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Patriarca: «Volontariato, ecco il senso della mia riforma della 266»

16 Febbraio Feb 2015 1725 16 febbraio 2015
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L'iniziativa del deputato del Pd ha sollevato qualche mal di pancia in chi l'ha interpretato come un intralcio all'iter di riforma dell'intero Terzo settore: «Nessun tentativo di ostacolare quel provvedimento, ma solo di allargare il perimetro del dibattito». L'intervista

Una legge quadro sul volontariato. Che superi la 266 del 1991. La proposta (numero 2791) depositata in Parlamento dai deputati Capone, Patriarca, Amato, Carnevali, D’Incecco, Grassi, Mariano e Sbrollini (il testo in allegato) ha fatto e sta facendo discutere, e non poco, il mondo del non profit. Perché avanzarla proprio adesso a pochi giorni (almeno a stare a sentire il Governo) dell’approdo in aula a Montecitorio della riforma del Terzo settore? Domanda che abbiamo girato direttamente a Edoardo Patriarca, deputato democratico e deus ex machina dell’iniziativa.

Patriarca, come nasce questa proposta di legge?
Nasce da un anno di lavoro, in particolare mio e di Salvatore Capone. Una proposta che non nasce dal confronto con le rappresentanze del Terzo settore, ma da una serie di istanze che io e Capone abbiamo riscontrato nel dialogo con le nostre reti informali, ma molto competenti.

Era proprio questo il momento opportuno per depositare la proposta?
Certo, perché questo vuole essere un contributo e non un intralcio alla riforma del Terzo settore. Uno stimolo per aprire gli orizzonti e allargare la discussione in vista dei prossimi passaggi parlamentari. In un certo senso il messaggio è: non si parli solo di impresa sociale, nella riforma c’è molto altro, a partire dal volontariato.

Quando pensa possa essere calendarizzata la discussione?
Questo aspetto non mi interessa. Tanto è vero che non abbiamo fatto alcuna pressione in tale direzione. Lo ripeto: il nostro vuole essere un contributo al confronto in atto.

Veniamo al merito, allora: quali sono i punti qualificanti del vostro testo?
La proposta di legge intende agire sostanzialmente su tre campi tematici. Per quel che riguarda la cittadinanza attiva e i processi partecipativi, si tratta sia di inserire richiami espliciti alle leggi che hanno introdotto processi di democrazia deliberativa e partecipativa nella nostra legislazione, sia di riconoscere forme di volontariato informale od organizzato, in particolare sulla cura dei beni comuni. Contemporaneamente, per quel che riguarda le aree di intervento si tratta anche formalmente di estendere il principio di solidarietà alla solidarietà internazionale, non citata nella legge, che con riguardo all’integrazione europea e ai processi di internazionalizzazione crescenti non può assolutamente essere elusa. Infine ci si deve porre il problema di includere anche nuove e più recenti forme di volontariato, come i gruppi di acquisto solidale che si vanno diffondendo nel nostro Paese, introducendo forme di cittadinanza attiva e di economia solidale nel cuore stesso della produzione economica, in particolare nel campo agroalimentare, un settore fondamentale dell’economia nazionale e del Made in Italy, rivalutando leproduzioni a chilometri zero, nonché tutta la produzione di qualità su cui si regge sia una parte rilevante della nostra economia, sia la salute pubblica.

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