Dilemmi

Il crowdfunding uccide le raccolte fondi?

3 Aprile Apr 2015 1021 03 aprile 2015

Le mobilitazioni diffuse piacciono perché permettono al donatore di raggiungere direttamente i destinatari, saltando le associazioni, sentite come intermediari. Ma è vero? E come rispondere?

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Le mobilitazioni diffuse piacciono perché permettono al donatore di raggiungere direttamente i destinatari, saltando le associazioni, sentite come intermediari. Ma è vero? E come rispondere?

Comodo, veloce, e soprattutto dritto allo scopo, senza intermediari nè costi di gestione. E' il crowdfunding, il metodo di raccolta fondi "diffuso" basato sul web che sta conquistando sempre più estimatori, tanto da portare molti a chiedersi: il suo successo rischia di mettere a rischio la sopravvivenza stessa delle charity? La domanda se la sono posta in Canada, dove ha fatto parecchio scalpore, lo scorso febbraio, il caso di un bambino di tre anni di Toronto uscito di casa da solo e ritrovato morto assiderato dopo frenetiche ricerche che hanno mobilitato tutta la città. L'emozione è stata tale che una campagna di crowdfunding, partita per coprire le spese del funerale del piccolo, ha raccolto in poco tempo 170mila dollari. Quanto ci avrebbe impiegato una tradizionale campagna portata avanti da un'associazione? E soprattutto: avrebbe avuto lo stesso successo?
Un numero crescente di donatori preferisce il crowdfunding perchè elimina gli intermediari e sostiene direttamente le cause, ha scritto il giornalista di The Toronto Star Tim Alamenciak nel suo blog. La filantropia sta cambiando rapidamente grazie al crowdfunding - prosegue l'articolista - strumento che potrebbe rappresentare sia un pericolo che un'opportunità per il non profit. Il pericolo è proprio l'attrattiva che rappresenta per i donatori, convinti di raggiungere più facilmente l'obiettivo e soprattutto di non contribuire alle tante spese accessorie (personale, struttura, marketing) che inevitabilmente un'associazione si trova a fronteggiare. L'opportunità, sempre secondo l'articolo, è quella di copiare le strategie vincenti del crowdfunding e importarle nelle campagne di raccolta fondi tradizionali: far sentire al donatore che quanto darà avrà un impatto diretto sulle vite di tanti, che farà la differenza, che andrà dritto allo scopo e che il donatore farà attivamente parte del cambiamento.
Il crowdfunding rappresenta ancora una piccola parte del fundraising in Canada, dove il totale delle donazioni al terzo settore è arrivato nel 2013 a 12,8 miliardi di dollari, mentre i miliardi mossi dalle piattaforme di crowdfunding sono stati 5 in totale e per le cause più diverse, dalle vacanze alle borse di studio, non certo a favore delle charity. Ma secondo le stime della società di consulenza finanziaria Hewitt and Johnston Consultants il 12 per cento dei nati tra il 1981 e il 1995 ha donato almeno una volta via crowdfunding e il 43 per cento intende farlo in futuro.

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