dalle fondazioni

Welfare: il non profit sarà protagonista, a patto che...

5 Dicembre Dic 2014 1745 05 dicembre 2014

Affrontati in un convegno a Milano promosso da Fondazione E&Y Italia le principali sfide della social economy viste dalle fondazioni. Eco le conclusioni di un lavoro a cui hanno partecipato 300 attori del non profit, che ripongono molte speranze nella riforma del terzo settore ma avvertono: "Serve una cabina di regia pubblico-privata per innovare il welfare"

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Affrontati in un convegno a Milano promosso da Fondazione E&Y Italia le principali sfide della social economy viste dalle fondazioni. Eco le conclusioni di un lavoro a cui hanno partecipato 300 attori del non profit, che ripongono molte speranze nella riforma del terzo settore ma avvertono: "Serve una cabina di regia pubblico-privata per innovare il welfare"

Trasparenza, correttezza, efficienza e una governance simile, per fluidità di meccanismi e certezza di responsabilità, a quella di un'azienda profit: sono queste le richieste arrivate dal convegno “Valore, innovazione, integrazione: Social Economy motore di sviluppo” svoltosi a Milano su iniziativa della Fondazione E&Y Italia con il contributo di Fondazione Cariplo e il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In un momento in cui le acque del terzo settore italiano – che, si è ricordato, genera un Pil che sfiora i 100 miliardi di euro – sono agitate da gravissimi episodi di corruzione (vedi il caso della “cupola romana” e della cooperativa 29 giugno), i protagonisti del non profit che ogni giorno hanno a che fare con le sfide e opportunità legate a investimenti e finanziamenti si sono confrontate su come innovare la propria partecipazione alla costruzione del bene comune.
“La discussione promossa oggi pone l’accento sulle sfide che attendono questo mondo”, ha sottolineato il presidente di fondazione E&Y, Donato Iacovone. “La prima delle quali è senza dubbio la trasparenza: gli organismi non profit devono saper dimostrare come spendono le risorse loro affidate, con quale incidenza sui costi generali, quali politiche retributive per gli operatori, quante le risorse dedicate ai progetti di ricerca o ai progetti di intervento su persone e territori. Tutto ciò richiede professionalità ed è proprio la professionalizzazione, il secondo requisito che gli operatori del settore devono soddisfare per accompagnarne lo sviluppo”.
E' intervenuto poi l'avvocato Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo, che ha sottolineato tra le altre cose come ci sia assoluto bisogno di un fisco che non penalizzi il terzo settore ma vada invece nella direzione opposta, magari varando una vera fiscalità compensativa.
Molte speranze sono riposte, poi, nella riforma del terzo settore attualmente in discussione in Parlamento, sul percorso della quale ha relazionato il direttore di Vita Riccardo Bonacina. “Il terzo settore soffre di sei mali”, ha elencato Bonacina. “Primo, la delega da parte dello Stato, che lascia il campo alle associazioni perché da solo non riesce, ovvero la sussidiarietà al contrario; secondo, il terzo settore è cresciuto per esternalizzazione dei servizi e – terzo – senza un fondamento giuridico unitario, ma con una legislazione per settori. Quarto”, ha proseguito, “si è affermata una concezione assistenzialistica, cosicché si è lavorato per finanziamenti, con le onp diventate progettifici; quinto, la minorità culturale che rincorre pubblico e mercato e infine, sesto male, permane la ritrosia a misurare l'impatto sociale, tanto che solo 1 organizzazione su 3 misura ciò che fa”.
Il documento
A seguire, dopo la lezione sullo scenario internazionale del professor Maurizio Ferrera, Professore Ordinario di Scienza Politica dell’Università degli Studi di Milano (www.secondowelfare.it), si sono svolti due panel di discussione che hanno presentato e ri-analizzato il lavoro di riflessione sul Terzo Settore promosso dalla Fondazione EY Italia nelle scorse settimane, che si è concluso con un documento sintetico da cui emerge chiara l’importanza di Fondazioni e realtà not for profit come attori protagonisti della crescita. La cosiddetta “social economy”, infatti - è stato detto - sembra oggi nel nostro Paese l’unica forza in grado di portere reale sviluppo e confermare quel “valore sociale” che appartiene a tutti gli attori della scena economica, anche a quelli squisitamente profit.
L’utilità sociale si determina quando ad uno specifico bisogno si offre una risposta adatta ed efficace. L’analisi dei bisogni è, dunque, un punto nodale, rispetto al quale occorre agire con metodo e determinazione. Approfondendo il tema della governance del Terzo Settore, è emersa in tutta la sua importanza il gap tra domanda e offerta. Mancano sia una fotografia chiara dei veri bisogni dei cittadini, sia la consapevolezza dei servizi, delle iniziative, delle forze in campo per offrire delle risposte. Serve dunque un osservatorio permanente che possa essere una base per tracciare l’altra grande esigenza del Terzo Settore, cioè la misurazione dell’impatto sociale.
In sintesi, occorre una “cabina di regia” centrale e istituzionale, declinata a livello territoriale e settoriale, in cui fondazioni, realtà not for profit, imprese e istituzioni lavorino in rete nella ricerca delle risposte più adeguate ai bisogni di welfare emergenti. Il network permetterebbe un’opportunità concreta attraverso un osservatorio permanente che metta in rete risorse e competenze ed eviti ridondanze, duplicazioni e dispersione di energie. Nella riflessione generale è emerso anche il tema dell’accesso ai fondi pubblici, soprattutto a quelli europei, complicato da norme e procedure che solo le realtà not for profit più grandi e strutturate possono affrontare; inoltre sono da esaminare con attenzioni i nuovi strumenti finanziari per facilitare un più ampio sviluppo. Nel processo di ridefinizione della governance, infine, non è estraneo il contributo del mondo profit, che può trasferire un patrimonio di conoscenze amministrative e gestionali che, se opportunamente declinate ed adattate alle peculiarità del Terzo Settore, potrebbero migliorarne la performance.
Le conclusioni della giornata di lavoro sono state affidate al sottosegretario con delega al Terzo Settore, Luigi Bobba, che è tornato sul tema della riforma definendola “parte essenziale del mosaico del governo per liberare interamente il potenziale delle energie del mondo del volontariato, associativo e cooperativo”, e “la strada per rispondere in modo solidale ed efficace ai tanti bisogni sociali insoddisfatti, contrastando le esclusioni e le povertà. L’investimento contenuto nella legge di stabilità per le politiche sociali, per il servizio civile e per il 5 per mille”, ha concluso, “sono il segno concreto che la riforma del Terzo Settore cammina con risorse adeguate, e andrà in aula alla Camera entro il mese di febbraio prossimo.”