#italiatvb

Nasce un nuovo welfare: ricevi se dai qualcosa in cambio

9 Settembre Set 2014 0033 08 settembre 2014

Si presenta al pubblico "Italia ti voglio bene", innovativo progetto nazionale che mira a facilitare gli interventi di cittadinanza attiva, libera e senza vincoli, per migliorare servizi e welfare. Zamagni: "Basta col percettore passivo di servizi, anche chi ha bisogno si deve attivare per dare un contributo". E ora il governo pensa a una norma ad hoc

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Si presenta al pubblico "Italia ti voglio bene", innovativo progetto nazionale che mira a facilitare gli interventi di cittadinanza attiva, libera e senza vincoli, per migliorare servizi e welfare. Zamagni: "Basta col percettore passivo di servizi, anche chi ha bisogno si deve attivare per dare un contributo". E ora il governo pensa a una norma ad hoc

È in corso al al Senato (presso la Sala di Istituto di Santa Maria in Aquiro, via Capranica 72) il primo momento pubblico di confronto sul progetto “Italia Ti Voglio Bene” #ItaliaTVB, l’iniziativa promossa dal Centro Antartide di Bologna che si pone l'ambizioso obiettivo di promuovere momenti di dibattito e ricerca e presentare proposte operative per il rilancio del capitale sociale in Italia e nelle nostre città.

Un'iniziativa che ha tra le parole d'ordine la gestione condivisa dei beni comuni, un tema caro all’amministrazione ma anche alle imprese e ai tanti gruppi di cittadini che si stanno sempre più attivando sul territorio, ma anche l’innovazione sociale e una nuova cittadinanza attraverso un ripensamento della scuola come civic center, pratiche come il servizio civile universalistico, la sharing economy, la riflessione sullo sviluppo di città e regioni in un’ottica di economia civile.
“Questo non è un progetto estemporaneo, ci si lavora da due anni”, spiega il professor Stefano Zamagni, chiamato a introdurre i lavori della mattinata. “A partire dalla mobilitazione di gruppi di cittadini bolognesi e dal coinvolgimento del Comune, che insieme hanno strappato al degrado una via centrale della città prima teatro di spaccio e delinquenza e oggi restituita alla popolazione. Il tutto grazie alla sola mobilitazione degli abitanti, stanchi di stare a guardare, e senza un soldo uscito dalle casse pubbliche”.
Il cuore del progetto è infatti questo: la possibilità, grazie a delibere comunali ad hoc, che singoli cittadini o gruppi intervengano sul territorio per migliorare la città – dalla cura degli spazi verdi all'offerta di servizi di pubblica utilità - senza bisogno di autorizzazioni dell'amministrazione, ma semplicemente con una comunicazione con cui si impegnano a rispettare norme e regole vigenti. “Si passa così dal regime concessorio al riconoscimento, dal welfare statalista a quello generativo”, spiega ancora Zamagni. “Ora speriamo che il laboratorio bolognese si possa estendere ad altre città, anche grazie all'iniziativa del governo, che sta lavorando a un progetto particolare: permettere ai Comuni di esonerare dalle imposte comunali le associazioni e i gruppi che si muovono in questa direzione, una leva fortissima che spero consentirà la nascita di esperienze di cittadinanza attiva su tutto il territorio nazionale”.
Oltre al professore bolognese, sono tante le voci che intervengono all'appuntamento romano: intervengono tra gli altri Luigi Bobba, Roberto Reggi, Gianni Dominici di Forum PA, Veronica Nicotra di Anci, Gregorio Arena di Labsus, Walter Ganapini, il sindaco di Bologna Virginio Merola e ancora rappresentanti delle social street italiane, del mondo delle imprese e della società civile. Scopo dell'incontro è mettere a punto linee di lavoro nazionali che valorizzino e stimolino in maniera sempre più diffusa e sistematica pratiche di cittadinanza attiva, stili di consumo e di comportamento sostenibili, rapporti di reciprocità, cooperazione e collaborazione, responsabilità sociale e senso civico. Con la convinzione che solo attraverso smart communities, popolate di cittadini “intelligenti”, si può arrivare a costruire delle Smart Cities.
“Nelle città del futuro”, conclude Zamagni, “lo slogan del nuovo welfare sarà: ti aiuto, ma non senza di te. Bisogna passare dal percettore di servizi passivo a un soggetto attivo, che riceve aiuto ma in cambio deve dare un contributo in prima persona, nelle forme più adeguate che di volta in volta sono decise. Una co-produzione dei servizi, dunque, lontana dal modello statalista che oltre a sperperare risorse lede la dignità delle persone”.