Internet

Il 15% dei teenager vittima di un furto d'identità on line

9 Febbraio Feb 2015 1915 09 febbraio 2015

Presentata la ricerca di Telefono Azzurro e Cergas. Ernesto Caffo: «La protezione dei bambini e degli adolescenti non può passare da un non utilizzo delle nuove tecnologie, illusione cui i genitori cedono spesso, in Italia più che in altri paesi europei»

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Presentata la ricerca di Telefono Azzurro e Cergas. Ernesto Caffo: «La protezione dei bambini e degli adolescenti non può passare da un non utilizzo delle nuove tecnologie, illusione cui i genitori cedono spesso, in Italia più che in altri paesi europei»

Telefono Azzurro e CERGAS Bocconi, in occasione del Safer Internet Day (9 febbraio 2015), giornata internazionale promossa dall’Unione Europea per proteggere i minori, hanno invitato esperti, volontari, politici ad un dibattito su un tema che sta a cuore a tutti i genitori: la sicurezza e la tutela dei minori su Internet.

Adescamento e violenze sessuali online, visione di siti pornografici, pedopornografia, cyberbullismo, sexting, furto d’identità sono forse i rischi che preoccupano maggiormente i genitori, soprattutto se a provocarli sono adulti. Ma non bisogna nemmeno sottostimare il rischio costituito dall’uso incontrollato dei dati personali dei nostri figli (dati di navigazione, foto, …) da parte delle piattaforme social, gestite dai “giganti” del web.

In base ai dati raccolti da Doxakids,e Tekefono Azzurro se il 15% degli adolescenti intervistati ha già subito un furto d’identità sul web e il 30% si è pentito di quello che ha postato on line, addirittura il 64% teme un uso indiscriminato dei propri dati sensibili. Ma non solo, se il 50% dei ragazzi vuole più consigli da parte degli adulti perché li ritiene utili per saper contrastare atti di cyberbullismo e sexting (il 36% dei ragazzi dice di conoscere amici che hanno inviato foto intime ad amici o nelle relazioni di coppia), i genitori appaiono spesso poco consapevoli dei rischi legati alla diffusione in Internet di dati personali, anche quando a navigare sono loro. Soprattutto perché l’accesso a Internet non avviene solamente dal computer del salotto di casa. Anzi, oramai i bambini e gli adolescenti si connettono online con gli smart phone. Oggetti dotati di fotocamere, che possono scattare foto e registrare video, che, una volta pubblicati, sfuggono al controllo dell’autore e rimangono per sempre.

La web generation è consapevole dei rischi, il 64% degli adolescenti teme che le proprie informazioni vengano usate per scopi diversi da quelli dichiarati, ma non ha gli strumenti per tutelarsi. Si diffonde comunque anche in Italia la visione di siti pornografici da parte di bambini e adolescenti (il 46,7% dei ragazzi e il 34,7% delle ragazze dichiarano una visione “molto frequente”).

Tocca al legislatore definire il corretto rapporto tra libertà, sicurezza, business e tutela dei minori e tocca a noi genitori stimolare il legislatore affinché si intervenga al più presto.

Il tema è complesso, ma è chiaro che in campi come la pedopornografia o il traffico di esseri umani non si può invocare la tutela del diritto di parola. Così, come non si può non capire la differenza tra totale anonimato e diritto alla privacy. Per le Istituzioni e per il Legislatore è necessario accettare di sottoporsi ad una rivoluzione copernicana, studiare e aprire gli occhi sul mondo, non solo metaforicamente. La collaborazione tra autorità giudiziarie e forze di polizia a livello internazionale è fondamentale. Basti pensare al caso, ricordato da Ernie Allen (il carismatico ex Presidente di International Center for Missing & Exploited Children, Washington, USA), di un cittadino svedese condannato per violenza sessuale “virtuale”: aveva assoldato via web dei criminali nelle Filippine per rapire dei bambini e farli violentare davanti alla webcam. Quindi, il codice penale deve essere adeguato sul tema fondamentale della territorialità e di che cosa sia diventato un “confine” nell’età del web. E i passi da fare per una tutela efficace dei minori sono tantissimi, in tutti i campi. A partire da una reale conoscenza dei nuovi spazi e i nuovi tempi in cui si muovono i minori. La recentissima proposta del Parlamento italiano sul divieto della pubblicità del gioco d’azzardo nella fascia protetta h 16:00- h 19:00 sembra essere stata scritta negli ann’60, quando esisteva solo la TV e GiocaGiò.

La sfida, ovviamente, non può trovare una risposta solo legislativa o di polizia. “È evidente – spiega il presidente di Telefono Azzurro, Prof. Ernesto Caffo – che la protezione dei bambini e degli adolescenti non può passare da un non utilizzo delle nuove tecnologie, illusione cui i genitori cedono spesso, in Italia più che in altri paesi europei.” I genitori devono farsi parte attiva e capire che la vita digitale dei propri figli è altrettanto importante della vota fisica, anche perché i due piani tendono ormai ad intersecarsi e a confondersi.

La disponibilità delle aziende in questo senso, come pure le proposte e l’interessante dibattito che sta avvenendo a livello internazionale, lasciano ben sperare. Tuttavia, non ci si può limitare al solo aspetto del reato ma alzare lo sguardo alla nostra cultura, al sistema valoriale per come riflesso e distorto allo stesso tempo dal marketing consumistico. Come i dati emersi dall’indagine di DoxaKids e dalle indagini di polizia testimoniano, Internet fa emergere ed estremizza una visione mercificata dell’uomo, del corpo della donna e dei bambini. La stragrande maggioranza delle violenze sessuali online e della pedopornografia riguarda donne, adolescenti e bambine.

Il controllo parentale è un pilastro importante della strategia di difesa, ma un altro pilastro è costituito dalla scuola e dagli insegnanti. La parlamentare europea Silvia Costa, Presidente della Commissione educazione e cultura, ha paragonato la rivoluzione educativa a quella che 150 anni fa vide le maestrine con la penna rossa protagoniste dell’alfabetizzazione dell’Italia. Non si sta parlando di “e-learning” o di come si usa un tablet. Si sta parlando di un’educazione civica digitale, dove gli insegnanti aiutino i bambini ad avere un rapporto corretto con il web.

“Le sfide sono tante – dice la dott.ssa Barbara Forresi, che coordina il Centro Studi di Telefono Azzurro –, sul piano pedagogico, psicologico ed etico. Spesso vengono riproposte soluzioni superate, che non tengono conto di come le nuove tecnologie permeino oggi le vite di bambini e ragazzi. Si diffondono linee guida e consigli per “bambini” e “ragazzi” senza tener conto delle differenze individuali. Maschi e femmine, bambini e adolescenti, provenienti da diversi contesti familiari, utilizzano in modo differente la rete e sono esposti a rischi che richiedono soluzioni ad hoc”.
In conclusione, dalla interessante giornata di lavoro promossa da Telefono Azzurro emerge un messaggio positivo. Libertà della rete e sicurezza possono coesistere, così come interessi privati e interesse dei bambini e degli adolescenti, purché vi sia la disponibilità a collaborare e a trovare, tutti insieme, il modo di porre dei limiti ragionevoli.

In allegato la Carta del Safer Internet Day 2015 proposta da Telefono azzzurro

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