Oxfam International

Se la povertà non si risolve con la beneficenza

26 Gennaio Gen 2015 1733 26 gennaio 2015

Al termine del World Economic Forum, Winnie Byanyima direttore esecutivo di Oxfam International ha dichiarato a chiare lettere il ruolo marginale della beneficenza nella lotta alla povertà, affermando che ciò che serve davvero sono le politiche pubbliche

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Al termine del World Economic Forum, Winnie Byanyima direttore esecutivo di Oxfam International ha dichiarato a chiare lettere il ruolo marginale della beneficenza nella lotta alla povertà, affermando che ciò che serve davvero sono le politiche pubbliche

“La beneficenza non è la soluzione alla disuguaglianza sociale.” Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International, ha risposto con poche chiare parole, a James Ashton, giornalista del quotidiano britannico Independent, che le aveva chiesto, durante intervista a Davos, se qualcuno dei miliardari, città per il World Economic Forum, le avesse staccato un bell’assegno a sei cifre. “Non è quello che mi aspettavo. Non si può risollevare tutti dalla povertà, con la generosità dei ricchi”. Ha affermato Byanyima, sottolineando le azioni che, invece, dovrebbero essere messe in atto al più presto per sviluppare soluzioni concrete, le stesse identificate da Oxfam all’interno del rapporto pubblicato la scorsa settimana, secondo cui, entro il 2016, l’ 1% della popolazione mondiale controllerà più ricchezze del restante 99%.

Secondo Byanyima, è necessario infatti concentrarsi sulle politiche pubbliche, tra i punti fondamentali, individuati da Oxfam per combattere la povertà, l’istituzione del salario minimo e la lotta all’evasione e all’elusione fiscale. “Spesso le grandi multinazionali spingono i governi ad abbassare le tasse e, soprattutto i paesi più poveri, non hanno scelta, sono disposti a tutto per attirare investimenti.” Spiega Byanyima. E l’approccio di Oxfam è quello di fare appello alla coscienza delle aziende, non ai loro portafogli. “Se riesco a sensibilizzarle su questi temi, magari a dividerle, ad averne anche solo alcune dalla nostra parte, allora potremo spingere per delle regole comuni.”

Byanyima, nata in Uganda ed emigrata in Gran Bretagna a 15 anni, per fuggire dal regime di Amin, è a capo di Oxfam dal 2013, quando l’organizzazione aveva iniziato un processo riposizionamento. “Quando un’organizzazione si deve reinventare, si deve anche cambiare carattere. Si tratta di un processo entusiasmante ma sto anche imparando a confrontarmi con la resistenza che ne deriva.”

Una confederazione di 17 organizzazioni nazionali, che impiega quasi 10 mila persone ed è attiva in 96 paesi, con 1 miliardo di euro di budget annuale, Oxfam ha attivato alcuni dei progetti più importanti in Sierra Leone, Liberia e a Gaza.

Oltre ai programmi di assistenza e sviluppo nelle diverse parti del mondo, Byanyima sta lavorando alla costruzione di un network di organizzazioni locali, con leader locali, che svolgano un ruolo attivo all’interno dell’organizzazione globale.

“Stiamo lavorando, perché smettiamo di sentirci una famiglia del nord del mondo che lavora a livello globale, e iniziamo ad essere una famiglia globale, che lavora a livello globale”.