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Blair premiato (e contestato) per aver aiutato l'Africa

27 Novembre Nov 2014 1256 27 novembre 2014

Save the children omaggia l'ex premier inglese per il suo impegno a favore dell'Africa, ma viene sommersa dalle critiche provenienti anche da un gruppo di propri dipendenti. A sorpresa, The Guardian li rimette in riga, elencando (numeri alla mano) i meriti di Blair

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Save the children omaggia l'ex premier inglese per il suo impegno a favore dell'Africa, ma viene sommersa dalle critiche provenienti anche da un gruppo di propri dipendenti. A sorpresa, The Guardian li rimette in riga, elencando (numeri alla mano) i meriti di Blair

Una pioggia di critiche ha investito Save the children per aver premiato l'ex premier britannico Tony Blair per il suo impegno contro la povertà. Oltre 200 dipendenti della stessa ong si sono infatti rivoltati contro la decisione, definendo l'eredità di Blair “moralmente discutibile”, soprattutto a causa dell'appoggio fornito dal governo da lui presieduto alla guerra in Iraq. Una petizione è stata lanciata online per il ritiro del riconoscimento, e a oggi ha raccolto oltre 100mila firme.
A scendere in campo a favore di Blair, tuttavia, è stato il quotidiano The Guardian, in passato non certo tenero con alcune scelte del celebre politico, che ha definito la mobilitazione dei cooperanti dissidenti “ridicola” e ha scritto a chiare lettere che “qualunque cosa si pensi dell'uomo Blair, una cosa certamente l'ha fatta: ha salvato i bambini”.
The Guardian passa poi in rassegna i successi dell'ex premier prima in patria (dove mise in cima all'agenda la riduzione della povertà infantile, destinando cospicui aiuti in denaro alle famiglie numerose e con genitori disoccupati), e poi in Africa, dove, invece di cadere nella “trappola neocolonialista” che ha il suo simbolo nei concertoni benefici alla Bob Geldolf, Blair investì nella leadership degli stessi paesi del Continente lanciando la New Economic Partnership for African Development e risolvendo nel 2000 con invio di truppe inglesi la grave crisi in Sierra Leone, dove una guerra civile rischiava di lasciare sul terreno decine di migliaia di morti.
Forse il più grande successo di Blair è stato però – nota ancora il quotidiano – il summit G8 di Gleneagles nel 2005, quando tutte le richieste del movimento globale per gli aiuti allo sviluppo e la riduzione del debito vennero accolte: in quella sede i grandi del mondo cancellarono il 100% del debito di 33 Paesi HIPC (altamente indebitati) verso le IFI (Multilateral Debt Relief Initiative-MDRI), contribuendo a rilanciare intere economie, a ridurre povertà e a promuovere sanità e istruzione.
Non basta: oltre il 70% delle attività svolte oggi da Blair sono pro bono (compresi i pranzi con Renzi...) e la sua Africa Governance Initiative è molto attiva in paesi come Rwanda, Liberia e Sierra Leone per sostenere la formazione di una classe dirigente in grado di traghettarli verso uno sviluppo duraturo e sostenibile. Solo la settimana scorsa, era in Africa occidentale per l'emergenza Ebola.
“Questi sono fatti, o no?”, si chiede il Guardian. “Se li avessero conosciuti, i lavoratori di Save the children avrebbero firmato quella lettera piena di indignazione? Cosa c'è che non va nel lavoro svolto da Blair in Africa? Se si tratta di una protesta contro la guerra in Iraq, è legittima, ma non ha niente a che fare con l'eredità di Blair in Africa”. La conclusione, poi, è durissima: “Il vostro cinismo avrà una duro prezzo, che pagheranno i bambini africani. Perché se si comincerà a disprezzare il lavoro di Blair nel continente, molte persone penseranno che niente potrà mai cambiare. Crederanno che i bambini non si possono salvare, mentre sappiamo tutti che non è vero. E questa non è solo una vergogna, in fin dei conti. E' un crimine”.