HAITI 5 ANNI DOPO

Action Aid: un Parco industriale lascia i contadini senza terra

12 Gennaio Gen 2015 1720 12 gennaio 2015

Un quarto delle risorse USAID stanziate per il post-terremoto è stato usato per la costruzione del Parco Industriale Caracol. Lo rivela un nuovo rapporto realizzato dall’organizzazione internazionale

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Un quarto delle risorse USAID stanziate per il post-terremoto è stato usato per la costruzione del Parco Industriale Caracol. Lo rivela un nuovo rapporto realizzato dall’organizzazione internazionale

“Ricostruire meglio? Il Parco Industriale Caracol e gli aiuti post-terremoto ad Haiti”, questo il titolo del documento, che mette in luce come più di 170 milioni di dollari degli aiuti americani per l’emergenza ad Haiti siano stati utilizzati per finanziare il Parco Industriale Caracol, un’area edificata sui terreni agricoli nel nord di Haiti, molto al di fuori della zona interessata dal terremoto.

Un totale di 366 famiglie e 720 lavoratori agricoli hanno perso i loro terreni e quindi la loro fonte di sopravvivenza, con un preavviso di soli pochi giorni prima della effettiva costruzione del parco.

Kysseline Jean-Mary Chérestal, Senior Policy Analyst ad ActionAid USA, dichiara:“Almeno un quarto del budget post-terremoto USAID è stato speso per realizzare la costruzione del Parco Industriale Caracol in un’area molto fuori la zona disastrata. Ma invece di consultare le comunità locali sul tipo di sviluppo che li avrebbe maggiormente aiutati, alcuni dei terreni più fertili del paese sono stati presi e ricoperti di cemento”.

Nel rapporto di ActionAid, è evidente come i contadini, siano rimasti senza terreni, pur contando su quelle terre proprio come fonte di produzione di cibo e sostentamento. Inoltre, i prezzi del cibo nell’area di Caracol continuano ad aumentare a causa di una dura siccità e di ridotti mezzi di produzione, rendendo quindi la decisione di coprire terreni fertili con calcestruzzo e cemento ancora più controversa. Il Governo di Haiti e i donatori internazionali sono stati costretti ad intervenire per stabilizzare i prezzi delle derrate agricole, ma continuano ad aumentare, lasciando Haiti di nuovo sull’orlo di una crisi alimentare.

Otto mesi dopo essere stati allontanati, alcuni agricoltori hanno ricevuto risarcimenti economici, cifre che però non sono state concordate Né negoziate con i diretti interessati: i contadini sostengono al contrario che si tratta di cifre assolutamente inadeguate. Cinic Antoine Iréné, un contadino che ha perso la sua terra quando il Parco Industriale Caracol è stato costruito, afferma:“I terreni a Caracol erano usati per la produzione di cibo per tutto il Nord Est, banane verdi e altre colture. Terreni che ci sono stati presi e ricoperti di cemento. Il parco industriale è la più grande ingiustizia fatta al Nord Est di Haiti, perché si potevano scegliere altri territori meno produttivi”.

La promessa fatta dall’amministrazione statunitense di “ricostruire meglio” si è concretizzata nell’impiego di oltre un quarto degli aiuti USAID stanziati per post-terremoto, in realtà destinati alla costruzione del parco. Con stime riguardanti la creazione di 65000 posti di lavoro, l’amministrazione USA è stata molto rapida nell’approvare la destinazione dei fondi per il parco, nonostante le comunità locali non siano mai state consultate. Oggi, il parco fornisce solo 4500 posti di lavoro, con lavoratori che guadagnano un salario minimo di meno di 5 dollari al giorno – molto al di sotto della cifra necessaria per sfamare una famiglia e soddisfare i normali bisogni quotidiani.

Chérestal continua: «Il Parco Industriale di Caracol – un progetto faro degli aiuti del Governo degli Stati Uniti ad Haiti – è un errore costoso, che ha lasciato i contadini in una situazione peggiore rispetto a prima del terremoto, impossibilitati ad accedere ai terreni di cui loro necessitano per far crescere le loro culture, pascolare i loro animali e quindi procurarsi entrate economiche. I contadini non possono lavorare nelle fabbriche – le competenze che hanno nel saper far crescere mais e fagioli non sono quelle che servono per fare magliette e biancheria intima. Ma anche se cambiassero competenze, i salari non sarebbero sufficienti a comprare tre pasti al giorno per una singola persona, per non parlare di una famiglia intera: si tratta di salari da fame. Con Haiti sull’orlo di una crisi alimentare, il governo e i donatori internazionali devono investire nei piccoli agricoltori haitiani così che possano sostenere il paese, non escluderli per consentire loro di produrre un dollaro o due, a vantaggio degli investitori stranieri o delle élite locali».

ActionAid chiede all’amministrazione USA una maggiore trasparenza rispetto agli aiuti stanziati per Haiti, così che USAID e le altre agenzie possano essere chiamate a rispondere per il modo in cui i dollari dei contribuenti vengono spesi e facendo in modo che per tutti i progetti di aiuto siano rispettati e protetti i legittimi diritti alla terra degli Haitiani. Le famiglie “sfollate” dal Parco Industriale Caracol devono ricevere un giusto risarcimento il prima possibile così che la loro condizione non sia peggiore rispetto al prima-terremoto.


Qui il rapporto completo