Giornata mondiale

Tolleranza zero sulle Mutilazioni genitali femminili con l'aiuto degli operatori sanitari

6 Febbraio Feb 2015 1439 06 febbraio 2015

L'appello dei responsabili di Unicef, Unfpa, Icm e Figo agli operatori sanitari per dire stop alle mutilazioni genitali femminili. Un'emergenza che minaccia 3 milioni di ragazze ogni anno

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UNICEF Mgf
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L'appello dei responsabili di Unicef, Unfpa, Icm e Figo agli operatori sanitari per dire stop alle mutilazioni genitali femminili. Un'emergenza che minaccia 3 milioni di ragazze ogni anno

«Solleviamoci tutti insieme contro le Mutilazioni genitali femminili (Mgf). La salute, i diritti e il benessere di milioni di ragazze dipendono da questo». è l’appello firmato da Babatunde Osotimehin (Unfpa), Anthony Lake (Unicef), Frances Ganges (Icm – International Confederation of Midwives) e Sabaratnam Arulkumaran (Figo – Federazionne internazionale di ginecologia e ostetricia) nella giornata internazionale di Tolleranza Zero alle Mgf.

«Le Mutilazioni genitali femminili (Mgf) violano i diritti umani e minacciano la salute e il benessere di circa 3 milioni di ragazze ogni anno. Più di 130 milioni di bambine e donne in 29 paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove la pratica si concentra di più oggi, hanno subito qualche forma di Mgf – e l’impatto sulle loro vite è enorme» si legge ancora nell’appello in cui si ricorda che in tutto il mondo aumentano gli impegni dei governi e delle comunità per eliminare le Mgf, anche se non bastano. E proprio per questo oggi, nella Giornata Internazionale di Tolleranza Zero alle Mutilazioni Genitali Femminili i rappresentanti di Unfpa, Unicef, Icm e Figo chiedono «a tutti gli operatori sanitari – dalle ostetriche alle infermiere ai ginecologi – di mobilitarsi contro questa tremenda e così dannosa pratica».

Del resto, il supporto degli operatori sanitari all’impegno globale per porre fine alle Mgf è fondamentale. Gli operatori sanitari, infatti, conoscono le dinamiche sociali delle comunità in cui operano e le norme sociali che consentono di perpetrare le Mgf.
Gli operatori sanitari conoscono anche le terribili conseguenze delle Mgf e vedono le complicazioni ostetriche, mestruali e delle vie urinarie – che comporrtano emorragie, infezioni e morte. Vedono anche le ferite a livello psicologico inflitte alle ragazze che hanno subito questa pratica, traumi che spesso durano tutta la vita.

Sono del resto gli operatori sanitari coloro che più di tutti possono guidare l’impegno a resistere alla preoccupante tendenza che sta emergendo in molti paesi: la medicalizzazione delle Mgf. Dai dati emerge che circa una ragazza su 5 ha subito escissione da un operatore sanitario formato; in alcuni paesi si arriva anche a 3 ragazze su 4.

Nell’appello si ricorda che le Mgf sono «illegali in alcuni paesi e gli operatori sanitari che le praticano i n questi posti infrangono le leggi. Ma dovunque, gli operatori sanitari che perpetrano le Mgf, siano queste legali o meno, violano i diritti fondamentali delle bambine e delle donne. Sono anche loro che portano avanti tacitamente questa pratica indebita, passando sopra anche al precetto fondamentale della medicina: non fare del male».

Per questo i rappresentanti delle quattro organizzazioni internazionali chiedono «a tutti gli operatori sanitari di abbandonare la pratica delle Mgf e di usare la propria influenza non solo nelle comunità in cui lavorano, ma anche con i loro colleghi per accelerare l’abbandono della pratica ovunque. Inoltre, chiediamo loro di proteggere la salute sessuale e riproduttiva di tutte le donne hanno già subito Mgf».

Consapevoli che gli operatori sanitari non possono fare tutto questo da soli i quattro ricordano firmatari dell’appello ricordano: «Le nostre organizzazioni: l’Unfpa e l’Unicef attraverso il Programma Comune sulle Mgf; l’International Confederation of Midwives e l’International Federation of Gynecology and Obstetrics sono intenzionate a supportare gli impegni per garantire agli operatori sanitari le competenze e le informazioni di cui hanno bisogno per accelerare l’abbandono delle Mgf e curare le complicazioni causate da questa pratica».

Foto: UNICEF/NYHQ2009-2263/Holt

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