La novità

Ecco il gioco che sconfigge la pena di morte

8 Aprile Apr 2015 1941 08 aprile 2015

Si chiama "Precious: la cosa più preziosa", è un gioco di simulazione creato con il supporto di Amnesty international che entra nel cuore dei condannati e può permettere loro di tenere viva la speranza. Viene presentato l'11 e 12 aprile al Festival "Play" di Modena

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Cappio
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Si chiama "Precious: la cosa più preziosa", è un gioco di simulazione creato con il supporto di Amnesty international che entra nel cuore dei condannati e può permettere loro di tenere viva la speranza. Viene presentato l'11 e 12 aprile al Festival "Play" di Modena

Decine di pagine di informazioni sulla pena di morte e ritratti di condannati si intrecciano a un’articolata e complessa meccanica di gioco, che permette ai partecipanti di calarsi in una realtà ancora legale in circa un terzo dei paesi del mondo: tutto questo è Precious: la cosa più preziosa, il gioco di simulazione che Iacopo Frigerio, Gabriela Rotoli e Corrado Buttinelli hanno realizzato per Coyote Press insieme ad Amnesty International, e che sarà presentato a Modena in un seminario sulle potenzialità educative del giocare, nell’ambito dell’edizione 2015 di Play  - Festival del gioco, che si tiene l'11 e 12 aprile 2015. Si gioca mettendosi nei panni di chi attende l’esecuzione della pena capitale, ma anche degli attivisti che cercano di avviare campagne e moratorie per salvare i condannati. C’è anche un personaggio, il “giustizialista”, che invece rappresenta chi ritiene che la pena di morte sia, in alcuni casi, una punizione adatta e opportuna, e che giocherà con lo scopo di mettere in luce la crudeltà del condannato, e possibilmente, portare alla sua esecuzione.

Il primo germe del gioco, pubblicato nel 2014, era nato due anni prima, quando i creatori di “Precious” decidono di partecipare a “Game Chef”, un contest per lo sviluppo di giochi che per quell’anno ha come tema “Last chance”. Il regolamento chiede di creare giochi da “giocare una volta sola”, immaginando che il mondo “stia per finire”: niente di più simile a quanto accade a un condannato a morte che si gioca la grazia. Nel sistema di gioco il protagonista/condannato vive gli ultimi giorni prima dell’esecuzione e può cercare di salvarsi rievocando fatti e momenti della propria storia insieme. Una “liturgia della parola” - così si chiama questa parte del gioco - che potrebbe portare alla salvezza. Ma al protagonista, a differenza di Sharazad delle Mille e una notte, non basterà la forza del racconto per riconquistarsi la vita.

A decidere la sua sorte è una dinamica in parte casuale, e in parte basata sugli incontri con gli altri personaggi: l’“attivista” che tenterà di salvarlo, il “giustizialista” che invece ne metterà in luce orrori e malefatte, e il “cronista” incaricato di rimanere imparziale. “Precious” va giocato a lume di candela, la stessa che, circondata dal filo spinato, rappresenta da quasi cinquant’anni le battaglie di Amnesty International per i diritti, e che nel gioco dà il senso del tempo che passa, rendendo sempre più urgenti le scelte sulla vita o sulla morte del condannato.