Al Sisi
Venti di guerra

Sorial: «Al Sisi? Bombarda per tenere unito L'Egitto»

19 Febbraio Feb 2015 1017 19 febbraio 2015
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«La reazione dopo il massacro dei copti? Al Sisi parla al suo Paese: sta cercando di dire che nonostante le differenze si può stare insieme, che nessuna minoranza va perseguitata». Intervista a Girgis Sorial, deputato copto dei 5 Stelle

Al Sisi continua a bombardare le postazioni dell’Isis in Libia, ma rispondere alla violenza con altra violenza è la soluzione? Ne parliamo insieme al deputato dei Cinque Stelle Giorgio Girgis Sorial, bresciano di origini egiziane, copto come egiziani e copti erano le 21 persone decapitate dall’Isis, che hanno scatenato la reazione del Cairo.

Come si è arrivati a questo punto?
La domanda che dovremmo farci tutti è perché la Libia si trova in questa situazione di debolezza. Gran parte della colpa ricade sulla guerra del 2011, guerra sponsorizzata per ragioni economiche dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Gran Bretagna. Il petrolio crea interesse molto più che la tutela dei diritti.

Lei ha dichiarato di non giustificare i bombardamenti di al Sisi ,ma di comprenderli…
Precisiamo: non accetto e neanche giustifico i bombardamenti. Però non posso negare di capirne le ragioni politiche

Quali sono queste ragioni?
La prima considerazione importate da fare è che al Sisi non è solo un politico, ma è anche un militare. È un generale che viene dopo il presidente Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. I livelli di violenza in Egitto, con Morsi, erano inauditi. Poi noi europei e occidentali in genere, viviamo in un contesto che tollera le differenze. In Egitto le minoranze di qualunque tipo e nel caso specifico quelle religiose, sono state perseguitate per anni. L’obiettivo di al Sisi è quello di dare un segnale forte a tutti gli egiziani, sta cercando di dire che nonostante le differenze si può stare insieme, che nessuna minoranza va perseguitata. Non dimentichiamo che è stato il primo presidente a partecipare a una funzione di Natale, nella cattedrale copta di San Marco, al Cairo.

Che dire sulla decapitazione dei 21 copti?
Che le minoranze cristiane da sempre vengono perseguitate ma i media ne parlano poco e niente.

Quindi gli attacchi violenti di al Sisi servono per tutelare queste minoranze?
Anche. Ma servono soprattutto per tenere il Paese unito. Il suo è un segnale sicuramente violento, ma è anche forte e che fa sentire forti gli egiziani nonostante le differenze interne. Dimostrare agli altri di essere forti rende possibile una convivenza nonostante le differenze.

Quindi violenza per combattere la violenza?
No assolutamente. Ma a volte si rinuncia a un po’ di libertà per mantenere l’equilibrio e rimanere in vita. È questa la verità. Tutti gli occidentali sono erroneamente convinti che il loro concetto di democrazia sia adatto ad ogni situazione. Ma non è cosi. Non si possono non considerare le variabili storiche sociali e culturali di un particolare contesto. Poi scusami tutti vogliono esportare questa democrazia… ma se andiamo a vedere dove i paesi “selezionati” sono sempre ricchi di qualcosa che può tornare utile agli Occidentali.

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