Periferie e infanzia

Save the Children: bisogna creare “aree ad alta densità educativa”

16 Dicembre Dic 2014 1643 16 dicembre 2014

L’Ong commenta le dichiarazione del premier Renzi sulle periferie. Il 37% dei minori – pari a 3 milioni e 700 mila under 18 – si concentra nelle aree metropolitane, documenta il 5° Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia. Sono 11 i Punti Luce aperti dall’Organizzazione in aree deprivate di altrettante città

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L’Ong commenta le dichiarazione del premier Renzi sulle periferie. Il 37% dei minori – pari a 3 milioni e 700 mila under 18 – si concentra nelle aree metropolitane, documenta il 5° Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia. Sono 11 i Punti Luce aperti dall’Organizzazione in aree deprivate di altrettante città

«È sotto gli occhi di tutti il disagio di tante periferie: luoghi deprivati di verde, spazi comuni, trasporti efficienti, scuole a tempo pieno e sempre più popolati da giovani coppie con bambini. Le periferie dei nostri giorni sono le nuove città dei bambini, con ormai il 37% della popolazione minorile che si concentra nelle aree metropolitane, come documenta il 5° “Atlante dell’Infanzia (a rischio)” di Save the Children. Da qui dobbiamo cominciare se vogliamo riaprire spazi di futuro per l’infanzia nel nostro paese», dichiara Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti.

«Concordiamo quindi con quanto dichiarato stamattina dal premier Renzi sulle periferie ma ciò deve tradursi in interventi concreti affinché le aree metropolitane più deprivate di servizi e spazi per i bambini, diventino “aree ad alta densità educativa”, sul modello francese delle Zones d’Education Prioritaires, all’interno delle quali garantire un forte rafforzamento delle offerte educative, scolastiche ed extrascolastiche, valorizzando le risorse locali e mobilitando fondi europei», prosegue Raffaela Milano.

«Save the Children ha lanciato la campagna Illuminiamo il Futuro proprio per contrastare la galoppante deprivazione educativa e di opportunità che colpisce sempre più minori insieme al dilagante impoverimento economico delle famiglie, e ha aperto 11 Punti Luce in altrettante città di 8 regioni , spazi ad alta densità educativa che sorgono in quartieri particolarmente sguarniti di servizi per l’infanzia, dove bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative, che nel 2014 sono stati frequentati da 1800 bambini. La previsione è di supportare 4000 minori entro il 2015, assegnando 1000 doti educative, e di aprire ulteriori Punti Luce”, prosegue Raffaela Milano.

L’Organizzazione, inoltre sottolinea positivamente la recente decisione di stanziare 227 milioni di euro di fondi europei per assicurare materiale scolastico e accesso gratuito alla mensa scolastica a bambini e adolescenti in condizione di povertà, e all’apertura pomeridiana delle scuole in contesti particolarmente deprivati,stanziamento che rientra nel Fondo di Aiuti europei agli indigenti 2014-2020 la cui programmazione operativa è stata approvata dalla Commissione europea l’11 dicembre scorso.

In particolare, all’Italia è stata riconosciuta una dotazione complessiva di 788milioni di euro (670 fondo europeo e 118 cofinanziamento nazionale) per interventi a favore delle persone più povere e una quota di tale fondo viene specificamente destinata alla infanzia e all’adolescenza, con un intervento che non si limita a contrastare la povertà alimentare ma affronta quella “educativa”.

«Per la prima volta la “fame di educazione” vien riconosciuta un bisogno primario dei bambini e dei ragazzi, alla stregua dei bisogni alimentari», commenta Raffaela Milano. «Sappiamo che la povertà minorile ha molti volti, e tra questo uno dei più devastanti è proprio la povertà educativa, cioè l’impossibilità per tanti minori, di usufruire di adeguate occasioni formative ed educative, con gravi conseguenze sul loro presente e futuro. Nel nostro impegno in Italia», prosegue Raffaela Milano, «veniamo continuamente a contatto con bambini e adolescenti che non riescono a comprare i libri per la scuola o sono senza tuta per la ginnastica, e proprio quelli che ne avrebbero maggiore bisogno spesso non riescono ad accedere alla mensa scolastica. Tutto questo ha conseguenze immediate nel rapporto con i coetanei e sul rendimento scolastico, e spesso spinge gli stessi minori all’abbandono precoce degli studi. Diamo atto al Ministero del Welfare e in particolare alla Direzione Inclusione sociale del ministero di aver accolto e fatta propria questa necessità».

Il primo degli interventi stabiliti riguarda la deprivazione materiale di bambini e di adolescenti in ambito scolastico e prevede – con un budget di 150 milioni di euro – la distribuzione di materiale scolastico gratuito (libri di testo per le scuole secondarie, zaini, matite, tute da ginnastica, etc.) agli studenti delle primarie e delle secondarie che vivono in famiglie in grave povertà (i nuclei familiari che rispondono ai criteri del sostegno per l’inclusione attiva). Il secondo intervento riguarda due dimensioni della povertà, quella educativa e quella alimentare. Attraverso questo intervento – finanziato con 77 milioni di euro – si intende promuovere la fruizione della mensa scolastica da parte dei bambini che vivono nei contesti più deprivati, in modo tale da fornire un pasto proteico completo ai bambini in povertà (le famiglie che non possono permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni sono passate dal 12,4% del 2011 al 16,8%) e favorire l’apertura pomeridiana delle scuole, con servizi socio educativi (che saranno sostenuti con altri fondi europei destinati all’istruzione).