Milano

M-WAM, il network degli artisti internazionali

9 Marzo Mar 2015 1506 09 marzo 2015

La Milano World Arts Map, una mappa on line per fare network, condividere lavori artistici, condividere idee e valorizzare buone pratiche.

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Artisti Stranieri
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La Milano World Arts Map, una mappa on line per fare network, condividere lavori artistici, condividere idee e valorizzare buone pratiche.

Mahmoud Saleh Mohammed non cambierebbe Milano con nessun’atra città. Nato e cresciuto a Tehran, vive a lavora nella capitale lombarda dal 2011. Nel maggio del 2014 ha aperto il suo Altelier creativo, il Milano Spazio Nour, per esporre le sue opere e promuovere anche il lavoro di altri artisti. «Milano è la capitale dell’arte contemporanea. Tutti gli artisti stranieri espongono qui. Io non mi devo spostare per vedere le opere di grandi artisti inglesi o americani. Tanto primo o poi tutti esporranno qui. Milano mi sta dando anche tanto dal punto vita umano».

Mahmoud è uno degli attuali 17 artisti stranieri il cui lavoro è taggato sulla M-Wam (Milano World Arts Map), il neo network degli artisti internazionali che vivono e lavorano a Milano. Una comunità ‘di fatto’ fino ad oggi silenziosa e non organizzata, che ha trovato un punto di riferimento on line per farsi trovare, per fare network, per condividere e valorizzare idee e buone pratiche.

Ideato e realizzata dall’Associazione culturale CUBEART di Ana Pedroso e dal Laboratorio di comunicazione The Round Table di Francesco Moneta, M-Wan è on line dal 12 febbraio.
La piattaforma presenta schede testuali, immagini e video che descrivono il lavoro degli artisti, mostrano gli ambienti dei loro atelier, gli spazi creativi dove trovano ispirazione. E’ una mappa interattiva destinata a crescere e a rendere partecipi un numero sempre maggiore di interlocutori accomunati dalla passione dell’arte e dell’Intercultura.

Ad oggi Pedro Fiol (Cuba), Richard Gabriel (Filippine), Liana Ghukasyan (Armenia), Kikoko (Togo), Giovanni Manzoni Piazzalunga (Bolivia), Florencia Martinez (Argentina), Shuhei Matsuyama (Giappone), Tomoko Nagao (Giappone), Mahmoud Saleh Mohammadi (Iran), Jelena Vasiljev (Serbia) sono presenti nella piattaforma con i loro Atelier. Numerosi altri artisti che provengono da Svizzera, USA, Grecia, Germania, El Salvador, Nigeria, hanno aderito al progetto e nuove presenze saranno aggiornate in progress.

Milano e gli artisti stranieri. C’è chi dice “si, però…”.

Gli artisti hanno scelto Milano perché la considerano non una città ‘museo’ dove solo fruire di arte e cultura, ma una città ‘laboratorio’, incubatore d’arte, dove mettere a frutto i propri talenti e avviare o consolidare il proprio percorso professionale. Lo rivela la ricerca International Artists in Milan, a cura dell’Istituto di Ricerca Astarea, presentata il 9 marzo a Milano.

Trovano a Milano il giusto mix tra vivibilità e connessioni internazionali, ma al tempo stesso lamentano l’assenza di spazi e occasioni di incontro e confronto, di informazione, di valorizzazione del proprio lavoro al di fuori dei canali convenzionali dell’Arte contemporanea. Alcuni artisti la trovano una città cara e bloccata dalla burocrazia. Milano è considerata unì incubatore di creatività, un luogo di transito piuttosto che un luogo dove fermarsi a causa di difficoltà materiali e organizzative che non facilitano il riconoscimento e l’affermazione. Alcuni artisti contestano le scelte di molte gallerie private, basate su criteri di notorietà̀ e di rapporti personali piuttosto che sul merito o sull’innovazione creativa; l’assenza di spazi di incontro e di scambio; il coinvolgimento esile degli artisti da parte delle Istituzioni pubbliche locali, nel senso che gli astisti sono spesso invitati a promuovere eventi o progetti senza essere retribuiti.

Secondo l’artista giapponese Tomoko Nagao, Milano offre meno opportunità rispetto a Tokyo o Londra, città che hanno visioni a lungo termine e che fanno sistema con gli stakeholder dell’indotto. «Una galleria d’arte londinese è anche promotrice di workshop, di laboratori, di conferenze. In alcune «dice Tomoko» «c’è anche lo spazio per i bambini. E poi, qui a Milano, le gallerie d’arte private sono un veicolo pubblicitario per i gruppi che gli hanno acquistati».

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