Mediterraneo

I migranti in mare salvati dai droni

12 Marzo Mar 2015 1622 12 marzo 2015

Moas, un'organizzazione privata specializzata in pronto soccorso in mare, soccorre i barconi dei migranti attraverso droni che riescono a localizzare i barconi e mostrare in tempo reale i bisogni dei migranti.

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Moas, un'organizzazione privata specializzata in pronto soccorso in mare, soccorre i barconi dei migranti attraverso droni che riescono a localizzare i barconi e mostrare in tempo reale i bisogni dei migranti.

Prevenire le morti in mare fornendo assistenza ai migranti che attraversano il Mar Mediterraneo in condizioni molto precarie, su barconi privi di ogni dotazione di sicurezza. E’ la mission di Moas (Migrant Aid Offshore), una ONG con sede a Malta formata da operatori umanitari di varia nazionalità, esperti di sicurezza, da uno staff medico e da ufficiali di Marina. Si tratta della prima organizzazione privata messa in piedi per soccorrere i barconi dei migranti nel Mediterraneo, una sorta di primo intervento privato di soccorso in mare.

I vari interventi sono effettuati da ‘Phoenix 1’, un’ imbarcazione di 40 metri acquistata negli Stati Uniti dai coniugi Catambrone, (l’americano Christopher e l’italiana Regina Egle Liotta) dotata di personale altamente specializzato e super attrezzata con veri e propri droni che riescono a localizzare in tempi strettissimi i barconi e mostrare in tempo reale i bisogni dei migranti.

La decisione di dedicarsi al salvataggio della vita degli uomini e delle donne che cercano di arrivare in Italia via mare avvenne durante una crociera nel Mediterraneo. Mentre si trovavano sul ponte, Regina e Christopher segnalarono al capitano un giubbotto invernale in mare. Il capitano rispose che probabilmente la persona che lo indossava era morta in un’attraversata disperata.

A colpire la sensibilità dei Catambrone fu anche la visita di Papa Francesco a Lampedusa. Loro stavano preparandosi ad uscire dal porto con un'imbarcazione nel momento in cui il Papa parlava proprio di questo tema e richiamava tutti ad impegnarsi in prima persona per l’emergenza nel Mediterraneo.

«Non si può fare, lascia che se ne occupano le autorità. Mare nostrum sta funzionando», fu detto più volte a Cristopher quando nel 2013 cominciò a far circolare la voce del suo progetto. Il resto è storia. L’anno dopo, agosto 2014, Phoenix 1 era in mare. L’estate scorsa ha salvato 3000 vite.

Moas si sostiene tramite donazioni. Il budget di spesa è di 350 mila euro al mese. Per fronteggiare l’aumento di profughi durante i mesi estivi, Moas è attiva con una campagna di raccolti fondiper svolgere le attività di soccorso anche questa estate.

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