Azzardo

Quel protocollo tra Mettiamoci in gioco e Confindustria c'è ancora

19 Novembre Nov 2014 1815 19 novembre 2014

A lanciare l'accusa è Maurizio Fiasco, sociologo specializzato in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica e consulente della Consulta Nazionale Antiusura: «dopo aver annunciato la rescissione dal contratto stanno procedendo a renderne operativi i dispositivi. E adesso vi spiego come»

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Maurizio Fiasco
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A lanciare l'accusa è Maurizio Fiasco, sociologo specializzato in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica e consulente della Consulta Nazionale Antiusura: «dopo aver annunciato la rescissione dal contratto stanno procedendo a renderne operativi i dispositivi. E adesso vi spiego come»

“Il gioco è bello quando dura poco”, questo il titolo dell'incontro che si è tenuto nell'Aula dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio, convocato dall'On. Paola Binetti, e che ha destato molto scalpore. Tra i partecipanti la presidente della Commissione bicamerale Antimafia, l’On. Rosy Bindi, Giovanni Emilio Maggi, vicepresidente di Sistema Gioco Italia, Daniele Poto, referente di “Libera” per il gioco d'azzardo e Matteo Iori di Conagga, entrambi della campagna Mettiamoci in gioco. Ma perché il summit ha suscitato tante polemiche. Per capirlo lo abbiamo chiesto a Maurizio Fiasco, sociologo specializzato in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica e consulente della Consulta Nazionale Antiusura

A cosa è dovuto il vostro allarme?
Da una constatazione molto semplice. È stato dichiarato che Mettiamoci in gioco ha receduto dal protocollo con Sistema Gioco Italia. Si parla di un contratto. Un protocollo d'intesa è un istituto giuridico e ha valore legale. Possiamo dire dunque che il messaggio, sia nella stipula che nella marcia indietro, è stato molto chiaro. Dopo di che avviene questo convegno che è, in sostanza, l'attuazione dei dispositivi contenuti nel protocollo. È sconcertante la doppiezza del messaggio.

In cosa consistono questi dispositivi?
Il primo è quello della terminologia. Della manomissione linguistica. A cominciare dal titolo. “Il gioco è bello quando dura poco”. La prima parte (Il gioco è bello) ascrive l'azzardo, legittimandolo anche istituzionalmente, nel novero dei giochi (compresi quelli dell'infanzia), attribuendogli l'innocenza - dal latino: la capacità di non nuocere - che nella realtà il denaro nell'alea non possiede. La seconda (dura poco) non tiene conto del fatto che sono proprio le somme moderate e reiterate in sequenze velocissime (di brevissima durata) a creare dipendenza. Ma non è tutto

Che altro?
Un tema molto importante è la costruzione del profilo della dipendenza. Che diventa, nella loro narrazione, un problema esclusivamente di definizione clinica della "vulnerabilità". Peraltro di una minoranza residuale. Alcuni "abusano", la stragrande maggioranza, no. Nascondendo che l'addiction da azzardo è un'acuta sofferenza psichica e insieme relazionale (riguarda il gruppo primario, la famiglia e non solo). Parlare (è il titolo della relazione di Iori, di "malati di gambling: un mistero in cerca di risposta") sposta per l'appunto il problema sulla popolazione stigmatizzata e "malata". Lasciamo stare a chi spetti essere il profeta che svela il "mistero". Con tale vision si esonera il mercato dei giochi in denaro, per come è avvenuta la sua costruzione quale gioco d'azzardo industrializzato di massa, dalla responsabilità di aver indotto in stato di dipendenza una larga popolazione. Esattamente un punto fermo irrinunciabile per i concessionari che insistono a restringere il perimetro del GAP ponendolo quale contenitore di persone a rischio, devianti e con problemi..

E invece i monopoli non vengono visti come responsabili?
Anche sul ruolo degli enti strumentali la mistificazione è enorme. I Monopoli sono un ente strumentale dello Stato, un'Agenzia con funzioni di conduzione e promozione. Ma al convegno hanno tenuto un intervento dal titolo: "Il controllo delle Istituzioni sulla legalità del gioco". I Monopoli non sono una Istituzione! Bisogna dirlo chiaro. Né possono essere elevati al rango di una magistratura. Si tratta di cose grottesche. Il copione va avanti. È quasi una sceneggiata teatrale.

E qual è l'atto successivo?
Nel titolo di nessuna relazione non compare nemmeno il lemma "azzardo". Esattamente come in un preciso dispositivo del Protocollo con i Concessionari ("giochi di alea con puntata in denaro") si conveniva. Così al convegno si è discusso di "Gioco legale e criminalità organizzata", mentre a Sistema Gioco Italia si è affidata la proposta su "Gioco legale e tutela dei cittadini". È evidente come si proceda esattamente e operativamente sulla sequenza di atti che il protocollo, pur contrattualmente rescisso, descrive minuziosamente.

Che tipo di legge potrebbe nascere da un tavolo come questo, visto che è il fine dichiarato dell'incontro?
Può venirne solo una legge ininfluente, che non crea problemi al mercato del gioco a soldi. Peraltro - e bisogna dirlo - quel che è accaduto in Italia, con l'abnorme dilatazione dell'azzardo, non si può imputare a un vuoto legislativo, alla mancanza di norme. Al contrario si sono varate leggi promozionali, ignorando la lettera e lo spirito della nostra Costituzione. Secondo la Carta della Repubblica, l'impresa di gioco d'azzardo è chiaramente illegittima (sentenza della Corte Costituzionale n. 237 del 1975).