Legalismo

Papa Francesco: "il cristiano ipocrita pensa alla legge, non all'amore"

31 Ottobre Ott 2014 1526 31 ottobre 2014

Il legalismo è tra le forme più abiette di ipocrisia. Simula virtù e giustizia nella forma vuota della legge. Il legalismo è lettera senza spirito che non discerne, ma annega ogni richiesta di cura e di amore nel silenzio. Lo stesso silenzio dei farisei di cui parla il Vangelo di oggi (Luca, 14, 1-6). Contro questa ipocrisia ci mette in guardia Papa Francesco

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Il legalismo è tra le forme più abiette di ipocrisia. Simula virtù e giustizia nella forma vuota della legge. Il legalismo è lettera senza spirito che non discerne, ma annega ogni richiesta di cura e di amore nel silenzio. Lo stesso silenzio dei farisei di cui parla il Vangelo di oggi (Luca, 14, 1-6). Contro questa ipocrisia ci mette in guardia Papa Francesco

C'è la strada della legge e c'è quella della giustizia. Non sono uguali. L’amore per la legge non è vero amore, ma qualcosa che assomiglia all’idolatria. E forse lo è. Antepone la legge all’amore. Antepone la legge all’uomo. Antepone la legge a Dio. E il silenzio ipocrita dei farisei, dinanzi a un malato che con dignitosa umiltà, chiede cura, è il più eloquente dei segni. È “ipocrisia”, etimologicamente “simulazione di una virtù”.

Questa mattina, nell’omelia della messa a Santa Marta, commentando il Vangelo del giorno, Papa Francesco ha espresso il proprio disappunto per quei “cristiani ipocriti” che scelgono la strada della legalismo e se ne servono per chiudere quelle porte che solo la giustizia – che ha un’anima, non unicamente una forma – può riaprire.

Si legge nel Vangelo di Luca (14,1-6): “Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole”.

Nel Vangelo di oggi, Gesù chiede ai farisei se sia lecito o no guarire di sabato, ma loro non rispondono. Gesù non si disorienta dinanzi al loro silenzio, prende per mano un malato e lo guarisce. I farisei messi di fronte alla verità della malattia e della cura, tacevano ”ma poi sparlavano dietro … e cercavano come farlo cadere”. Gesù rimprovera questa gente che “era tanto attaccata alla legge, che aveva dimenticato la giustizia” e negava perfino l’aiuto ai genitori anziani con la scusa di aver dato tutto in dono al Tempio. Ma “chi è più importante? – chiede il Papa - Il quarto Comandamento o il Tempio?“.

Prosegue Papa Francesco: “Questa strada di vivere attaccati alla legge, li allontanava dall’amore e dalla giustizia. Curavano la legge, trascuravano la giustizia. Curavano la legge, trascuravano l’amore. Erano modelli: erano i modelli. E Gesù per questa gente soltanto trova una parola: ipocriti. Da una parte, vai in tutto il mondo cercando proseliti: voi cercate. E poi? Chiudete la porta. Uomini di chiusura, uomini tanto attaccati alla legge, alla lettera della legge, non alla legge, ché la legge è amore; ma alla lettera della legge, che sempre chiudevano le porte della speranza, dell’amore, della salvezza … Uomini che soltanto sapevano chiudere”.

“Il cammino per essere fedeli alla legge, senza trascurare la giustizia, senza trascurare l’amore” – ha proseguito il Papa citando la Lettera di San Paolo ai Filippesi – “è il cammino inverso: dall’amore all’integrità; dall’amore al discernimento; dall’amore alla legge”:

“Questa è la strada che ci insegna Gesù, totalmente opposta a quella dei dottori della legge. E questa strada dall’amore alla giustizia, porta a Dio. Invece, l’altra strada, di essere attaccati soltanto alla legge, alla lettera della legge, porta alla chiusura, porta all’egoismo. La strada che va dall’amore alla conoscenza e al discernimento, al pieno compimento, porta alla santità, alla salvezza, all’incontro con Gesù. Invece, questa strada porta all’egoismo, alla superbia di sentirsi giusti, a quella santità fra virgolette delle apparenze, no? Gesù dice a questa gente: ‘Ma, a voi piace farvi vedere dalla gente come uomini di preghiera, di digiuno …’: farsi vedere, no? E per questo Gesù dice alla gente: ‘Ma, fate quello che dicono, ma non quello che fanno’ ”.

Queste – osserva il Papa – “sono le due strade e ci sono piccoli gesti di Gesù che ci fanno capire questa strada dall’amore alla piena conoscenza e al discernimento”. Gesù ci prende per mano e ci guarisce:

“Gesù si avvicina: la vicinanza è proprio la prova che noi andiamo sulla vera strada. Perché è proprio la strada che ha scelto Dio per salvarci: la vicinanza. Si avvicinò a noi, si è fatto uomo. La carne: la carne di Dio è il segno; la carne di Dio è il segno della vera giustizia. Dio che si è fatto uomo come uno di noi, e noi che dobbiamo farci come gli altri, come i bisognosi, come quelli che hanno bisogno del nostro aiuto”.

“La carne di Gesù” – afferma il Papa - “è il ponte che ci avvicina a Dio … non è la lettera della legge: no! Nella carne di Cristo, la legge ha il pieno compimento” ed “è una carne che sa soffrire, che ha dato la sua vita per noi”. “Che questi esempi, questo esempio di vicinanza di Gesù, dall’amore alla pienezza della legge – ha concluso Papa Francesco - ci aiutino a mai scivolare nell’ipocrisia: mai. E’ tanto brutto, un cristiano ipocrita. Tanto brutto. Che il Signore ci salvi da questo!”.

@oilforbook