le informazioni necessarie per sapere verso quali paesi sia stata autorizzata da parte del Governo alle aziende l’esportazione di quali specifici sistemi militari, per quale quantità evalore e a quali paesi siano stati consegnate quante e quali armi nel corso dell’anno.

Nel complesso, nel 2013 non c’è stato alcun crollo nelle effettive esportazioni di sistemi militari italiani: sono stati infatti spediti nel mondo armamenti italiani per oltre 2,7 miliardi di euro (€2.751.006.957), cioè solo poco meno della cifra-record ventennale realizzata nel 2012 (€2.979.152.816): un calo quindi (del 7,7%) ma non certo un “crollo”. Se un crollo c’è stato ha riguardato le autorizzazioni all’esportazione, cioè quello il “portafoglio d’ordini” dell’industria militare nazionale: è nelle “esportazioni definitive” che nel 2013 si è verificato un dimezzamento (meno 48,5%): dai €4.160.155.096 del 2012 si è infatti passati ai €2.149.307.240 del 2013.