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Adozioni in Bielorussia a rischio chiusura

14 Gennaio Gen 2015 1305 14 gennaio 2015

Il Centro Adozioni di Minsk spedisce una lettera agli enti autorizzati: dall'Italia non è pervenuto un documento essenziale alla prosecuzione degli accordi. La Cai doveva inviarlo a settembre, ma nonostante ripetuti solleciti non è accaduto nulla. E ora le porte si stanno per chiudere: «Famiglie scusate, ma non è colpa nostra»

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Il Centro Adozioni di Minsk spedisce una lettera agli enti autorizzati: dall'Italia non è pervenuto un documento essenziale alla prosecuzione degli accordi. La Cai doveva inviarlo a settembre, ma nonostante ripetuti solleciti non è accaduto nulla. E ora le porte si stanno per chiudere: «Famiglie scusate, ma non è colpa nostra»

Una vittoria italiana, quella dello sblocco delle adozioni in Bielorussia dopo molti anni, che rischia ora di trasformarsi in disfatta: Minsk ha infatti annunciato che si appresta a chiudere ancora una volta le adozioni da parte di coppie italiane per la mancanza di un documento che la Commissione Adozioni internazionali doveva produrre entro lo scorso 13 settembre.

Proprio così: manca un foglio, precisamente «il documento di garanzia sulle informazioni obbligatorie delle condizioni di vita e di educazione dei bambini» bielorussi adottati in Italia, come fa presente una lettera (in allegato l’orginale e la traduzione italiana) inviata ieri 13 gennaio agli enti autorizzati italiani da parte del Centro Adozione Nazionale del ministero dell’Istruzione della Repubblica di Belarus. Tale documento, essenziale e previsto esplicitamente dall’accordo di collaborazione tra Bielorussia e Italia (al punto 7, come notano con precisione da Minsk) doveva essere presentato ogni anno, mentre la validità dell’ultimo pervenuto è scaduta da quattro mesi, il 13 settembre 2014. E da allora, dalla nostra Cai non si sono più fatti sentire, nonostante il Centro Adozioni bielorusso abbia comunicato «più di una volta» alla Commissione italiana «la necessità del rinnovo del documento di garanzia». Visto però – continua la lettera – che il sospirato foglio non ha ancora preso il via, dopo quattro mesi, l’Autorità bielorussa fa presente che «la mancanza del documento è un ostacolo insuperabile per la futura collaborazione nell’esame delle pratiche di adozioni internazionali dei minori bielorussi da parte dei cittadini italiani».

Niente documento, stop alle adozioni. Con amara ironia la missiva si conclude con le scuse che il Centro Nazionale bielorusso porge alle famiglie italiane«per le difficoltà venutesi a creare, certamente non per nostra responsabilità». A questo punto la domanda è d’obbligo: come mai la Cai non ha ancora provveduto all’invio del documento richiesto? Come mai non ha inteso informare gli enti autorizzati all’adozione in Bielorussia delle eventuali difficoltà incontrate, facendo in modo che fosse il paese estero a fare il primo passo? Domande che diventano ancora più drammatiche se si pensa che uno dei tre rappresentanti (commissari) delle famiglie in seno alla Commissione Adozioni italiana è Francesco Mennillo, presidente del Coordinamento Famiglie adottanti in Bielorussia, e se si considera che le adozioni in quella nazione, congelate dal 2008, erano stato sbloccate dal governo italiano meno di un anno fa, nel febbraio 2014. Un risultato comunicato dalla Farnesina (era ministro Francesca Mogherini) e frutto di delicati negoziati condotti dalla Vice Ministro Marta Dassù e dalla sua omologa bielorussa Alena Kupchnya. L’Italia inoltre è l’unico paese al mondo ad adottare in Bielorussia, dove le adozioni comunque continuano ma con numeri ridotti sulla base di “liste” di volta in volta approntate dalle autorità, che giustamente pretendono massima trasparenza e controlli accurati.