Elezioni in Grecia

«L'Europa sta già cambiando»

26 Gennaio Gen 2015 1908 26 gennaio 2015

L'economista Leonardo Becchetti spiega «La rinegoziazione del debito sarebbe avvenuta con o senza Tsipras. L'Europa è già avviata verso una nuova via lontana dall'austerità. La Grecia di Syriza è solo l'ultimo passo di una risposta organizzata alle politiche tedesche che hanno stremato una parte dell'Unione»

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L'economista Leonardo Becchetti spiega «La rinegoziazione del debito sarebbe avvenuta con o senza Tsipras. L'Europa è già avviata verso una nuova via lontana dall'austerità. La Grecia di Syriza è solo l'ultimo passo di una risposta organizzata alle politiche tedesche che hanno stremato una parte dell'Unione»

C'è chi vede in Alexis Tsipras la grande occasione di cambiamento che ancora mancava (come Marco Revelli) e chi invece crede che il destino dell'Europa sia segnato e irreversibile (come Giulio Sappelli). Leonardo Becchetti invece vede il successo di Syriza come uno dei tanti passi che all'interno dell’Unione si stanno facendo per chiudere con il periodo dell'austerity targata Germania.

Leonardo Becchetti

Tutti hanno salutato Tsipras come colui che finalmente andrà allo scontro con Merkel per cambiare veramente l'Europa. È così?
Il problema del debito greco esiste sia con Tsipras che senza di lui. C'era già prima e non è sostenibile. Il quadro vede un rapporto debito-Pil del 170%, l'avanzo primario all’1%, una crescita che si spera arrivi all'1%, una deflazione sempre all’1% e con il debito per l'80% delle istituzioni europee, che fanno pagare alla Grecia un tasso del 3% nominale. A queste condizioni il debito continua a crescere, non ci sono alternative. Quindi Tsipras o non Tsipras bisognava arrivare a una rinegoziazione, la terza.

Quindi nessuna differenza con il passato?
La differenza c’è e sta nel fatto che Tsipras potrà spingere, anche grazie al suo successo elettorale, a un rinegoziazione favorevole alla Grecia. Quindi una riduzione del debito che potrà ottenere o tagliando l'ammontare totale o riducendo i tassi d'interesse o ancora allungando la scadenza. Questi sono gli strumenti a sua disposizione. E dovrà trattare anche e soprattutto per ridurre le conseguenze sociali che questa situazione ha portato. In aggiunta penso che i costi della mancata solvibilità del debito greco debbano essere ripartiti tra la Grecia e i Paesi membri perché la colpa di quello che è successo è anche e soprattutto dell'Unione Europea. Un parte dell'onere del costo del debito è infatti colpa diretta dell’Unione. Il debito ha interessi al 3% e si sarebbe dovuto mantenere l'inflazione al 2% per tenere un tasso reale dell’1%. Con la deflazione invece il tasso reale è andato al 4%. Dobbiamo farci carico di una parte di quel debito. In ogni caso, quale che sia lo scenario, se non avesse negoziato Tsipras, per utti i motivi che ho elencato, lo avrebbe dovuto fare qualcun altro.

Lei sostiene che l’Europa stia cambiando, come?
L'Europa è soggetta ad una continua contrattazione tra diversi interessi e come tale si muove. L'Europa ferma è una mitologia ideologica. Ritengo che dal 2007 ad oggi il dramma che abbiamo vissuto è stato quello di essere vittime di una visione terrificante: la visione tedesca dell'economia. Abbiamo abbracciato una strategia, quella dell'austerità, che se non è sbagliata è comunque adatta solo a loro. I tedeschi li vedo come i secchioni che invece di cercare di aiutare i compagni di classe, magari in difficoltà, chiedono alla maestra di accelerare il programma. Per fortuna la maestra, l'Europa, sta raddrizzando la barra. Sembra che, nonostante tutti dicessero che non sarebbe mai cambiato nulla, qualcosa stia accadendo. Non è un caso che i tedeschi si arrabbino. Spero che Tsipras sia il pungolo per accelerare il movimento dell’Europa in una posizione ancora più keynesiana, come negli Stati Uniti.

Che tipo di rapporto potrà esserci tra Renzi e Tsipras?
Ho notato con piacere che tutte le forze politiche italiane hanno espresso soddisfazione per queste elezioni greche. Sia a destra che a sinistra. È chiaro a tutti che l’Ue ha ecceduto con il rigore e che si deve cambiare rotta. Tsipras può aiutare Renzi in questo cambiamento. Può essere funzionale al nostro obbiettivo.

Secondo lei può nascere un blocco mediterraneo con Italia, Grecia, la Spagna di Podemos e magari anche la Francia?
Sarebbe auspicabile e i tedeschi dovrebbero capire che è l'effetto naturale per l'aver stremato i popoli di una intera zona dell'Europa con condotte economiche sbagliate. Se ritengono di essere i migliori vadano con un tutore e facciano i privatisti. Se vogliono stare in Europa devono andare insieme agli altri.

Attraverso cosa passa il cambiamento?
I cambiamenti già ci sono stati. Enormi. Tanto che Confindustria a rifatto le stime dei prossimo anno. Il varo del QE in particolare ha cominciato ad incidere sui mercati. Anzi i primi segni sono arrivati ancora prima della sua apporvazione. L'Italia ha vissuto un miracolo. Abbiamo un debito con tripla B, quindi poco pagabile, e che si finanzia a un tasso dell'1,6% quando il costo medio è del 3.8%. Si tratta di un miracolo. Se continuano queste condizioni per 7 anni vuol dire che ci possiamo finanziare 2 punti di media, cioè 30 miliardi l'anno, per politiche fiscali e sociali. Non è poco.