Giornata mondiale

La lampada dell'educazione spegne le Mutilazioni genitali femminili

4 Febbraio Feb 2015 1827 04 febbraio 2015

Il 6 febbraio è la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Amref Health Africa sta promuovendo riti alternativi di passaggio che hanno al momento salvato oltre 4mila ragazze in Kenya e Tanzania

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AMREF MUTILAZIONI FEMMINILI
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Il 6 febbraio è la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Amref Health Africa sta promuovendo riti alternativi di passaggio che hanno al momento salvato oltre 4mila ragazze in Kenya e Tanzania

È una pratica messa al bando universale dall’Onu nel 2012 e che nel mondo hanno subito 100 milioni di bambine e ragazze. Sono le mutilazioni genitali: nel mondo ogni anno vengono mutilate circa 3 milioni di ragazze in Africa. In Europa, secondo il Parlamento europeo sono 500mila le donne che convivono le Mgf. In occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che si celebra il 6 febbraio, Amref Health Africa promuove una pratica che in pochi anni ha salvato oltre 4mila ragazze: sono i riti di passaggio alternativi

Egitto, Sudan, Mali, Kenya, Tanzania sono questi i Paesi africani più colpiti, dove le mutilazioni genitali femminili continuano ad avere un effetto devastante sul corpo, sui diritti e sul resto della vita di troppe ragazze. «Molti Paesi hanno formalmente proibito la pratica delle mutilazioni delle ragazze», afferma Tommy Simmons, fondatore della sezione italiana di Amref Health Africa, ritornato da poco dal Kenya «ma quando vanno ad incidere su usi e costumi tradizionali, molto radicati nell’identità stessa delle tribù, le leggi hanno un impatto molto moderato».

In una nota Amref Health Africa osserva che «in molte comunità la pratica viene fortemente sostenuta sia dagli uomini sia dalle donne, in quanto rappresenta formalmente il passaggio alla maturità delle ragazze e si ritiene dia loro un senso di orgoglio e di piena partecipazione adulta alla loro società. In realtà, questo rito di passaggio nell’immediato causa una ferita dolorosa ed insanabile nel corpo delle ragazze, spesso provocando altre ripetute e gravi conseguenze negli anni, con ogni gravidanza e parto. Tale pratica oltre a mutilare il corpo delle ragazze mutila anche le loro aspirazioni e la possibilità di partecipare in modo paritario e costruttivo alla crescita della loro società».

«L’unico modo sostenibile per eliminare questa molteplice amputazione dalla vita è di lavorare su più fronti» continua Simmons. Grazie a questo approccio Amref Health Africa negli ultimi anni ha sviluppato riti alternativi di passaggio con e per diverse comunità Masai in Kenya ed in Tanzania che a oggi hanno permesso a oltre 4.000 ragazze di evitare la mutilazione genitale grazie alla rinuncia al rito di otto comunità locali e al sostegno formale di oltre 350 leader locali, che hanno denunciato pubblicamente una tradizione che oltre a ledere terribilmente le singole ragazze rappresenta un freno per la crescita di tutta la comunità, per via del perdurare dell’analfabetismo e gli alti tassi di mortalità materna in parte dovuti anche al gran numero di matrimoni e di gravidanze molto, molto precoci.

Anno dopo anno i riti alternativi si stanno diffondendo tra la più ampia comunità Masai, seppure con forti resistenze, in particolare nelle zone più marginali e con meno strutture scolastiche e religiose, ma, afferma Simmons «laddove vengono praticati, in un breve periodo i riti alternativi hanno portato ad un marcato incremento della frequenza degli ultimi anni della scuola primaria e della scuola secondaria da parte delle ragazze locali». Simmons ricorda che nel rito finale della cerimonia le bambine cantano “spegniamo il fuoco delle mutilazioni, accendiamo la lampada dell’educazione” (nella foto).

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