j'accuse

Garanzia Giovani, così non va

16 Dicembre Dic 2014 1311 16 dicembre 2014

Un'analisi del presidente delle Acli mette a nudo gli scarsi risultati e la mancanza di visione del programma europeo: solo un aspirante su 3 è stato convocato, e i posti di lavoro veri sono pochissimi. E mentre alcune regioni hanno svolto solo il 10 per cento delle pratiche, si scopre che 1 giovane italiano su 4 ha solo la licenza media

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Giovani Lavoro
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Un'analisi del presidente delle Acli mette a nudo gli scarsi risultati e la mancanza di visione del programma europeo: solo un aspirante su 3 è stato convocato, e i posti di lavoro veri sono pochissimi. E mentre alcune regioni hanno svolto solo il 10 per cento delle pratiche, si scopre che 1 giovane italiano su 4 ha solo la licenza media

Se non è un fallimento, poco ci manca. Non è tenero Gianni Bottalico, presidente delle Acli, con il programma europeo Garanzia Giovani, del quale il Ministero del Lavoro ha reso noto un primo bilancio. L'ente ha infatti svolto un interessante studio (illustrato dal presidente nazionale Acli Gianni Bottalico sull'ultimo numero della rivista “Nuovi Lavori”) da cui emerge il “lentissimo decollo” di questa misura.
Il primo dato preso in esame dall'analisi è il numero degli iscritti, che nei primi sette mesi, al 20 novembre 2014, sono 305.706 giovani, circa 10mila alla settimana. “Vista la situazione di emergenza”, nota Bottalico, ”ci si poteva aspettare un’adesione più massiccia, considerando anche che la disoccupazione giovanile ha raggiunto un nuovo picco negli ultimi mesi”. Non basta. Gli iscritti sono un quinto dell’insieme della popolazione giovanile, i cosiddetti NEET, indicata come beneficiaria nel Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani, ai quali però non vengono dati adeguati riscontri. degli iscritti, infatti, solo 98.240, il 32%, sono stati presi in carico e profilati. E Dal rapporto di monitoraggio, sembra che la presa in carico consista essenzialmente nella chiamata a colloquio per la profilazione. “Non c’è dubbio che le forze dei servizi pubblici per l’impiego siano insufficienti”, prosegue il presidente delle Acli, “ma non basterà aumentarne gli addetti se non si mobilitano le risorse di altri sistemi pubblici e privati, in particolare quelli dell’orientamento, dell’istruzione e della formazione professionale”.
I tempi di reazione di alcune Regioni sono un altro elemento di criticità. Quanto alle iscrizioni, si hanno Regioni con oltre il 40% del target potenziale iscritto al programma e Regioni nelle quali il tasso di adesione è inferiore o di poco al di sopra del 10%. E' vero che qua e là dalle Regioni si ha qualche segnale di erogazione di servizi oltre la profilazione, ma secondo l’ultimo rapporto del 21 novembre in tutto il Paese sarebbero state attivate misure per soli 700mila euro.
Quanto ai dati dei profili dei giovani già passati attraverso i colloqui, il rapporto ci dice che l’11% dei giovani già profilati ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni, il 51% tra i 19 e i 24 anni e il 38% tra i 25 e i 29 anni. Inoltre nel rapporto si rileva che il 35% dei giovani profilati avrebbe un basso indice di difficoltà nella ricerca di un’occupazione, il 36% un indice medio-basso, il 22% un indice medio-alto e il 7% un indice alto. Il precedente rapporto del 14 novembre classificava i giovani anche per titoli di studio: il 19% laurea, il 57% diploma e il 24% terza media o inferiore. “Probabilmente non siamo di fronte a un campione rappresentativo”, concede Bottalico, “a causa delle distorsione dovute alle diverse velocità di attivazione delle Regioni, d’altra parte non sono del tutto noti i criteri che definiscono i vari livelli di profilazione. E’ comunque impressionante il 24% di giovani che, al massimo, hanno conseguito il diploma di terza media. Allo stesso modo fa un certo effetto rilevare l’uso della categoria dei titoli di studio, senza menzione del Quadro Europeo delle Qualificazioni (EQF), pur acquisito dall’Italia”. Resta il campanello d’allarme del 24% dei giovani che hanno fatto solo la scuola media e talvolta neanche quella.
Dalla Garanzia Giovani ci si aspetterebbe una più precisa attenzione alla formazione e alla qualificazione professionale, continua l'analisi, magari dotandosi di “un partner formativo forte e in grado di fornire in modo flessibile la formazione richiesta, evitando il bricolage di corsetti che caratterizza i percorsi di disoccupati obbligati ad avere un francobollo formativo”. Considerando infine le proposte di lavoro registrate da Garanzia Giovani, il panorama rimane fosco. Le opportunità di lavoro pubblicate dall’inizio del progetto sono 23.297, per un totale di 32.944 posti disponibili, ma di queste solo 5.190 (per un totale di 7.066 posti) sono attive, poiché la loro validità è di 60 giorni. Il 72,2% delle occasioni di lavoro è concentrata al Nord, il 13,6% al Centro e il 14,1% al Sud, lo 0,1% all’estero. Ergo, i posti di lavoro oggi offerti sono veramente pochi.
“Questo esempio”, conclude Gianni Bottalico, “è indicativo di quanto c'è da fare nel campo dell’orientamento, dell’istruzione e della formazione professionale. La Garanzia Giovani italiana, deve essere, se non riscritta, almeno riorientata strategicamente alle priorità dettate non solo dall’emergenza occupazionale, ma anche dai possibili processi di innovazione. Per questo riteniamo che non possa avere un’impronta esclusivamente lavoristica”, ribadisce, “ma debba privilegiare il rientro in percorsi formativi o addirittura scolastici assumendo come obiettivo il contrasto all’abbandono scolastico, e per tutti deve costruire carriere professionali con percorsi di alternanza tra formazione e lavoro, poiché la qualificazione professionale è la stella polare dell’accesso al lavoro qualificato”.