#icebucket

Jovanotti ci crede: "Ecco perché non è ghiaccio sprecato"

27 Agosto Ago 2014 1251 27 agosto 2014

Il cantante toscano, tra i primi ad aderire alla sfida delle secchiate contro la Sla, difende la propria scelta: "Questa campagna è positiva", scrive su facebook, "perché ha ottenuto risultati a livello globale. Dare un nome alle cose, farle conoscere, raccontarle, non è mai fiato sprecato. Anzi, non è ghiaccio sprecato, in questo caso"

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Jovanotti Ibc2
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Il cantante toscano, tra i primi ad aderire alla sfida delle secchiate contro la Sla, difende la propria scelta: "Questa campagna è positiva", scrive su facebook, "perché ha ottenuto risultati a livello globale. Dare un nome alle cose, farle conoscere, raccontarle, non è mai fiato sprecato. Anzi, non è ghiaccio sprecato, in questo caso"

Jovanotti ci crede, lo dimostra e lo scrive. Il cantante toscano è stato tra i primi vip italiani ad aderire all'#icebucketchallenge(la sfida mondiale per raccogliere fondi per la ricerca sulla SLA), chiamato in causa dal collega Cesare Cremonini, e dopo essersi fatto la doccia gelata rituale (nella foto, poco prima del "getto") ha nominato il premier Renzi e Adriano Celentano (che ha raccolto a sua volta la sfida). Ma ora, dopo le polemiche che hanno accompagnato la campagna, ha deciso di tornare sull'argomento per difenderla, attraverso un post su facebook.
Dopo aver riconosciuto che l'#icebucketchallenge è l'unico vero tormentone dell'estate, che ha dato “filo da torcere ai teorici della comunicazione di massa, delle reti e dei nuovi media”, Jovanotti mette in chiaro che considera positiva “l'onda che si è generata”. Il perché è molto semplice: il “contenuto della secchiata”, infatti, “non è solo acqua ghiacciata, c'è dentro una sigla: SLA, una malattia grave che in questi giorni ha fatto parlare molto di sè, e ci sono milioni di persone nel mondo che adesso sanno che esiste, e questo nell'epoca della distrazione di massa è un risultato brillantissimo”.
Accanto al motivo divulgativo, secondo Jovanotti ce n'è anche un altro, da non sottovalutare: quello relativo alla raccolta fondi a favore della ricerca, definito anch'esso “positivo” dal cantante, che tuttavia precisa come “le sorti della ricerca non possono essere solo affidate al buon cuore dei cittadini, ma devono essere una parte importante della spesa degli stati, che poi avviene grazie alle tasse pagate dai cittadini, e naturalmente delle aziende farmaceutiche, che sono giganti economici multinazionali, controversi ma importantissimi”.
Il bilancio, quindi, della partecipazione all'iniziativa è dunque più che soddisfacente, e da buon esperto utilizzatore del social media (Lorenzo Cherubini è infatti il numero uno italiano tra i personaggi famosi con più followers su twitter, oltre 2,1 milioni) Jovanotti non rinuncia anche a un'analisi dell'impatto della campagna, e tira in ballo anche Teilhard De Chardin: “E' un risultato globale”, scrive a proposito della raccolta fondi, “come è globale questa malattia che non controlla i passaporti e come, sempre di più, sono globali la scienza e la ricerca (...) C'è stato un grande teologo/scienziato/filosofo che si chiamava Pierre Teilhard De Chardin e che è vissuto senza fare in in tempo a connettersi a un modem. Lui parlò di una cosa chiamata 'noosfera', una specie di biosfera delle informazioni e della conoscenza, nella quale gli uomini hanno la possibilità di un salto quantico, a prescindere dal luogo dove nascono e dove vivono. I vasi comunicanti”, conclude Jovanotti, “perfino le secchiate comunicanti, hanno ripercussioni importanti, la nostra generazione assisterà a grandi passi in avanti nella cura di molte malattie, e la comunicazione fa la sua parte in questo percorso. Dare un nome alle cose, farle conoscere, raccontarle, perfino anche con i mezzi del gioco, non è fiato sprecato, non è ghiaccio sprecato, in questo caso”.