Napoli
Lunga attesa

Cooperazione sociale, dopo 24 anni la Campania ha la sua legge

19 Febbraio Feb 2015 1211 19 febbraio 2015
  • ...

La norma istituisce l'Albo regionale delle Cooperative sociali e fissa le modalità di raccordo delle attività delle cooperative sociali con le Pubbliche amministrazioni. Gaudino (Confcoop): «Un provvedimento essenziale, ma che nasce vecchio»

Ci sono voluti 24 anni (dalla legge nazionale 381/91), ma da ieri sera finalmente anche la Campania ha la sua legge regionale sulla cooperazione sociale. Era l’unica regione italiana in cui mancava.

Il Consiglio Regionale della Campania ha infatti approvato all'unanimità la norma che “Disciplina, promuove e valorizza'le cooperative sociali in Campania (qui testo che la commissione ha mandato in aula per l’approvazione)

La legge istituisce l'Albo regionale delle Cooperative sociali e fissa le modalità di raccordo delle attività delle cooperative sociali con le Pubbliche amministrazioni, nell'ambito della programmazione e gestione del sistema integrato di servizi alla persona e della fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio sanitari, assistenziali ed educativi.

Uno dei settori in cui è previsto il raccordo tra programmazione regionale e attività delle cooperative è quello delle politiche attive del lavoro finalizzate a creare nuova occupazione nel settore della solidarietà e per favorire la coesione sociale. La nuova legge, inoltre, istituisce l'Osservatorio regionale sulla Cooperazione sociale e la Commissione regionale della cooperazione sociale. Sono, infine, previsti contributi a favore delle cooperative sociali o dei loro consorzi per ammodernamento funzionale e produttivo mediante acquisto, costruzione, ristrutturazione ed ampliamento immobili e beni strumentali, innovazioni tecnologiche, processi per miglioramento sistema qualità, integrazione consortile, avvio cooperative sociali, concessione mutui agevolati per programmi investimento e sviluppo.

Il sistema dell’Alleanza delle cooperative sociali campane rappresenta 1.646 coop per un totale di 12.460 addetti (di cui il 67% donne e circa il 5% di svantaggiati). L’80% della coop sono ti tipo A.

Giovanpaolo Gaudino, presidente di Federsolidarietà/Confcooperative (4mila soci) questa norma cosa cambia nel concreto per voi cooperatori sociali?
Questo atto dà dignità ad un settore che in questi 24 anni ha lavorato, svolgendo un ruolo fondamentale sui territori, con servizi di prossimità, spesso in supplenza alla pubblica amministrazione. Un settore che ha saputo costruire benessere e generare buona economie.

Buone economie, ma anche qualche area grigia, le inchieste sulla gestione dei campi rom sono lì a dimostrarlo…
Sì è vero, ma proprio l’istituzione dell’Albo regionale e dell’Osservatorio possono costituire un argine al diffondersi di cooperative spurie e false cooperative. Ma il punto non può essere solo legalitario.

A cosa si riferisce?
Nella nostra Regione otto cooperative sociali su dieci sono di tipo A. le cooperative di inserimento lavorativo sono una minoranza. Un gap che la nuova legge può aiutare a superare incrementando quindi il tasso di occupazione dei soggetti più fragili.

Possibile che si sia voluto un quarto di secolo per approvare la norma?
Diciamo che la gestione Bassolino che sulla carta doveva essere favorevole al nostro mondo in realtà si è rivelata tutto il contrario. Il centrodestra si è dimostrato molto più attento.

A chi dovete dire grazie?
Non so se “ringraziare” sia il termine giusto. Le posso però fare due nomi fra quelli che si sono dati realmente da fare: il vicepresidente della commissione Affari Sociali Luciano Schifone (Fratelli d’Italia) e il presidente del consiglio regionale Pietro Foglia (Nuovo centro destra)

Ma una legge che nasce 24 anni dopo il suo riferimento nazionale e proprio alla vigilia della riforma del Terzo settore non rischia la morte in culla?
Concordo: è una normativa che nasce vetusta, in ritardo rispetto ai tempi e ai cambiamenti che stiamo vivendo anche in termini di bisogni e di servizi, ma era necessaria per fare ordine, per dettare dei criteri, specie rispetto all’allocazione delle risorse e alla contrattazione pubblica. Poi ci sarà tempo per emendarla. Speriamo in meno di 24 anni.

Contenuti correlati