Povertà

Periferie:una famiglia straniera su tre sotto la soglia di povertà

24 Novembre Nov 2014 1641 24 novembre 2014

Alloggi precari, redditi bassi. Questa è la condizione di molte famiglie immigrate in Italia. Nei dati della Fondazione Leone Moressa la fotografia degli stranieri della porta accanto.

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Alloggi precari, redditi bassi. Questa è la condizione di molte famiglie immigrate in Italia. Nei dati della Fondazione Leone Moressa la fotografia degli stranieri della porta accanto.

A partire dalle periferie di Roma si accendono i conflitti tra famiglie italiane e straniere, spesso dovuti ad una condizione di povertà diffusa. Da uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati della Banca d’Italia, emerge che un terzo delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà e che, mediamente, i redditi degli stranieri sono la metà di quelli degli italiani.

Condizione abitativa precaria. Le famiglie straniere si concentrano prevalentemente nelle aree periferiche delle città e vivono in abitazioni più piccole (68 mq in media contro i 103 mq degli italiani). Mentre tra gli italiani la casa di proprietà è un ancora bene diffuso (per oltre il 70% delle famiglie), il 75% delle famiglie straniere vive in affitto, e appena il 13,7% è il proprietario dell’abitazione di residenza.

Sotto la soglia di povertà. Le famiglie straniere in Italia che vivono al di sotto della soglia di povertà sono il 33,9%, contro il 12,4% delle famiglie italiane. Il reddito medio annuo di una famiglia straniera è quasi la metà di quello di una famiglia italiana (16.629 € contro 31.400 €). Ancora più forte il divario nella propensione al consumo: mentre una famiglia straniera spende mediamente 17.593 € (più di quanto guadagna) dovendo ricorrere a prestiti e indebitamenti, una famiglia italiana riesce a risparmiare circa il 20% del proprio reddito, mettendo da parte circa 6.000 euro all’anno.


Soprattutto lavoro dipendente. Un’altra differenza tra le famiglie straniere e quelle italiane sono le fonti di reddito. Tra le famiglie straniere, l’84,4% dei redditi deriva da lavoro dipendente, mentre le altre tipologie rappresentano quote marginali. Tra le famiglie italiane, invece, la situazione è molto più frammentata. Il lavoro dipendente rappresenta la prima voce, ma con solo il 38,1%. Seguono le pensioni e i trasferimenti netti con il 28,5%. Il reddito da capitale che per gli stranieri raggiunge appena il 7,1%, fra gli italiani costituisce oltre un quinto delle entrate (22,2%).

Forte utilizzo del contante. Le famiglie straniere continuano ad utilizzare poco gli strumenti finanziari diversi dal contante, che rappresenta il 48,5% dei loro consumi mensili (mentre per gli italiani rappresenta il 40,5%). Le carte di credito, utilizzate da un terzo delle famiglie italiane (30,7%), sono ancora poco conosciute dalle famiglie straniere: quelle che le utilizzano sono appena il 7,8%.
Tra le forme di risparmio, l’86,0% delle famiglie straniere possiede un deposito bancario, contro il 93,3% delle famiglie italiane. Ma ancor più significativo è l’utilizzo delle altre forme di risparmio (obbligazioni, titoli, azioni ecc.), praticamente sconosciute alle famiglie straniere.

Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, “le famiglie straniere in Italia vivono in una condizione di diffusa povertà. I redditi medi sono la metà di quelli degli italiani, e non sono sufficienti a generare risparmio. A questa situazione si aggiungono una condizione abitativa precaria (generalmente in affitto) e la mancanza dell’aiuto della rete familiare (invece molto frequente tra gli italiani). La situazione delle famiglie straniere in Italia rischia dunque di diventare drammatica, e questo non fa che alimentare la marginalità e l’esclusione sociale.

Fonte Fondazione Leone Moressa