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I dati

Startup innovative a vocazione sociale: in Italia sono due

8 Aprile Apr 2015 1242 08 aprile 2015
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Appena lo 0,05% del totale delle start up censite dall'ultima rilevazione di Unioncamere. Un apparente flop che ha tre possibili spiegazioni

Due, pari allo 0,05%. Tante sono le start-up a vocazione sociale rispetto al totale delle start-up innovative (3.713). A rilevarlo è l’ultimo censimento elaborato dal Registro delle imprese di Unioncamere (vedi elenco allegato). I due pionieri sono entrambe due srl. La prima è la Nano Tech Project di Sant’Angelo in Vado attiva nell’ambito del settore ricerca e sviluppo, la seconda si chiama Pedius, è stata registrata nel comune di Roma e si occupa di telecomunicazioni.

Ma come si spiega un risultato così esiguo a quasi tre mesi dall’introduzione della nuova procedura per il riconoscimento delle startup innovative a vocazione sociale introdotta lo scorso 21 gennaio? Sostanzialmente le ragioni sono tre: la prima dipende dal fatto che il nuovo meccanismo ha di fatto azzerato al vecchia procedura (che per la verità non aveva prodotto risultati rilevanti avendo generato appena 65 nuove imprese), e quindi si è dovuto ripartire da zero. La seconda probabilmente è da addebitare a un deficit comunicato da parte del Ministero dello Sviluppo (in foto il ministro Federica Guidi) che non è riuscito a coinvolgere un numero sufficiente di soggetti interessati ad avviare una procedura sulla carta più elastica e descrittiva della precedente. Terzo ostacolo, infine, la farraginosità dei meccanismi di trasmissione dei dati dalle camere di commercio locali, al sistema centrale di Unioncamere. È possibile, quindi, anche se non dimostrato, che in giro per l’Italia ci siano (poche) altre start-up innovative a vocazione sociale, già registrare, ma non ancora censite. Almeno questo è quello che si augurano al Mise.

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