CHARLIE HEBDO

Giovani: qui ci vuole un Servizio civile obbligatorio

15 Gennaio Gen 2015 1231 15 gennaio 2015

È tempo che la politica porti avanti iniziative innovative affinché i giovani siano parte attiva nella costruzione del sogno europeo.Il direttore di “Les echos” propone il Servizio civile europeo e obbligatorio.

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È tempo che la politica porti avanti iniziative innovative affinché i giovani siano parte attiva nella costruzione del sogno europeo.Il direttore di “Les echos” propone il Servizio civile europeo e obbligatorio.

Non dobbiamo più attendere di trovarci di fronte ad avvenimenti tragici per reagire. Il lutto unisce, senza dubbio. Ma non è sufficiente per costruire la visione d’Europa che vogliamo. E’ tempo che la politica porti avanti iniziative innovative affinché i giovani siano parte attiva nella costruzione del sogno europeo.

I giovani rappresentano un terreno fertile sul quale costruire il mondo di domani. Quali misure possiamo adottare per evitare che una minoranza di giovani in cerca di punti di riferimento e di affermazione si faccia manipolare da forze oscurantiste, mettendo in pericolo uno spazio di pace e libertà?

I cittadini europei hanno perso di vista i valori su cui l’Europa moderna, la nostra Europa, è stata costruita. Bisogna ricreare un legame soprattutto tra i giovani. E’ a questo livello che l’innovazione politica acquisisce senso. Non è forse l’innovazione ad aver permesso il grande salto in avanti dell’Homo Sapiens, circa 40 mila anni fa? Per esser poi lasciata agli ingegneri e agli uomini d’affari, nel bene… e a volte nel male.

È tempo che le élite politiche ritrovino la capacità di innovare, di creare, giacché, come descritto da Toynbee, hanno un impatto positivo nello sviluppo delle civilizzazioni. Non possono forse immaginare un bel progetto unificante attorno al Sogno europeo? Un Servizio Civile Europeo obbligatorio per i giovani, negli anni di apprendimento del ruolo di cittadini.

È dal 2006 che in Francia esiste un servizio civile, ma manca d’ambizione e mezzi. Nella forma attuale, non risponde alle questioni di fondo che si pongono attualmente alla società europea.
Alcuni evocheranno anche l’esistenza del Programma Erasmus, che però riguarda solo una minoranza di giovani privilegiati e non tocca quegli strati sociali che hanno difficoltà a riconoscersi nell’Europa, nel modo in cui la vivono attualmente.

In Francia sono state adottate altre misure per reintegrare una parte di giovani indeboliti da una situazione economica ostile, si tratta dei cosiddetti emplois d’avenir (lavoro per il futuro). Sono destinati a giovani svantaggiati nei loro percorsi iniziali. Sono direttamente ispirati a disposizioni i cui risultati sono già stati oggetto di polemiche.

La disoccupazione, per quanto dolorosa, è solo una parte dei problemi che i giovani devono affrontare. Altri mali altrettanto profondi li toccano: la difficoltà a comprendere l’Europa di Bruxelles, gli insuccessi scolastici, le crisi identitarie…

Cosa può motivare un giovane, ufficialmente senza impiego, ma molto attivo in lucrosi traffici illeciti, ad abbandonare tali attività per un lavoro giovanile mal pagato? Cosa può impedirgli di investire le proprie energie ed il proprio entusiasmo al servizio di una cattiva causa, soprattutto se questa gli fornisce l’occasione di affermare la propria esistenza?

Lo vediamo bene: dare lavoro ai giovani non è sufficiente. Si tratta di coinvolgerli in un progetto più ampio, che è quello di costruire l’Europa di domani. E tutti i giovani, a prescindere dalla loro provenienza sociale, devono essere coinvolti.

È lì che bisogna osare ed innovare a livello politico. Dunque, direte voi, tutto molto bello ma cosa possiamo immaginare concretamente?

Ciò che crea coesione tra i cittadini è l’adesione profonda ai valori della società in cui vivono. È poi il fatto che a tutti si diano i mezzi per trovare il proprio posto ed essere attrezzati per le sfide che la società deve affrontare. È lì che il servizio civile potrebbe avere tutta la sua utilità.

Per adempiere pienamente al suo ruolo, deve essere articolato attorno alle seguenti dimensioni:

  • Sensibilizzazione ai valori dell’Europa.
  • Sensibilizzazione alla realtà del mondo economico.
  • Formazione in linea con i bisogno del tessuto socio-economico.
  • Apprendimento della diversità sociale e culturale.
  • Costruzione di percorsi e di progetti personali in linea con i valori ed i bisogni dell’Europa. I futuri impieghi dovrebbero costare 1,5 miliardi di euro all’anno in Francia, per coinvolgere tra i 100 e i 150 mila giovani, senza precedente formazione. Non è sicuro che soddisfino il “desidero d’avvenire” dei giovani interessati e rispondano alle sfide della società. Per alcuni osservatori della vita politica, appaiono come frutto di una mancanza di ambizione e d’immaginazione di chi li promuove. Hanno il vantaggio, per altri, di rispondere ad una situazione sul breve termine.

