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Ceis Don Picchi: «Il 18% dei giovani romani è vittima dei giochi online»

23 Febbraio Feb 2015 1100 23 febbraio 2015

È questo uno dei dati emersi dal dossier realizzato da Centro Italiano di Solidarietà su un campione di 3000 persone. «Emerge anche un preoccupante incremento della popolazione di giocatori tra i giovani disoccupati», ha sottolineato il presidente Roberto Mineo

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È questo uno dei dati emersi dal dossier realizzato da Centro Italiano di Solidarietà su un campione di 3000 persone. «Emerge anche un preoccupante incremento della popolazione di giocatori tra i giovani disoccupati», ha sottolineato il presidente Roberto Mineo

Il 18% dei giovani romani ha un rapporto già fortemente alterato con il gioco d’azzardo. La facilità d’accesso ai giochi on line attraverso i supporti tecnologici accelera e ne aumenta il fenomeno. Questo dato indica il pericolo di una potenziale perdita di controllo e la tendenza al gioco compulsivo che, se protratti nel tempo e sovrapposti con altre attività che i ragazzi svolgono nella propria giornata (frequenza scolastica, studio, relazioni con i coetanei, palestra, etc.), possono configurare un vero e proprio disturbo psicologico.

È questo uno dei dati emersi dal dossier realizzato da Centro Italiano di Solidarietà di Don Mario Picchi su un campione di 3000 persone, fra studenti seguiti dal progetto Pari & Impari e utenti del progetto Rien ne va plus realizzato tra il 2014 e quest’anno.

Ancora dal dossier si evince che in alcuni casi la soglia dell’età si abbassa fino a coinvolgere ragazzi e ragazze tra i 12 e 16 anni (il 10%).

Emerge anche un preoccupante incremento della popolazione di giocatori tra i giovani disoccupati. Si tratta all’incirca del 25% dell’utenza che è stata seguita dai progetti del CEIS.

Dal 2014 ad oggi si registra una forte crescita della richiesta d’aiuto da parte di giocatori che, se nel 2011 provenivano principalmente da una fascia d’età che superava i 60 anni e che appartenevano ad una classe medio alta, al contrario oggi si collocano tra le fasce di giovani, abbagliati dall’idea di una vincita facile; giovani, per la maggior parte, disoccupati.

Fino a pochi anni fa, la forma di dipendenza che preoccupava di più i genitori era sicuramente quella da sostanze: cannabis, alcool, cocaina ed eroina erano le paure più grandi. Da alcuni anni, però, ha iniziato a prendere piede un’altra forma di dipendenza altrettanto pericolosa: il gioco d’azzardo. La cosiddetta dipendenza senza sostanza sta diventando un modo alternativo di sballarsi tra i più giovani. Sono diffusi, però, anche i casi in cui tale disturbo si presenta associato al consumo di sostanze stupefacenti.

Anche il numero delle donne disoccupate che richiedono un sostegno è in aumento e se fino a pochi anni fa il gentil sesso faceva difficoltà a richiedere l’aiuto di centri specializzati, oggi sembrerebbe che questo sia un ostacolo superato. I dati CEIS evidenziano che sono il 25 % le donne che si rivolgono ad un programma di recupero dal gioco d’azzardo e tra queste la metà risulta disoccupata.

«Il gioco d’azzardo – spiega Roberto Mineo, presidente del CEIS di Don Picchi – è un vero e proprio cancro della nostra società che sta colpendo le classi sociali più esposte come i disoccupati e i giovani». «I dati ci mostrano – aggiunge Mineo – che quasi 2 ragazzi su 10 a Roma hanno un rapporto pericoloso con il mondo del gioco soprattutto on-line e questo fatto è un campanello di allarme che ci dice che le istituzioni sono chiamate a fare di più».

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