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Normativa

Ong - Onlus: alla fine l'Agenzia delle Entrate scioglie i dubbi

26 Febbraio Feb 2015 1214 26 febbraio 2015
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A pochi giorni dalla scadenza arriva la Risoluzione dell'AdE che chiarisce come le ong possano rimanere onlus dopo la riforma della Legge 125/2014

In zona Cesarini l’Agenzia delle Entrate ha fatto emanato una Risoluzione (la numero 22 del 24 febbraio) che spiega alle ong come rimanere onlus dopo che la legge 125/2014 aveva gettato un certo scompiglio tra le organizzazioni non governative che – come riconosce la stessa Agenzia – avevano avanzato numerose richieste di chiarimenti.

I dubbi che hanno assalito le ong riguardavano l’interpretazione della nuova normativa e cioè se le organizzazioni già riconosciute onlus al 29 agosto 2014 (data di entrata in vigore della nuova legge), dovevano o meno adeguare gli statuti o gli atti costitutivi per il riconoscimento come organizzazioni non lucrative di utilità sociale a tutti i requisiti previsti dall’art. 10 D.Lgs 460/97.

Con il passare delle settimane e dei mesi la fibrillazione in seno allo ong è cresciuta anche perché i sei mesi di tempo per la presentazione dell’istanza di iscrizione all’Anagrafe dello onlus scadevano il 28 febbraio 2015. E sul filo di lana (la risoluzione della Agenzia delle entrate è del 24 febbraio) è arrivata la precisazione: non serve l’adeguamento degli statuti e degli atti costitutivi. In pratica queste ong, scrive l’Agenzia delle entrate «costituiscono una particolare categoria “ad esaurimento” e mantengono le agevolazioni fiscali previste per le onlus, nonché la possibilità di accedere al beneficio del cinque per mille dell’Irpef e di ricevere erogazioni liberali deducibili e/o detraibili in capo ai soggetti eroganti senza obbligo di adeguare gli statuti o atti costitutivi».

La Risoluzione (in allegato il testo) si chiude con una specie di “nota bene” le modalità di iscrizione all’Anagrafe delle onlus in questo modo e cioè senza adeguamento «è prevista esclusivamente per le ong riconosciute idonee al 29 agosto 2014». Per le altre – aggiungiamo noi – è tutta un’altra storia.

Infatti, l’esperto e nostro collaboratore Carlo Mazzini definisce tutto questo un «mostro giuridico» e prefigura «conseguenze possibili – ovviamente neppure immaginate dai promotori della mostruosità – su chi non modifica lo statuto e non si conforma alla 460».

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