Stefano Bruno Galli
Intervista

«Salvini vs Tosi, dopo il Veneto ne resterà uno solo»

17 Marzo Mar 2015 1037 17 marzo 2015
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Stefano Bruno Galli è soprannominato Il "nuovo Miglio" e come lui è docente di Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche. Oggi è capogruppo del listino Maroni in regione Lombardia e con noi commenta lo scontro Salvini-Tosi: «Lo scontro era inevitabile, ora si giocano tutto»

C’è una finestra da dove la maionese impazzita della Lega Nord riguadagna una certa logica e una certa coerenza. Un senso figlio più che dell’analisi politica di quella politologica. Del resto Stefano Bruno Galli, prima di arrampicarsi al 19esimo piano del vecchio Pirellone da dove presiede il gruppo della lista civica “Maroni presidente”, è docente di Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche all’Università di Milano. Grande studioso di Gianfranco Miglio a cui da anni deve l’appellativo di “nuovo Miglio” e la cui opera sta rivisitando con la curatela di una piccola collana dedicata proprio ai testi dello scienziato della politica e ideologo della prima Lega bossiana (editore: Guerini e associati), Galli si definisce un “autonomista radicale”. E lo è per davvero.

La Lega di oggi però è tutto fuorché autonomista, gli ammiccamenti al nazionalismo in salsa Casa Pound sono stati uno degli ingredienti della polemica Salvini-Tosi. Che fine ha fatto il suo Miglio in tutto questo?
Miglio sosteneva che bisogna demolire il Paese per ricostruirlo su nuove basi, pensava a una penisola divisa in tre grandi aree omogenee. A me pare oggi divisa in quattro macroregioni: il Nord, separabile in Nord-Ovest e Nord-Est, il Centro e il Sud. È sotto gli occhi di tutti. Questa dovrebbe essere la premessa della riforma costituzionale. Ma così non è. E la riforma costituzionale fa acqua da tutte le parti. Si cancellano quasi tutte le competenze alle regioni e si istituisce il senato delle autonomie: ciò vuol dire riportare il regionalismo sotto il controllo del più ottuso e ferreo centralismo. Si crea un senato non elettivo cui però si lasciano competenze legislative importanti (per esempio sulla revisione costituzionale sulle autonomie locali). Ma chi esercita il potere legislativo, ce lo insegna la dottrina, deve rispondere direttamente agli elettori. Tutto questo prima che la commissione che sta rivedendo la pianta amministrativa della penisola abbia finito il suo lavoro. Basta questo per capire il pasticcio in cui ci stiamo cacciando.

D’accordo, ma che c’entra questo con la Lega?
C’entra, perché se la riforma costituzionale è questa si apre uno spazio politico assai vasto, una prateria per l’autonomia e il decentramento funzionale.

Sarà, ma Salvini oggi sembra più attirato da chimere nazionaliste tanto da rifarsi esplicitamente alla Le Pen...
Iniziamo col dire che anche nella manifestazione di Roma, Salvini ha parlato di Italie al plurale, come ricchezza e valorizzazione delle diversità, non di Italia. Poi non dimentichiamo che Salvini ha un obiettivo privilegiato: quello di rastrellare voti. Quando è arrivato lui la Lega alle europee rischiava da stare sotto lo sbarramento del 4%. Oggi il panorama è molto diverso. Un risultato raggiunto grazie anche alla presenza di Salvini in tutte le periferie e dovunque ci fosse un problema sociale. Sono certo che una volta consolidato il consenso, i temi del federalismo e dell’autonomismo torneranno in cima alla sua agenda politica. L’ha detto più volte.

Salvini promosso, quindi. E Tosi?
Visto come si sono messe le cose non aveva alternative. Certo che ora il gioco si fa duro. Per entrambi la partita del Veneto è decisiva. C’è un antico e mai ricomposto conflitto tra Liga Veneta e Lega Lombarda: i veneti hanno conquistato il primo parlamentare, all’inizio degli anni 80, ma poi si son dovuti arrendere alla leadership di un fuoriclasse come il Bossi delle origini.

I ben informati dicono che i numeri sono più o meno questi: Zaia in vantaggio di 14 punti sulla Moretti. Tosi però da solo vale circa il 10%. Chi vince?
Molto dipenderà anche dalla legge elettorale. Se passa l’emendamento che introduce il doppio turno in Veneto, il centrosinistra guadagna molte possibilità. Anche perché Renzi sosterrà personalmente la campagna elettorale della Moretti e qualche punto percentuale lo sposterà di sicuro. Sarà molto interessante osservare da che parte si collocherà il blocco sociale dei piccoli produttori e il popolo delle partite iva, un tempo protagonisti della celebrata “Locomotiva del Nord-Est”, oggi stremati dalla crisi. Sono loro l’ago della bilancia.