Obiettivi di sviluppo sostenibile

L’UE e la cooperazione allo sviluppo nell’era globale, parla Elly Schlein

26 Novembre Nov 2014 1712 26 novembre 2014

Il Parlamento europeo approva a larghissima maggioranza il rapporto sull’agenda globale dello sviluppo post-2015. Il commento di Elly Schlein, eurodeputata del PD e vice relatrice del rapporto

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Il Parlamento europeo approva a larghissima maggioranza il rapporto sull’agenda globale dello sviluppo post-2015. Il commento di Elly Schlein, eurodeputata del PD e vice relatrice del rapporto

Si è votato [Ieri] in sessione plenaria del Parlamento europeo il primo rapporto che ho curato come relatrice per il gruppo S&D su “L'UE e il quadro di sviluppo globale dopo il 2015”. In Commissione Sviluppo del Parlamento, ha trovato una larghissima maggioranza, ed era fondamentale che la plenaria lo approvasse con una maggioranza altrettanto forte (541 a favore, 96 contro, 29 astensioni) di modo da influenzare le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre.

Insieme al rapporteur Davor Stier (del gruppo conservatore PPE, ndr) e ai relatori degli altri gruppi abbiamo svolto un lavoro enorme in pochissimo tempo, con spirito collaborativo e con la consapevolezza dell'importanza di tale rapporto, che costituisce la posizione di questo Parlamento sull'agenda dello sviluppo post-2015 e sulla definizione dei Sustainable Development Goals (SDGs, Obiettivi dello sviluppo sostenibile, ndr), che saranno negoziati alle Nazioni Unite il prossimo anno.

Come gruppo S&D, abbiamo posto grande enfasi sui diritti umani, che devono essere al centro del nuovo framework, insistendo sul principio di non discriminazione e sull'attenzione ai soggetti più vulnerabili, così come sulle minoranze, sulla comunità LGTBI e sulle persone con disabilità. Abbiamo voluto enfatizzare l'importanza di una nuova partnership globale, sottolineando l'universalità dei nuovi obiettivi, la vera novità e la vera sfida per i prossimi anni: non più un'agenda destinata ai paesi in via di sviluppo ma obiettivi condivisi che valgano per tutti gli stati, compresi quelli dell'Unione. Abbiamo messo al centro il ruolo guida che l'Unione Europea dovrà avere durante le future negoziazioni, e che potrà svolgere in modo tanto più incisivo quanto più sarà in grado di esprimersi con una voce sola, unitaria e forte.

Abbiamo voluto che allo stesso livello dello sradicamento della povertà e dello sviluppo sostenibile, la lotta a tutte le disuguaglianze diventasse priorità assoluta della nuova agenda. L'Europa può e deve farsi carico di promuovere una lotta serrata alle disuguaglianze su scala globale, dando anche l'esempio. Disuguaglianze che sono incredibilmente aumentate sia entro gli stati che tra gli stati, e a cui si ricollegano molte delle grandi sfide che affrontiamo quotidianamente in via emergenziale, come i flussi migratori. È importante insistere sulle diseguaglianze anche perché una delle criticità dei precedenti Millennium Goals (Obiettivi del Millennio, ndr) è che nonostante dei progressi siano stati fatti, la loro distribuzione è stata ineguale tra le diverse fasce sociali. Nel rapporto, per questo, difendiamo chiaramente la proposta dell'Open Working Group (il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite composto da rappresentanti degli Stati che ha negoziato una prima bozza dei SDGs) di avere un obiettivo a sé stante sulla riduzione delle diseguaglianze.

Abbiamo voluto assumere come base proprio il lavoro dell'Open Working Group, e crediamo che gli obiettivi non andrebbero ridotti, ma che se proprio si vorrà considerare una loro riorganizzazione, essa non debba in alcun caso andare a scapito degli obiettivi più ambiziosi ed innovativi, compreso quello sulla uguaglianza di genere.

Come membro della commissione FEMM sono inoltre felice che l'opinione della commissione sia stata presa in grande considerazione: nel rapporto emergono con forza il ruolo centrale della donna nelle politiche dello sviluppo e il pieno rispetto dei suoi diritti, compresi quelli sessuali e riproduttivi.

Molti altri sono gli aspetti innovativi e coraggiosi:

  • sulla lotta alla povertà ad esempio, che chiediamo non sia misurata solamente sulla base del reddito, ma si tengano in considerazione più ampie misure di progresso e benessere, oltre all'auspicabile innalzamento della soglia di povertà a 2 $ al giorno;
  • sul cambiamento climatico, e la necessità transitare con determinazione e coraggio verso modelli di produzione e consumo finalmente sostenibili;
  • sull'accesso universale ad una salute e ad un'educazione che siano di qualità per tutti,
  • sulla necessità di contrastare corruzione, evasione ed elusione fiscale che sottraggono ai paesi risorse indispensabili, anche con riferimento ad innovative forme di finanziamento come la tassa sulle transazioni finanziarie;
  • e infine sull'importante ruolo ricoperto da società civile, organizzazioni, autorità locali e parlamenti nazionali nel nuovo framework, che sarà tanto più forte quanto più condiviso e costruito a più mani. In questo senso, abbiamo insistito sulla necessità che tutti gli attori coinvolti, compreso il settore privato, siano sempre guidati dal raggiungimento degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo, dal rispetto dei diritti umani, della tutela dei lavoratori e dell'ambiente, e dai principi di trasparenza e accountability.


Il rapporto votato oggi è forte ed equilibrato. Toccherà ora agli Stati Membri e all'UE, nella misura in cui sarà in grado di parlare con una voce unitaria e forte, impegnarsi affinché il prossimo anno veda l'adozione di nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile all'avanguardia, che pongano le basi per costruire un Pianeta migliore, non solo libero da povertà, fame e malattie, ma più eguale, più giusto, attento ai diritti di tutti e ad uno sviluppo sostenibile.

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