Il Servizio civile sembra più in grado di motivare i giovani europei nello stato di guerra socio-economica in cui ci troviamo. Riflessioni di alcuni circoli di potere sul Servizio Civile sono apparse in Francia prima e dopo la fine del servizio miliare obbligatorio. Così, Annie Crépin, docente di storia contemporanea all'Université d’Artois, ha apportato al Think Tank “Terra Nova" una riflessione sul valore di questo strumento per preservare alcuni vantaggi introdotti dal servizio militare obbligatorio: vale a dire la coesione e l'integrazione sociale.

Sono state realizzate delle stime sul costo di un Servizio Civile obbligatorio. E’ chiaro che, senza ben capirne i pro e i contro, queste stime sono rischiose e non esistono a priori a livello europeo. L’Ammiraglio Béreau, ex ispettore generale delle Forze Armate e membro del Consiglio d’Analisi della Società (Conseil d'Analyse de la Société) ha stimato il costo del Servizio Civile nazionale attorno ai 10 mila euro l’anno per giovane.
Di fronte ai limiti del Servizio Civile Francese attuale, come potremmo rivedere i suoi fondamenti ed il suo funzionamento affinché abbia senso su scala europea?

Prima di tutto dovrebbe riguardare tutti i giovani, ragazze e ragazzi, che abbiano terminato o meno il loro percorso iniziale di formazione. Potrebbe essere realizzato per un anno, tra i 17 ed i 25 anni.

In seguito, potrebbe essere strutturato nella seguente maniera:

  1. Una fase preparatoria da 1 a 3 giornate: questa fase avrebbe differenti funzioni. Servirebbe anzitutto a sensibilizzare i giovani ai valori dell’Europa ed alla questione della guerra economica. Sarebbe inoltre l’occasione di realizzare una serie di valutazioni medico-psicologiche e tecniche su giovani di una data fascia d’età. In termini sanitari, permetterebbe così d’aiutare alcuni giovani ad ottenere un quadro medico gratuito in un’epoca in cui l’accesso alle cure diventa complesso per le fasce di popolazione socialmente più deboli. Dal punto di vista psico-attitudinale, al di là dell’orientamento, questa fase permetterebbe di identificare i giovani che, a prescindere dagli insuccessi scolastici, hanno un grande potenziale che chiede solo di esprimersi in un contesto più adatto.
  2. Un fase di formazione o d’acquisizione d’esperienza: il principio potrebbe essere il seguente. I giovani che hanno ricevuto una solida formazione professionale o che si sono preparati nelle Grandes Écoles avrebbero un doppio ruolo:
    -Quello di formare giovani che non sono usciti dal sistema educativo con conoscenze che gli permettano di inserirsi facilmente nel tessuto economico,
    -Quello di avviare in un ambiente protetto un progetto professionale personale (creazione d’impresa, progetti a servizio di un’associazione, della collettività, di un’impresa…) ad un costo ragionevole. I giovani in difficoltà avrebbero dal canto loro la fortuna di beneficiare di una formazione qualificante concepita in funzione dei risultati dei test di orientamento e di metterla in pratica attraverso un progetto di integrazione nel tessuto sociale. L’aspetto interessante di una fase di questo tipo risiede nel fatto che costituisce il terreno della coesione sociale, stimolando lo scambio tra giovani provenienti da diversi ceti sociali, da una parte, e tra i giovani e gli attori della vita economica (specialmente le imprese) dall’altra.
  3. Una fase d’integrazione: sarebbe il culmine della partecipazione dei giovani ai progetti iniziati nella Fase 2. Per evitare l’effetto inerziale, gli attori economici, disponendo a condizioni vantaggiose di questo insieme di competenze, avrebbero l’obbligo di impiegare regolarmente una quota di giovani mobilizzati sui propri progetti. Questa fase sarebbe l’occasione di rendere più visibile l’impegno e l’utilità sociale degli attori economici, in particolare le imprese.

Infine, il Servizio Civile Europeo darebbe a tutti la possibilità di inserirsi armoniosamente nel tessuto economico e sociale attuale e di costruire quella nuova Europa che tutti chiediamo. Apportare innovazioni tali richiede coraggio politico e comporta rischi. Potrebbero avere una portata maggiore: potrebbero rivelarsi un’arma ugualmente formidabile contro le forze che tentano di disgregare la nostra casa comune.

Pubblicato il 12 gennaio 2015 su LesEchos.fr - Traduzione dal Francese: Evelina C. Urgolo