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Papa Francesco alle cooperative: «Combattete quelle che si prostituiscono»

28 Febbraio Feb 2015 1433 28 febbraio 2015

Questa mattina il Papa rivolgendosi ai 7000 cooperatori di Confcooperative presenti in Sala Nervi: “Contrastate e combattete le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa“.

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Papa Francesco Bergoglio
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Questa mattina il Papa rivolgendosi ai 7000 cooperatori di Confcooperative presenti in Sala Nervi: “Contrastate e combattete le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa“.

“A molti che cercano lavoro viene detto: 'Undici ore di lavoro a 600 euro. Ti piace? No? Vattene a casa, perché c'è la coda, la fila di gente che cerca lavoro”. Papa Francesco lo ha denunciato in un appassionato discorso ai cooperatori di Confcooperative. “La fame - ha sottolineato - ci fa accettare il lavoro nero”.

Ricordando che "i valori cristiani non sono solo per noi, sono anche per gli altri, cioè dobbiamo condividerli" perché "la fede non si salva rimanendo chiusi in se stessi, rimanendo solo tra di noi", ai 7 mila soci delle cooperative presenti nell'Aula Nervi, ha rivolto con forza un appello: "contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione".

Papa Francesco ha detto ai cooperatori presenti, “fate bene, e vi dico anche di farlo sempre più, perché assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni del mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare”.

"Lottate contro questo. E non con le parole solo o con le idee: lottate con la cooperatività giusta, quella che sempre vince", ha esortato ancora. Poi, dopo aver messo in guardia i cooperatori dal rischio di perseguire un beneficio fine a se stesso ripetendo che "il denaro è lo sterco del diavolo", Francesco ha ammesso che anche per fare le cose buone però "ci vuole denaro".

E questo, ha chiarito, "può essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa, se però è una cooperativa autentica, vera, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale". A livello operativo, l'invito di Bergoglio alle cooperative bianche è stato in particolare quello di "mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in modo da creare soprattutto nuove possibilità di lavoro che oggi non ci sono“.

Le iniziative, ha raccomandato, debbono essere rivolte in particolare "ai giovani, perché sappiamo che la disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata, distrugge in loro la speranza", ed "anche alle tante donne che hanno bisogno e volontà di inserirsi nel mondo del lavoro".

Il Papa ha invitato le cooperative rappresentate in Aula Nervi a "realizzare la conciliazione, o forse meglio l'armonizzazione tra lavoro e famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare sempre di più". "Fare questo - ha sottolineato - significa anche aiutare le donne a realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i propri talenti. Donne libere di essere sempre più protagoniste, sia nelle imprese sia nelle famiglie!".

Attenzione poi ci vuole anche per i capo famiglia disoccupati: "tu che sei ingegnere, quanti anni hai?", chiedono a volte, ha detto il Pontefice. "E se quello risponde 49, lo mandano a casa", ha rivelato. "Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono prematuramente senza lavoro", ha chiesto infatti Francesco, elencando poi come destinatari dell'impegno delle 20 mila cooperative aderenti a Confcooperative, "oltre alle nuove imprese", anche "le aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con le iniziative che voi chiamate 'Workers buy out' cioè 'aziende salvate'".

"Globalizzare la solidarietà - ha spiegato - significa pensare all'aumento vertiginoso dei disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessità di riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del reddito!". "Pensiamo - ha elencato - ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare tradizionale non riescono più a soddisfare; alle esigenze pressanti della solidarietà, ponendo di nuovo, al centro dell'economia mondiale, la dignità della persona umana".

E ancora, l'invito a guardare avanti: “non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le buone e solide realtà che avete già costruito. Però abbiate anche il coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza, incrementando rischi e minacce. Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla cooperazione, vi darà conferma che tutto quello che già avete fatto non solo è positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per questo dovete continuare a inventare - questa è la parola: inventare - nuove forme di cooperazione, perché anche per le cooperative vale il monito: quando l’albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il tronco è forte!”.

Qui il discorso completo

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