Il commento

All'oratorio l'integrazione che funziona

24 Novembre Nov 2014 1934 24 novembre 2014

Parla Monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l'Azione Sociale della Diocesi di Milano

  • ...
Oratorio
  • ...

Parla Monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l'Azione Sociale della Diocesi di Milano

Nuovi modelli di integrazione e istruzioni per far integrare e assimilare i migranti di fede islamica. La vicenda Chrarlie Hebdo sta offrendo ad esperti, professori, politici e opinon maker il pretesto per sponsorizzare il loro modello vincente per un paese più sicuro e non troppo multietnico. Ma la realtà è più avanti e positiva della lettura che viene offerta dai salotti della Tv e della propaganda politica. Un esempio ? L’oratorio.

«Un modello, quello dell’oratorio, che funziona quando e dove c’è la disponibilità di tutti a mettersi in gioco, in discussione» ci spiega Monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l'Azione Sociale della Diocesi di Milano. «Bisogna relazionarsi con gli altri liberandosi dalle verità assolute, ovvero smettere di ritenere che le proprie verità, visioni del mondo e della storia siano esclusive e migliori di quelle degli altri. Il vantaggio di lavorare con i bambini è che loro si sentono meno differenti».

A Milano, ad esempio, quasi un terzo dei bambini che frequentano le attività dell’oratorio nella Diocesi di Milano è di origine straniera. Il 60% è di fede cattolica, il 25% è di fede islamica, il 10% di altre fedi cristiane.
Secondo i dati della ricerca “I minori di origine straniera in Oratorio: dall’integrazione alla condivisione” in alcuni oratori della diocesi di Milano la presenza di minori stranieri raggiunge percentuali vicine al 40-50% sul totale dei frequentanti. Il 52%, delle parrocchie ha almeno un animatore straniero, mentre le comunità ecclesiali dove è presente almeno un cittadino straniero nel consiglio parrocchiale sono circa il 24%, quelle che hanno almeno un catechista immigrato sono il 19%.

Riferendosi agli avvenimenti di Parigi, Bressan esorta a lavorare per contenere la violenza. «La comunicazione di Charlie Hebdo ha prodotto e innescato una reazione. Attenzione: anche il dibattito e la retorica sui media di questi giorni sono borderline: si sta ragionando troppo sulle emozioni. Bisogna invece lavorare per contenerle. Bisogna investire di più anche sul dialogo interreligioso. Si stanno facendo dei passi in avanti. Ci si trova, c'è molta stima. Ma è un dialogo di elite riservato a pochi».


Letture consigliate.
Come si costruisce un’amicizia civica? Individuando molto bene i soggetti che la devono attuare. Io ne elenco tre: il soggetto religioso, l’attore politico, la società civile.
Il soggetto religioso, che si riferisce alle religioni principali del mondo o a una religiosità che arriva a riconoscere la trascendenza oppure, dichiarandosi ateo, l’appartenenza alla famiglia umana. A questo livello c’è la dimensione della gratuità e di primo intervento. Per esempio è quello che fa la Caritas a Lampedusa, la prima accoglienza: tu vedi un fratello che è nel bisogno, gli vai incontro. L’intervento del soggetto religioso è marcato da questa gratuità, ed è il primo soggetto che esprime un’amicizia civica.
Dopo c’è l’intervento dell’autorità politica, il secondo soggetto, che ha lo scopo di sostenere l’amicizia civica-tanto più quanto la società è complessa. Nel caso del meticciamento, non può non esserci un progetto europeo…..
Infine il terzo soggetto fondamentale: la società civile. Pensiamo alla scuola, pensiamo agli oratori, al quartiere, agli stessi momenti di divertimento, allo sport. Ecco, qui paghiamo uno scotto grave: il passaggio di civiltà ha di fatto annullato i costumi, l’ethos del singolo che imposta la virtù, la pratica di vita che genera dei comportamenti: nella Lombardia della mia gioventù c’era un attenzione ai costumi. Abbiamo perso i costumi e questo rende tutto più difficile: viviamo come monadi immersi nell’individualismo.

Angelo Scola. L’amicizia come virtù civica.
Dialogo con Riccardo Bonacina