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Giovanardi: Della Monica illegittima e dispotica

20 Ottobre Ott 2014 1206 20 ottobre 2014

L'ex presidente della Commissione adozioni internazionali mette in dubbio, in un'interrogazione presentata al Senato, la legittimità e l'operato dell'attuale presidente (che è anche vice) Silvia Della Monica. Un attacco durissimo che agita ulteriormente le acque del mondo delle adozioni internazionali

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Carlo Giovanardi
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L'ex presidente della Commissione adozioni internazionali mette in dubbio, in un'interrogazione presentata al Senato, la legittimità e l'operato dell'attuale presidente (che è anche vice) Silvia Della Monica. Un attacco durissimo che agita ulteriormente le acque del mondo delle adozioni internazionali

Una gestione personalistica, autonoma, indipendente dagli enti autorizzati da parte della presidente della Commissione adozioni internazionali Silvia Della Monica; una Commissione convocata una sola volta dall’insediamento della nuova presidente; una presidente senza titoli e quindi illegittima, che svolge il doppio ruolo di presidente e vicepresidente, una crisi profonda le cui cause sono attribuibili alla testa stessa della Commissione, quindi in definitiva alla stessa Della Monica, che si reputa illegittima. Se possono bastare, sono queste le “bombe” che il senatore Ncd Carlo Giovanardi ha messo nero su bianco in un’interrogazione depositata al Senato e rivolta al presidente del Consiglio dei ministri. Nel mirino lei, la presidente della Commissione adozioni internazionali Silvia Della Monica, nominata con decreto del 17 aprile 2014. La situazione a dir poco calda del mondo delle adozioni internazionali, già agitato dalla recente decisione di AiBi di non accettare nuovi incarichi, diventa dunque ancora più incandescente.

Secondo Giovanardi (già presidente della Cai dal 2008 al 2011), una nomina discutibile, in quanto “ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2007, n. 108, la Commissione per le adozioni internazionali deve essere presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal Ministro delle politiche per la famiglia”, mentre Della Monica risulta essere “solo” consigliere di Cassazione, e inoltre, sempre secondo Giovanardi, sono ignote le “specifiche competenze maturate nel campo della giustizia minorile in grado di legittimare la nomina” della stessa Della Monica. Infine, la nomina a presidente si è aggiunta, per decisione di Palazzo Chigi, a quella di vicepresidente, creando l'insolita (e secondo Giovanardi irregolare e inopportuna) situazione per cui la stessa persona si trova a ricoprire il ruolo politico (presidente) e quello tecnico (vicepresidente).

Non è finita: secondo lo scrivente, Della Monica sarebbe una specie di despota, che lavora da sola e senza consultare né coinvolgere gli enti autorizzati. “L'attività della commissione sembra essere gestita dal citato consigliere in assoluta autonomia”, nota infatti il senatore, visto che “risulta che la Commissione si sia riunita una sola volta, in data 27 giugno 2014, e che non abbia mai né approvato né ratificato i numerosi provvedimenti adottati dal presidente-vicepresidente”. Inoltre – si legge ancora nell’interrogazione – “le recenti visite in Italia delle delegazioni di Paesi stranieri si sono svolte, diversamente dalla prassi consolidata nel passato, senza il coinvolgimento degli enti” autorizzati, mentre “gli enti operano attualmente senza conoscere il contenuto delle trattative svolte tra la Commissione e le delegazioni dei Governi del Burundi e della Cambogia” e “attendono da lungo tempo che la Commissione rilasci le attestazioni necessarie per il riaccreditamento presso le autorità straniere di alcuni Paesi”.

Insomma un quadro desolante, ai limiti dell’emergenza, per emendare il quale Carlo Giovanardi chiede al presidente Renzi “quali siano i titoli, le attribuzioni e le specifiche competenze” della presidente della Commissione (ma anche degli altri membri "esperti"), se gli atti e le decisioni della Commissione a firma di della Monica “siano o meno, alla data odierna, il frutto di decisioni collegiali della Commissione” e infine se è vero che “il rapporto tra autorità dei Paesi di origine dei bambini e la Commissione siano gestiti personalmente” dalla presidente-vicepresidente, “senza mai, ad oggi, alcun coinvolgimento degli enti”.