Venezia no slot

Gianfranco Bettin: "L'azzardo ha rotto gli argini della vita operosa"

9 Febbraio Feb 2015 1748 09 febbraio 2015

Approvato il nuovo regolamento edilizio della città lagunare che prevede forti restrizioni per l'installazione di slot machines e vieta l'apertura di sale gioco al piano terra delle abitazioni condominiali. Un intervento che nasce dal basso, un esempio di pratica virtuosa e condivisa che ora sta a tutti replicare. Perché "accanto a zone nere e nerissime, con l'azzardo prolifera la zona grigia del malaffare"

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Gianfranco Bettin
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Approvato il nuovo regolamento edilizio della città lagunare che prevede forti restrizioni per l'installazione di slot machines e vieta l'apertura di sale gioco al piano terra delle abitazioni condominiali. Un intervento che nasce dal basso, un esempio di pratica virtuosa e condivisa che ora sta a tutti replicare. Perché "accanto a zone nere e nerissime, con l'azzardo prolifera la zona grigia del malaffare"

Un lavoro iniziato mesi fa, a cui ora il Commissario prefettizio che regge Venezia, dopo le dimissioni dell'ex sindaco Orsoni, ha messo il sigillo. Si tratta del nuovo regolamento edilizio che limita fortemente l'installazione di slot machines e l'apertura di nuove sale gioco in prossimità di "luoghi sensibili". Non solo: per la prima volta in Italia si dispone che l'apertura di sale gioco è vietata al piano terra di tutti i condomini. Ne parliamo con Gianfranco Bettin, sociologo, scrittore, figura storica dell'ambientalismo italiano, nonché ex assessore all'ambiente del comune di Venezia che a lungo ha lavorato al provvedimento.

Professor Bettin con 3 mila imprese in meno e quasi 11mila posti di lavoro persi nell'anno che si è appena concluso, che ne è del "miracoloso Nordest"?

Gianfranco Bettin: Non è che oggi il Veneto non sia una realtà di impresa che cerca di trovare la sua strada per resistere e uscire dalla crisi. Tra l'altro, l'ultimo rapporto di Unioncamere segnala alcuni dati incoraggianti. C'è - si legge nel rapporto - una "flebile luce che si scorge all'orizzonte". Alcuni segnali positivi, come gli ordinativi in leggero aumento, effettivamente ci sono. Questo, però, non significa che non si sia dentro una crisi drammatica. Solamente due giorni fa, a Mestre si è tolto la vita un imprenditore. Pochi giorni prima se ne era ucciso un altro nel padovano. Questa seria infernale sembra non avere fine e pesa sulle vite e sul tessuto delle relazioni.

C'è una sorta di deriva antropologica. Una deriva che trova una spia nella proliferazione e diffusione del gioco d'azzardo di massa in un tessuto modellato sul fare impresa e il lavoro...

Gianfranco Bettin: In un contesto complessivamente di crisi, abbiamo invece una sorta di boom di tutte le forme di gioco d'azzardo. Da quelle di alto bordo - pensiamo all'esperienza del Casino di Venezia - alle forme più alla portata del cittadino comune. In questo senso, il proliferare di sale da gioco e sale scommesse a questo dedicate, ma anche alla presenza di slot machines collocate in bar, tabaccherie... ovunque... ecco, tutto questo diffonde la tentazione di questo tipo di gioco a livelli ampii e endemici. In questo modo, l'azzardo raggiunge strati della popolazione che prima non erano raggiunti o si limitavano al gioco del lotto, per capirci. Gioco del lotto che era anche inserito in una tradizione culturale che consentiva una sorta di gestione e integrazione nelle forme sociali consolidate. Oggi, invece, si è rotto ogni argine. Il puro azzardo, la pura scommesa sono diventati alla portata di strati sempre più ampi della popolazione. Naturalmente, la crisi suscita l'illusione che nell'azzardo vi possa essere una risposta e questo aggrava il fenomeno. Questo anche in una realtà come la nostra, che aveva puntato sull'operosità

Gli ultimi dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze ci dicono che il giro d'affari dell'azzardo, in Italia, è pari a 84miliardi di euro. Una cifra spaventosa che porta, nelle casse dello Stato poco più di 8 miliardi di euro... Non parlo di utile netto, ma di un flusso di denaro che impatta inevitabilmente sui luoghi...

Gianfranco Bettin: Tra l'altro, queste sale gioco nascondono spesso attività di riciclaggio in grande stile. Faccio un esempio. L'anno scorso, a giugno, è stato arrestato Vito Galatolo, "figlio d'arte" di un boss palermitano che si era defilato qui a Mestre, ma continuava a seguire i propri affari sia a Palermo, sia qua dove aveva attivato una serie di appalti ai cantieri navali. Tra i fatti emersi durante le indagini della Dia, uno ha colpito l'attenzione di tutti: quotidianamente, questo boss giocava migliaia e migliaia di euro in una sala scommesse in centro città. Era evidente che si trattava di un'evidente attività di riciclaggio. Caso eclatante, si dirà, ma non così isolato.

Questo flusso di denaro anomalo colpisce i luoghi e le microrealtà. Per questo è importante riuscire a lavorare con i regolamenti comunali. Il Comune di Venezia, in questo, è andato oltre la regolamentazione delle distanze tra sale o apparecchi d'azzardo e luoghi sensibili...

Gianfranco Bettin: ... Vietando l'apertura di sale gioco al piano terra di condomini. Questo nasce direttamente dalla nostra esperienza. Sul territorio veneziano, c'erano sale gioco, diciamo così, "storiche". Poi nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a una proliferazione proprio al pianterreno di condomini in zone residenziali, con un impatto fortissimo sui condomini e sui vicini degli altri condomini. Impatto legato sia a rumori, suoni, ma anche da frequentazioni malavitose o paramalavitose. Il tipo di persona che frequenta un ambiente cambia molto il valore effettivo di un luogo.

Perché è importante un provvedimento di questo tipo?

Gianfranco Bettin: Perché o queste persone commettono qualcosa di palesemente illegale e allora intervengono le forze dell'ordine o è difficle, anzi impossibile porre un rimedio a una situazione comunque o esasperante per chi ci abita o comunque impattante sui residenti. Oltre al classico strumento di intervenire sulla distanza tra apparecchi e sale dai punti sensibili, credo sia importante dotare le amministrazioni di questo strumento. Uno strumento che nasce dal basso, da un'esigenza sentita dagli abitanti e dai residenti.

Un intervento che permette di intervenire su microrealtà più grigie che nere. un intervento che parte dal basso e che le amministrazioni comunali potrebbero replicare in tutta Italia.

Gianfranco Bettin: Microrealtà talvolta nere, anzi nerissime, ma in gran parte sempre in bilico tra legalità e illegalità.

E sul tema della pubblicità, crede si possa intervenire a livello micro?

Gianfranco Bettin: La pubblicità dell'azzardo è ovunque, pervade e corrode ogni cosa. Ma questa è questione che va risolta a livello nazionale, come si è fatto per il tabacco o per l'alcool. I sindaci possono pensare qualche intervento modellato, anche qui, sulla distanza dai luoghi sensibili o limitando il numero dei manifesti esponibili. Comunque, un intervento di questo tipo lo penserebbero per i cartelloni pubblicitari, che sono oramai residuali in questo tipo di comunicazione che passa per altre vie. Localmente qualcosa si può fare, ma del problema si deve far carico il Parlamento. Senza delegare, però, agendo a tutto campo. Questo è un male terribile, che va combattuto come tale.

@oilforbook

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