Legge di stabilità

Costalli:«Il taglio ai patronati è la punta dell'iceberg»

4 Dicembre Dic 2014 1738 04 dicembre 2014

Secondo il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), i corpi intermedi sono sotto attacco da parte del Governo

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Carlo Costalli Presidente Mcl
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Secondo il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), i corpi intermedi sono sotto attacco da parte del Governo

Riduzione del personale, chiusura di sportelli e cittadini lasciati in balia del mercato privato e delle fatture dei commercialisti per usufruire di servizi che attualmente ricevono gratis. Sono le potenziali conseguenze del taglio di 75 milioni (rispetto ai 150 inizialmente preventivati) al fondo patronati previsto nella legge di stabilità approvata già dalla Camera e in arrivo al Senato.
«Si, i tagli sono stati ridotti. Per i patronati più grandi è un taglio duro ma sostenibile. Sarà invece durissima per le organizzazioni meno strutturate» afferma Carlo Costalli, presidente di Mcl, il Movimento Cristiano Lavoratori. «Ma non è solo una questione di tagli. Per avere il riconoscimento dei finanziamenti, il governo ha introdotto una serie di sbarramenti come l’essere presente in almeno 8 paesi all’estero e operare in città italiane che rappresentano almeno il 60% degli abitanti in Italia. Insomma, bastoni tra le ruote per molti patronati che rischiano di chiudere».

La preoccupazione di Costalli non è solo numerica ed economica. «Noi riteniamo che dietro il taglio al fondo patronati ci sia un attacco ai corpi intermedi della società civile. Un attacco iniziato dagli altri governi ma che Renzi ha accentuato in nome di un riformismo molto personalistico.Comunque, non siamo ciechi. Sono consapevole che bisogna razionalizzare la spesa, che il numero dei patronati è eccessivo, ed è giusto che essi siano espressione di grandi associazioni di lavoratori e non di siglette. Ed è anche vero che le organizzazioni sindacali devono accettare e misurarsi con i cambiamenti. La Cigl non può continuare a fare le battaglie anacronistiche ed ideologiche. Il percorso di rinnovamento riguarda tutti. Il premier, tuttavia, non può dire che lui è bravo e gli altri sono tutti da rottamare. Il rischio è che lui faccia pagare il processo riformatore a tutti quelli che in questi anni hanno tenuto mantenuto il dialogo aperto con le istituzioni e a quei corpi intermedi che si sono messe in gioco in una logica di cambiamento indipendente dagli input della politica».

Renzi allora sta gettando benzina sul fuoco?
«In un momento di difficoltà economica come quella attuale, c’è il rischio che la situazione possa sfuggire di mano. Temo che neppure i sindacati riusciranno a controllare le occasioni di scontro. Renzi sta cercando antagonisti; lo fa con tutti: con la magistratura, con i sindacati, con i partiti, con le regioni. Una cosa è cercare di riformarli, un’altra è cercare un antagonista per opportunismo politico. Il trend dell'erosione e dello scontro con i corpi intermedi è in atto da 20 anni. Renzi ci sta mettendo del suo e sta contribuendo ad enfatizzarlo».